sabato 6 febbraio 2016



La accordatura aurea o scientifica si riferisce a una speciale intonazione, storicamente impiegata in alcuni teatri e corti europee, che fissa il la centrale a 432 Hz (hertz). Con i rapporti tra le note determinati in base al temperamento equabile, il do centrale risulta intonato a 256,87 Hz, anziché ai circa 261,62 Hz dell'intonazione standard (con il la a 440 Hz). Se invece si utilizza l'antica scala pitagorica, il medesimo do risulta alla frequenza di 256 Hz.






Il do a 256 Hz è adottato anche in alcuni documenti scientifici per comodità di calcolo: la frequenza dei do di tutte le ottave risulta una potenza di 2 (utile a fini computazionali)[1].
Secondo alcuni, la musica suonata secondo l'accordatura aurea (con il do a 256 Hz) porterebbe benefici misurabili alla salute degli ascoltatori[2]Molti promotori affermano che esista una relazione tra la centratura a 432 Hz e il fenomeno della risonanza di Schumann[senza fonte].
Tuttavia si deve considerare che, con il do centrale a 256 Hz, un'accordatura basata sul temperamento equabile porta ad avere il la intonato a:
256\,\text{Hz} \times 2^{9/12} = 430{,}54\,\text{Hz}
(non a 432 Hz), mentre solo l'uso della scala pitagorica fornisce:

Posted on 19:39 by Informazione Consapevole

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twitter-app
Di Giuseppe Migliorino

Entro pochi giorni, Twitter lancerà un nuovo servizio che avvicina questo social network a Facebook, visto che la timeline sarà completamente rivoluzionata.
Con la nuova timeline, alcuni tweet non saranno più visualizzati in ordine cronologico, visto che un inedito algoritmo già in fase di test li selezionerà in base ad altri parametri.






 Questo significa che dalla prossima settimana, salvo sorprese, la nostra timeline non mostrerà più i tweet in ordine cronologico, ma in base all’importanza, alle condivisioni e ai nostri interessi. Insomma, un po’ come avviene già su Facebook, vedremo prima i tweet che potenzialmente possono interessarci di più, e poi tutti gli altri. Prima i tweet rilevanti, senza ordine cronologico.

Posted on 15:22 by Informazione Consapevole

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venerdì 5 febbraio 2016


Di Salvatore Santoru

La Seconda Guerra Mondiale è stata la guerra più sanguinosa del Novecento ed essa è stata accompagnata da immani tragedie.
Sull'argomento molto è stato scritto e più o meno tutti conoscono i fatti principali che la interessarono.
Nel video,originariamente caricato dallo youtuber "Silverbrain", vengono elencati dieci fatti che invece sono relativamente poco conosciuti.

Buona visione

Posted on 17:34 by Informazione Consapevole

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giovedì 4 febbraio 2016

Di Davide Algeri
Si chiama ansia sociale o fobia sociale e consiste che un’intensa paura che si prova nel manifestare segnali di imbarazzo, disagio o stati d'ansia in situazioni in cui si è esposti pubblicamente. Di seguito cercherò di spiegare come funziona e come si manifesta, concludendo con tre utili esercizi per cominciare ad affrontare e superare gradualmente la paura degli altri.
A differenza della comune timidezza, che rappresenta un normale tratto del carattere di cui la persona si vergogna, ma che riesce in genere a superare, la fobia sociale è caratterizzata daattacchi di ansia così forti da rendere complicata e a volte impossibile la vita sociale, affettiva, relazionale e lavorativa di una persona, fino ad arrivare a manifestarsi, in alcuni casi, conattacchi di panico.
Chi ne soffre tende a sviluppare una sorta di ansia anticipatoria che porta ad evitare il più possibile le interazioni con gli altri per paura di entrare in intimità, perché preoccupato (o convinto) di non essere all'altezza, di imbarazzarsi, di non sapere cosa dire o fare e per questo pensa (o sa già) che sarà giudicato come ridicolo, incapace, inadeguato o stupido.
La paura degli altri e gli stati d'ansia ad essa connessi, porteranno così ad interagire il meno possibile creando una "corazza", che se da un lato proteggerà dallo stato di agitazione e dal senso di inadeguatezza, dall'altro non permetterà di affrontare le proprie paure, ingigantendole e rendendo sempre più soli e isolati.
Le situazioni o le azioni più temute in genere sono:
  • Parlare in pubblico
  • Colloqui di lavoro
  • Fare o accettare complimenti
  • Scrivere o firmare in pubblico
  • Incontrarsi con persone sconosciute, del sesso opposto o da cui sono attratte
  • Guardare negli occhi la gente
  • Suonare uno strumento musicale o cantare
  • Iniziare una conversazione
  • Essere presentati ad altre persone
  • Realizzare e ricevere chiamate telefoniche o aprire la porta al suono del campanello
  • Esprimere le proprie opinioni
  • Mangiare o bere in presenza di altre persone
  • Andare alle feste
  • Parlare in un gruppo piccolo
  • Essere in spazi chiusi dove c'è gente
  • Parlare con persone di autorità

Quali sono i comportamenti (disfunzionali) che vengono utilizzati per vincerla?

Esistono alcuni test per misurare l'ansia sociale, ma in genere chi ne soffre, come in parte anticipato tende a:
  • sforzarsi di essere spontaneo o diverso da ciò che è, finendo risultare goffo e inadeguato (profezia che si autoavvera);
  • reprimere l'espressione delle proprie emozioni, in modo da non entrare in intimità con l'altro;
  • evitare le situazioni che gli creano paura, finendo per ingigantire il problema;
  • abusare di alcolici, droghe per entrare in relazione;
  • assumere farmaci.

Tre esercizi per combattere la paura degli altri

I seguenti esercizi non hanno un valore terapeutico in quanto é necessaria la guida di un terapeuta per testarne appieno l'efficacia, specialmente nei casi considerati cronici. Possono peró essere d'aiuto in tutti quei casi in cui si é da poco sviluppato un problema, per evitare che questo peggiori nel tempo.
I ESERCIZIO: parlare lentamente
Un'utile strategia per iniziare ad affrontare l'ansia di parlare in pubblico consiste ad esempio nell'esercitarsi pazientemente e costantemente 10 minuti al giorno per almeno tre settimane, cercando di parlare lentamente, in modo da percepire la differenza rispetto a prima. Una volta fatto ciò lo step successivo consisterà nel mettere in pratica per almeno un'altra settimana l'esercizio con un parente o amico prestando attenzione alle reazione nell'altro e alle proprie. A questo punto l'ultimo step consisterà nell'utilizzare la tecnica con i colleghi di lavoro e infine con estranei. Invito a provarla e valutarne gli effetti.
II ESERCIZIO: imparare l'arte di improvvisare
Provate almeno una volta al giorno per circa due settimane, a fare una piccolissima cosa senza pensarci, in maniera impulsiva e cercando di non preoccuparvi di quello che potrebbero pensare gli altri. E' importante che sia una cosa molto piccola. Provate a farlo e valutatene gli effetti.
III ESERCIZIO: mostrarsi in parte
Un terzo esercizio, utile per fare i conti sempre gradualmente con la propria ansia, consiste nel provare giornalmente a svelare le piccole debolezze e/o piccole emozioni, positive o negative, che si provano al momento, mentre si è al lavoro, a casa con i propri familiari, con un'amico (ad es. Mi sento un pò triste..., Ho qualche difficoltà a far questo, etc..). Anche questo esercizio è utile farlo per almeno 2 settimane da una a più volte al giorno e verificarne gli effetti.

Posted on 23:39 by Informazione Consapevole

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L'intelligenza collettiva, così come descritta da Tom AtleeDouglas EngelbartCliff JoslynRon Dembo ed altri teorici, è un particolare modo di funzionamento dell'intelligenza che supera tanto il pensiero di gruppo (e le relative tendenze al conformismo) quanto la cognizione individuale, permettendo a una comunità di cooperare mantenendo prestazioni intellettuali affidabili. In questo senso, essa è un metodo efficace di formazione del consenso e potrebbe essere considerata come oggetto di studio della sociologia.
Un altro pioniere dell'intelligenza collettiva è stato George Pór, autore nel 1995 di The Quest for Cognitive Intelligence. Egli ha definito questo fenomeno come "la capacità di una comunità umana di evolvere verso una capacità superiore di risolvere problemi, di pensiero e di integrazione attraverso la collaborazione e l'innovazione".

Posted on 18:03 by Informazione Consapevole

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Di Rocco Berloco
Quando si ha un pensiero il nostro cervello produce una sostanza chimica che viene definita neuropeptide; quando una cellula del cervello vuole comunicare con un’altra produce un neuropeptide che si attacca alla cellula ricevente e viene inglobata in essa.





 Il nostro sistema immunitario è composto da monoliti, cellule che hanno recettori per i neuropeptidi, questo significa che il nostro sistema immunitario intercetta i nostri pensieri, e molto spesso le cellule immunitarie producono neuropeptidi.
Quindi c’è una grande connessione tra il pensiero e la salute, e possiamo dire che pensiamo con il corpo.
La mente non è solo nel corpo, per esempio quando ci rilassiamo tutto il nostro organismo produce sostanze benzodiazepinico-simile ma senza effetti collaterali, e quando siamo nervosi tutto il nostro corpo produce sostanze eccitatorie, non solo le surrenali.
Quando stiamo bene il nostro organismo produce immunomodulatori molto potenti e questo aumenta le barriere immunitarie. Le cause delle nostre felicità possono essere diverse, ma in ogni caso ci produrranno serenità e questa serenità si trasmette al nostro sistema immunitario, e quindi aumenta la nostra salute. Sono stati individuati circa 50 neurootrasmettitori che il nostro cervello può produrre su richiesta di un pensiero o di un’immagine mentale, una di queste per esempio è un antidolorifico 50 volte più potente della morfina, questo ci spiega perché in battaglia i soldati sopportano senza batter ciglio stimoli dolorifici estremamente alti, che in contesti differenti nessuno riuscirebbe a sopportare.
O ancora per esempio alcuni ricercatori di Bolder, Colorado, hanno dimostrato come le emozioni positive fanno salire i livelli di DHEA (un ormone che favorisce il rinnovamento cellulare e combatte lo stress) e di IgA (anticorpi), mentre le emozioni negative provocano la riduzione di entrambi.
Si pensa che una persona normale produca circa 60000 pensieri ogni giorno, di cui il 90% di essi sono uguali a quelli del giorno precedente. Questo significa che si creano continuamente gli stessi modelli psico-energetici.
In altre parole se siamo legati a dei Modelli Cognitivi Limitanti questi sono il nostro vivere quotidiano e limitano oltre il nostro umore, anche le nostre capacità psico-fisiche ed il nostro stato di salute in senso lato.

Facciamo qualche esempio.
Basta pensare ai Giochi Olimpici: un tempo si pensava che fosse impossibile percorrere un miglio in 4 minuti. Nessuno riusciva a farlo e numerose teorie di ordine pseudo-scientifico avvaloravano questo Modello Cognitivo Limitante. Dopo che nel 1987 Roger Bannister riuscì nell’impresa dopo di lui un intero gruppo di persone ottenne lo stesso risultato, e lo stesso si può dire con i 100 metri in meno di dieci secondi e quando nel 1992 Carl Lewis ottenne il risultato nella stessa gara sei atleti abbatterono la barriera.
modelli cognitivi limitanti non sono innati, vengono generati da noi e da noi vengono trasmessi. Prendiamo i bambini, nascono senza eppure noi riusciamo a condizionarli, a modificare le loro convinzioni.
Per esempio in India quando si vuole addestrare un elefante, lo si prende da neonato e lo si lega ad un albero con una grande catena. A mano a mano che cresce, la catena viene sostituita con una corda sempre più esile, fino a quando da adulto viene tenuto legato all’albero solo da una striscia di carta, eppure l’elefante non va via perché sa di essere legato ed imprigionato e di non poter scappare,
Un altro esempio possono essere le pulci. Gli addestratori mettono gli animaletti in un barattolo di vetro coperto e lasciano che esse saltino per diverso tempo facendo toccare il coperchio, dopo che le pulci hanno appreso tutto ciò si toglie il coperchio ed esse continuano a saltare alla stessa altezza, convinte che ci sia ancora il coperchio a limitarle.
Le correlazioni tra mente e corpo vanno oltre: nel 1980 all’Università dell’Ohio al termine di uno studio sul colesterolo fu evidenziato che ad un piccolo gruppo di conigli, nutriti con la stessa dieta ipercolesterolizzante, non si erano modificati i parametri di colesterolo come era successo agli altri. Dopo aver analizzato tutti i parametri tra i vari gruppi di cavie ed aver notato che non sussisteva alcuna differenza, si scoprì che quelli restati sani erano affidati alle cure di un operatore che prima di dare loro il cibo li accarezzava e li baciava e che ci giocava insieme anche fuori dell’orario lavorativo.
Una delle pubblicazioni fondamentali in quest’ambito è stato Type A behavior and your heart(il comportamento del tipo A ed il cuore) scritto da due medici: Meyer Friedman e Ray Rosnman, entrambi specializzati in cardiologia. Essi hanno evidenziato un tipo di personalità, che hanno definito Tipo A caratterizzata da impazienza, irritabilità, eloquio rapido, aggressività, ambizione, autoritarismo.
Questo soggetto è un drogato da lavoro, uno che non si rilassa nemmeno quando gioca con i figli, uno che cerca di fare quante più cose nel minor tempo possibile. Il suo motto è “power lunch” (nutrirsi di potere).
L’elemento preponderante di questo tipo di personalità è l’ostilità, un’ostilità a 360 gradi che si rivolge a tutto e a tutti e che trae la sua linfa vitale dalla scarsa fiducia nella natura umana e nei suoi propositi, e su erronee affermazioni profetiche che puntualmente si avverano, in una parola su modelli cognitivi limitanti. I due medici dopo un attento studio hanno evidenziato che questo soggetto di tipo A evidenzia un rischio più elevato di contrarre patologie cardiache mortali.
Il lavoro del dott Wiliams della Duke University conferma questa ipotesi, individuando nell’ostilità il vero elemento destabilizzante della personalità di tipo A e cogliendo la verità statistica che il 70% dei soggetti di tipo A con marcata ostilità presentavano placche ateromasiche in uno studio che riguardava 400 persone catalogate di tipo A. Ma anche altri recenti studi individuano un’incidenza 6 volte maggiore di infarto miocardio in soggetti con elevati tassi di ostilità.
Restando in campo di malattie cardiache riportiamo uno studio del Dipartimento della sanità del Massachussets che riguardava i fattori di rischio per le malattie cardiocircolatorie degli abitanti dello stato. Si è evidenziato che il 50% dei cardiopatici non ha fattori di rischio quali fumo, ipertensione, diabete, obesità; e che nel 50% dei casi il primo disturbo al cuore è stata anche causa di morte.
Anamnesticamente, avendo già esclusi i classici fattori di rischio, sono stati evidenziati due aspetti comuni: la disaffezione al lavoro e la bassa autostima.
Altri studi importanti sono quelli del dott. James Lynch della facoltà di medicina dell’università del Maryland a Baltimora che ha dimostrato che tra le persone che vivono sole c’è una più alta incidenza di morte prematura ed anche correlazioni tra il cancro e l’isolamento, e statistiche interessanti sui tumori vengono anche dalla dott.ssa Joan Borisenko della facoltà di medicina dell’università di Harvard e dal dott. Richard Schellelle dell’università del Texas.
La prima ha evidenziato interessanti correlazioni tra l’aumentata incidenza di tumori in persone con un insoddisfacente rapporto con i genitori, il secondo come la depressione raddoppi la possibilità dello sviluppo del cancro. Ma volendo possiamo citare ancora un alto numero di studi che mettono in relazione il crescente numero di casi di tumori in soggetti con importanti stress emotivi quali pensionamento, morte di un compagno, abbandono dei figli, rabbia repressa, e quest’ultima sembra aver un ruolo fondamentale nella patogenesi del carcinoma mammario.

Posted on 15:39 by Informazione Consapevole

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mercoledì 3 febbraio 2016

Se sei ansioso di trovare il tuo scopo nella vita? Poniti queste domande e lo scoprirai:
1. Che cosa mi piaceva fare quando ero bambino?
2. Se avessi un solo desiderio da esprimere al genio della lampada, quale sarebbe?
3. Dove mi sento più felice?
4.  Chi mi porta gioia e mi fa sentire amato e sostenuto?
5.  Che cosa apprezzo di più delle altre persone e vorrei vedere in me stesso?
6.  Quando mi sento più felice?
7.  Quale ispirazione, idea, o visione continua ad essere presente dentro di me?
8.  Quando perdo la nozione del tempo?
9.  Chi mi ispira con la sua passione e scopo di vita?
10. Per cosa vorrei essere riconosciuto?
11.  Se potessi fare qualcosa per il mondo senza preoccuparsi di tempo, denaro, o restrizioni di energia, cosa farei?
12. Quando mi sento in pace?
13. Se sapessi che mi è rimasto un anno di vita, che cosa dovrei fare, e come vorrei essere ricordato?
14. Quando mi sento più autentico? Che cosa sto facendo? Con chi sono?
15. Quale messaggio il mio sé futuro ha per me?
16. Dove va la mia mente quando sogno ad occhi aperti?
17. Come mi voglio sentire?
18. Che cosa non funziona nella mia vita?
19. Quando mi sento felice e libero?
20. Cosa faccio con più naturalezza e senza sforzo?
21. Di cosa ho bisogno al momento presente nella mia vita?

Posted on 23:30 by Informazione Consapevole

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Di Marco Trevisan
Traguardo: ritrovare la sicurezza
Paura: di essere sfruttato e calpestato
Risposta al drago/problema: impotenza, desiderio d’essere salvato, accondiscendenza cinica
Compito: analizzare a fondo il dolore e la delusione ed essere aperto a ricevere l’aiuto dagli altri
Dono: interdipendenza, empatia, realismo
Mitologia: Caino
Favola: Piccolo Principe
Lato ombra: cinismo, insensibilità , masochismo o sadismo; usare il ruolo della vittima per sfruttare l’ambiente. Abbandono, tradimento e autotradimento.

L’orfano


L’archetipo dell’orfano si sperimenta nel momento in cui la speranza e la fiducia riposta negli altri viene tradita.
Le vicende possono essere molteplici: il tradimento di un’amicizia, di un amore, le autorità chenon difendono i più deboli, l’imprenditore che ottiene
lauti guadagni con meccanismi mafiosi arrecando danni alle altre aziende invece di competere in modo sano e costruttivo, ecc.
Ogni qual volta vi è un tradimento o un ingiustizia si attiva l’archetipo dell’orfano il quale ha il compito di mostrare le parti più meschine del mondo senza ignorarle, come farebbe l’innocente.
Vedere il mondo attraverso le ingiustizie subite serve a rendere l’uomo più forte e coraggioso, attraverso questa esperienza l’uomo impara a riconoscere e a difendersi dal male.
L’uomo nel suo percorso di vita è pieno di esperienze orfanizzanti, dalle prese in giro dei compagni di scuola, ai tradimenti degli amori adolescenziali, agli stage di sei mesi gratuiti con promesse di assunzioni mai avvenute.
Quando queste esperienze non vengono comprese ed elaborate e perdurano nel tempo, nasce nell’individuo uno sorta di pessimismo, non crede più nei propri sogni, nella giustizia e tanto meno nell’amore
L’orfano è non solo colui che si sento solo, ma anche colui che non essendo più in gradi di fidarsidel prossimo non sa ricevere e chiedere aiuto l’aiuto degli altri nei momenti difficili.
E’ di fondamentale importanza invece che l’orfano attraverso le esperienze dolorose da lui provate impari a scegliere ambienti e persone con i quali condividere il proprio essere, e a riporre lafiducia negli altri.
Altro aspetto molto importante per l’orfano è di chiedere al proprio io di caricarsi della sofferenza subita per comprendere e capire chi si è veramente per quanto possa far male.
La ferita ha il compito di mettere a nudo l’uomo per farlo crescere e maturare, se l’io rifiuta questo processo creerà una falsa immagine per non elaborare la ferità, la quale creerà conflitto ecomplessi.
Per questo è importante vivere e accettare le esperienze vissute in tutta la loro totalità.

FONTE:http://www.libero-arbitrio.it/archetipi/archetipo-orfano-significato-archetipico/

Posted on 21:43 by Informazione Consapevole

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martedì 2 febbraio 2016

foto_articolo

Di Luciana Mologni

Con l’espressione “simbolo” si indica l’insieme di segni che rappresentano e mettono in particolare evidenza aspetti importanti. La parola simbolo deriva dal greco sun-ballein che significa mettere insieme, unire. Anche la parola Yoga  ha come significato unire ma è pure simbolo di posizioni come nel Hata Yoga o come nelle posture della ginnastica Pilates. In realtà qualsiasi cosa su qualsiasi piano è una creatura esistente: in ultima analisi la possiamo ritenere il pensiero pensato da Dio, cioè il pensiero dello Spirito, della coscienza suprema; noi stessi siamo il sogno di Dio, cioè siamo simboli nati da una volontà di essere. Hegel distingue il simbolo dal segno perché mentre  il contenuto del segno è del tutto diverso dalla sua rappresentazione, nel primo caso invece il contenuto è simile alla sua espressione simbolica.










 Il linguaggio simbolico è universale e permette di unire la conoscenza interiore con quella esteriore.  All’inizio della sua storia sulla Terra l’uomo primitivo si esprimeva con parole che erano simili a versi  e urla incomprensibili, ma sapeva disegnare: i “graffiti” che troviamo nelle grotte sono i primi simboli, datati migliaia di anni fa. L’esistenza di graffiti nel paleolitico superiore è confermata da una recente scoperta avvenuta in Egitto nel villaggio di Qurta, a circa 640 km a sud del Cairo. Alla stessa epoca appartengono i graffiti della Val Camonica, che costituiscono la collezione più ampia di arte rupestre in Europa, mentre i graffiti rupestri di Alta, nella contea di Finnmark, in Norvegia, sono databili tra il 4200 a.C. ed il 500 a.C. Numerosi esempi di graffiti ci sono giunti dall’antichità: come ad esempio nella Valle dei Re in Egitto. I geroglifici, come quelli di queste iscrizioni, rivestono talvolta un’importanza storica immensa.  foto_articolo  Ancora oggi  troviamo graffiti e murales (che non sono altro che l’evoluzione  dei primi simboli, generalmente rupestri)  sui muri delle case, sui ponti ma anche come ornamento in qualche residenza o come segno di ribellione ad un potere oligarchico. Quello che nel passato era  probabilmente un modo di comunicare, oggi è segno del malessere e della insoddisfazione di una generazione al limite dei valori primari.  I simboli proteggono la loro essenza e  si rivelano nel quotidiano,  in politica e  nelle religioni: sono ovunque, sono eterni.  Il simbolo parla direttamente all’anima dell’uomo, senza schermi. Il linguaggio del simbolo si rivolge direttamente all’inconscio, alla parte destra del cervello. Il simbolo va oltre la parte razionale e analitica, il messaggio va direttamente al cuore; i simboli vivono nell’anima, oltre i limiti culturali, oltre le strutture mentali e le abitudini. Anche il corpo umano  è un simbolo, è il mezzo attraverso il quale ci esprimiamo e comunichiamo con il mondo: può essere considerato come il contenitore dell’anima o gli si può attribuire un’ importanza ancora maggiore, ovvero può essere identificato con “la Persona” stessa.  Attraverso il nostro portamento ci manifestiamo con degli atteggiamenti  o segni che definiscono quello che realmente siamo. Il corpo umano parla per simboli a chi li sa decifrare. Saper decifrare i simboli nei sogni, saper cogliere il significato che essi celano, significa ricavare dalle possibilità che la Vita ci offre attraverso l’esperienza, un’opportunità preziosa di conoscenza e trasformazione. Ad esempio: se sogno un mare in tempesta significa che dall’inconscio sta emergendo rabbia e desiderio di rivalsa; il mare calmo, fa prevedere   una prossima ricorrenza felice o può indicare che le nostre emozioni sono tranquille ecc…

FONTE:http://www.yogavitaesalute.it/2012/11/02/sogni-e-simboli-2-7662.html

Posted on 16:29 by Informazione Consapevole

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lunedì 1 febbraio 2016


Di Rinaldo Cilli

Il professor Joan Vaccaro, della Griffith University (in Australia) ha presentato una nuova teoria che potrebbe spiegare il perchè della differenza tra e il futuro e il passato. Secondo i suoi calcoli, infatti, certi fenomeni quantistici (come le particelle subatomiche conosciute come mesoni K e B) sollevino il velo della differenza tra il tempo e lo spazio, indipendentemente da dove terminano le leggi della fisica. “Gli esperimenti effettuati sulle particelle subatomiche degli ultimi 50 anni dimostrano che entrambe le direzioni del tempo non vengono trattate allo stesso modo dalla natura. In particolare, il comportamento delle particelle subatomiche chiamate mesoni K e B è leggermente diverso a seconda della direzione del tempo“, afferma lo scienziato citato dal portale IFL Science.








Lo studio fornisce una spiegazione piuttosto dettagliata sull’origine della dinamica ed è stato di recente pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society. Vaccaro ha inoltre tentato di calcolare le equazioni della meccanica quantistica in modo che la conservazione della massa non sia il fattore determinante dell’Universo e ha scoperto che il comportamento del tempo e dello spazio era identico a quella fase. Inoltre lo scienziato sostiene che se la simmetria viene violata, le equazioni diventano quelle che discrivono il nostro Universo e la legge di conservazione della massa sorge naturalmente dalla teoria. “Il tempo ci trascina sempre verso il futuro – sostiene Vaccaro – tuttavia, man mano che andiamo avanti, esso svolge sempre una sorta di movimento di ritorno ed è proprio questo che voglio misurare con l’ausilio dei mesoni K e B”.


Posted on 14:38 by Informazione Consapevole

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