lunedì 1 settembre 2014


Un bar, due persone. Sul tavolo una Coca Cola, una Fanta, un po’ di patatine Pringles e un cornetto Algida. Una scena come tante in Italia e nel mondo. In realtà quelle due persone stanno consumando quattro prodotti alimentari che sono controllati solamente da dieci multinazionali. Secondo Oxfam International, una confederazione di 17 organizzazioni non governative che si batte per risolvere il problema della fame nel mondo, la gran parte dei prodotti che arriva negli scaffali dei supermercati di tutto il pianeta appartiene a 10 multinazionali: Associated British Foods (ABF), Coca-Cola, Danone, General Mills, Kellogg’s, Mars, Mondelez Internatonal (ex Kraft Foods), Nestlé, PepsiCo e Unilever. Sono queste dunque le Big 10, ovvero le 10 Grandi Sorelle che controllano tutta la filiera della produzione alimentare mondiale e che Oxfam spiega benissimo nell’infografico qui pubblicato.
Il dossier della confederazione rientra nella campagna Scopri il Marchio (Behind the Brands), che si pone l’obiettivo di confrontare le politiche delle varie aziende e di sfidarle a competere per la miglior performance ambientale e sociale. Nell’ultimo secolo, le potenti aziende del settore alimentare hanno avuto un successo commerciale senza precedenti, accrescendo i loro profitti. Ciò è avvenuto mentre i milioni di persone che forniscono i beni necessari alla produzione - terra, acqua e lavoro - hanno affrontato crescenti difficoltà. Oggi queste persone e le loro comunità, insieme a una crescente fetta di consumatori, chiedono sempre di più alle aziende di rivedere il loro modello di business. In questo rapporto, Oxfam valuta le politiche sociali e ambientali delle 10 Grandi Sorelle del settore alimentare, esortandole ad intraprendere tutte le misure necessarie per dare vita ad un sistema alimentare globale più equo. Ad ognuna di queste aziende “Scopri il Marchio” ha dato un voto, esaminando sette aree cruciali per il raggiungimento di una produzione agricola sostenibile, ma storicamente trascurate dall’industria alimentare: donne, produttori agricoli di piccola scala, braccianti agricoli, acqua, terra, cambiamento climatico e trasparenza. Secondo la classifica, sono Nestlé e Unilever a registrare la performance migliore al momento, avendo sviluppato e reso pubbliche il numero maggiore di policies volte a fronteggiare i rischi sociali e ambientali lungo la catena di produzione. All’opposto, ABF e Kellogg’s hanno adottato poche policies volte a mitigare l’impatto delle loro attività sui produttori e sulle comunità.
Ma la situazione non è comunque positiva. In Pakistan, le comunità rurali affermano che la Nestlé stia imbottigliando e vendendo acqua vicino a dei villaggi che non hanno accesso ad acqua potabile. Nel 2009, la Kraft (oggi Mondelez) è stata accusata di acquistare carne bovina da fornitori brasiliani implicati nel disboscamento delle foreste pluviali dell’Amazzonia per far pascolare il bestiame. E oggi, Coca-Cola si trova a dover affrontare le accuse di sfruttamento del lavoro minorile nella sua catena di produzione nelle Filippine. Purtroppo, non si tratta di anomalie. Per più di 100 anni le aziende più potenti del settore alimentare si sono servite di terre e lavoro a basso costo per produrre al minimo dei costi e con elevati profitti, spesso a danno dell’ambiente e delle comunità locali in varie parti del mondo. Tutto questo ha contribuito all’attuale crisi del sistema alimentare. Ed è dal punto di vista economico e del profitto che il sistema delle 10 Grandi Sorelle è impressionante: si stima che le entrate collettive giornaliere siano superiori a 1,1 miliardi di dollari, con un giro d’affari di 7.000 miliardi, ovvero il 10% dell’economia globale. I dati sono eloquenti anche nel settore dell’inquinamento: le Big 10 hanno immesso nell’atmosfera 263,7 milioni di tonnellate di gas serra nel 2013, e se fossero una nazione del mondo sarebbero al venticinquesimo posto nella classifica dei paesi più inquinanti. La pagella dimostra comunque chiaramente che tutte le 10 multinazionali , incluse quelle con voti più alti, non hanno usato il loro enorme potere per contribuire alla creazione di un sistema alimentare più equo. In alcuni casi queste aziende compromettono la sicurezza alimentare e le opportunità economiche per i più poveri, rendendo ancora più affamati coloro che già soffrono la fame. Infine il dossier rivela che la responsabilità sociale e i programmi di sostenibilità che le aziende ad oggi hanno realizzato sono generalmente poco focalizzati, ad esempio, sulla riduzione dei consumi di acqua o sulla formazione delle donne che lavorano nei campi. Questi programmi non riescono ad affrontare le cause profonde della povertà in quanto le aziende non sono dotate di adeguate politiche volte ad orientare le 4 attività delle loro catene di approvvigionamento.


Posted on 19:07 by Informazione Consapevole

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10 regole per essere felici Come essere Felici, 10 regole per essere felici.

Di Salvatore Santoru


Come viene affermato molto spesso, la società contemporanea è fondata completamente sulla dittatura dell'apparenza, della superficialità e dell'effimero.
Non importa cosa si è realmente, l'unica cosa considerata veramente valida sono determinati "status symbol", come la ricchezza materiale, la capacità di primeggiare socialmente, l'abbigliamento e così via.


L'unica norma su cui si fonda tale società è basata sulla moda e sull'adattamento ad essa, visto che ci hanno fatto credere che la novità equivalga sempre e comunque al miglioramento.

Per moda in questo caso non intendo solo sfilate o cose del genere, ma tutto quel sistema di creazione di opinioni e correnti prestabilite e propagandate alla massa, tramite il compulsivo utilizzo dei mass media o frenetiche strategie di marketing.

lavaggio del cervello

Essenzialmente, la moda definisce cosa è "cool" e cosa no, e quindi ciò che è considerato "giusto" da ciò che è "sbagliato" nella nostra società, oltre qualsiasi valore comunemente inteso.

Inoltre, la moda nega ogni valore che sta alla base della nostra convivenza civile o persino del nostro stesso essere umani.

Nella nostra società plasmata secondo questi parametri, regna incontrastato un nichilismo estremo, che nega l'esistenza di qualsiasi valore, e dove periodicamente si assiste alla creazione e distruzione di nuovi valori passeggeri, senza un reale fine, se non la totale disintegrazione della stessa società e degli individui che la compongono.


Com'è noto, un forte ostacolo alla moda è l'autonomia individuale e il costante, faticoso ma produttivo pensiero critico.

Difatti,seguire la moda significa rinunciare alla propria reale identità, facendosi trasportare nel "gregge", bypassando il proprio spirito critico.


La società contemporanea è evidentemente modellata su ciò, e difatti è una società che continuamente maschera sé stessa per non mettere in discussione i modelli su cui è fondata.



Inconsciamente o meno, la maggior parte degli individui segue le tanti mode o illusioni vendute dai mass media, sia per colmare quel vuoto esistenziale tipico della nostra era, sia per apparire "in" e in questo modo conformarsi a un' artificiale identità che non le appartiene.


Purtroppo, tale caratteristica non è più solamente tipica della fase adolescenziale, ma è una "norma" comunemente accettata e propagandata per tutti all'interno della nostra società, sempre più immatura e sempre meno indipendente.

Un'esempio di tale atteggiamento lo si può vedere con la diffusione costante della moda dei piercing o dei tatuaggi.

IMMAGINI E FOTO DI PIERCING ESTREMI

Chiaramente, qua non si sta criticando la scelta di farsi un tatuaggio o un piercing, ma solamente far notare come agisce questo meccanismo di omologazione.


Ora come ora, la maggior parte delle persone ( anche non giovani ) aderisce ai dogmi di questa moda, e sembra che lo faccia più per risultare "in" e "al passo coi tempi", piuttosto che per vere scelte esistenziali.


Si può ben affermare che è un modo come un'altro per "mascherare" la propria reale identità, e per fuggire da se stessi, probabilmente visto che inconsciamente ciò è considerato come l'unica via d'uscita dal nichilismo dominante.


Ma, per quanto possa risultare atipico a chi è atrofizzato dalla "cultura" di massa dominante, un'alternativa al nichilismo esistenziale dominante c'è, ed è semplicemente essere se stessi.

Essere se stessi, perchè la nostra persona è ciò di cui abbiamo realmente bisogno, non di mode o illusioni vendute per schiavizzarci mentalmente.


Essere se stessi, e non continuare più a imitare o invidiare le gesta di questo o quel VIP, o adattarsi a questa o quella sottocultura, dimenticando cioè che è realmente importante.


Essere se stessi, perchè la vera perfezione siamo Noi stessi, e non abbiamo bisogno di screditarci per essere simile a questo o a quell'altro personaggio costruito artificialmente da qualche agenzia pubblicitaria, o casa discografica e così via.


Essere se stessi, e quindi seguire la propria Via, alimentare e consolidare i propri interessi, essere fieri di noi stessi perchè ciò è l'unica cosa di cui abbiamo bisogno.

Essere se stessi, e quindi accettarci per come siamo con tutti i nostri limiti e difetti, per essere migliori e non artificiali cloni dipendenti da questa o quell'altra tendenza passeggera, visto che le mode passano istantaneamente, mentre noi abbiamo bisogno di costruire un nostro percorso, per quanto possibile consapevole e indipendente.

Posted on 13:24 by Informazione Consapevole

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domenica 31 agosto 2014



Di Roberto Italo Zanini

 È l’immagine del fallimento del sistema scolastico italiano che emerge leggendo La scuola che vorrei(Bruno Mondadori, pp. 122, euro 15), l’ultimo libro di Adolfo Scotto di Luzio, docente di Storia della Pedagogia all’Università di Bergamo, nonché esperto dei problemi della scuola e dell’insegnamento. E non si tratta di un semplice grido d’allarme. È come se si dicesse che l’intero sistema culturale e formativo italiano è all’ultima spiaggia e se non si cambia registro c’è il più che probabile rischio del fallimento totale della nostra società civile.



Eppure sono decenni che si parla di riforma...
«Ed è giunto il momento di sfatare questo mito così per come si è costituito. A partire dagli anni ’60 si è cominciata a diffondere l’idea che la scuola fosse in crisi. Un’idea di crisi permanente che è stato l’espediente per smantellare le buone basi sulle quali si era retta la scuola e che si erano andate formando fra l’unità d’Italia e la Riforma Gentile».

Smantellare?
«Sì. Un vero e proprio sovvertimento progressivo, tanto che la scuola oggi è caduta in una crisi di senso, che mette in gioco la sua essenziale funzione politica e civile».

Ma qual è il ruolo della scuola nella società?
«Ciò che conta non è il ruolo nella società, ma la sua funzione politica e civile. La scuola è chiamata ad assolvere un ruolo nel progetto di costruzione della comunità politica».

Può essere più esplicito?
«La scuola deve saper porre le basi della convivenza civile, del nostro essere comunità. Invece si pensa che la scuola serva ad assecondare gli interessi dei singoli, le loro ambizioni di carriera e di guadagno economico creando sbocchi di lavoro. Ma se non c’è la scuola non c’è la nazione e viceversa».

Vuol dire che se il suo obiettivo diventa creare sbocchi di lavoro la scuola fallisce?
«Bisogna distinguere due aspetti. Ogni singolo studente va a scuola perché persegue interessi personali. Ma la scuola non può essere pensata per quegli interessi perché altrimenti perde il suo ruolo di istituzione essenziale che ha a che fare con le ragioni della Polis. Compito della scuola è di educare la persona attraverso la cultura».

In una società come la nostra se ne è perso il significato: cosa significa educare?
«Significa formare la persona, nutrirne la personalità, dare la capacità al giovane di stare autonomamente nel mondo, educandolo al giudizio, cioè a quella capacità che ci permette di distinguere fra ciò che è bello e meritevole della nostra ammirazione e ciò che deve essere senz’altro rifiutato».

Il relativismo dominante impedisce un simile approccio.
«Se nessuno ha più il coraggio di dire quali sono i valori che contano tutto diventa relativo. Ma possiamo senz’altro affermare che la scuola italiana è stata capace di assolvere alla sua funzione fino a quando si è fondata sulla cultura umanistica».

Perso quel punto di riferimento si è persa anche la scuola?
«Una crisi che è cominciata negli anni ’60 e si è acuita con la crisi della Repubblica degli anni ’90, quando sono state messe in discussione le basi culturali della Repubblica tirandosi dietro le eredità che ci venivano dal passato».

Lei scrive che bisogna liberare la scuola dalla tirannia dei giovani.
«In questo Paese i giovani sono diventati un pretesto, un artificio retorico. Ma l’idea che la scuola si debba costruire sulle preferenze dei giovani, su ciò che piace a loro è un vero assurdo che si è trasformato nel pregiudizio ideologico della scuola aperta al nuovo, alla tecnologia. Ma in questo modo non fa che aggravare la sua crisi, perché abdica dalla sua funzione educativa. I giovani vanno educati e sono gli adulti gli unici abilitati a educare».

Ma la crisi educativa parte proprio dall’incapacità di almeno un paio di generazioni di adulti di assolvere a questo ruolo.
«Ed è giunto il momento che gli adulti si assumano la responsabilità della loro crisi culturale, che è spaventosa. Quando si parla di scuola non è in gioco un ingranaggio burocratico, una tecnica pedagogica da mettere a punto, ma occorre partire da una seria riflessione su cosa significhi essere italiani e su cosa significhi educare giovani italiani».

Insomma, manca un progetto culturale.«Abbiamo mortificato il liceo classico che era il fiore all’occhiello del nostro sistema scolastico e sono nati tanti licei con percorsi di studio sempre più generici. Abbiamo abolito la scuola di eccellenza sostituendola con un’idea vaga e patetica di licealità. Il liceo classico era il frutto di un’idea di scuola alla quale avevano contribuito sia l’identità laica e liberale che l’identità cattolica; un’idea di scuola che garantiva che le élite del Paese si potessero formare sul piano della scuola pubblica e allo stesso tempo consentiva a chiunque non avesse altra ricchezza che il proprio talento di frequentare una scuola di qualità. La falsa ideologia democratica che ha guidato le riforme degli ultimi trent’anni ha tolto ai poveri una scuola di grande valore autorizzando i ricchi a comprarsi la scuola migliore. E il discorso sulla meritocrazia non ha alcun senso perché non ci sono i luoghi dove applicarla, non ci sono i contenuti. Gli stessi docenti venendo da un simile percorso depotenziato finiscono per aggravare la situazione. È il risultato paradossale di un Paese che ha demolito il proprio sistema di istruzione. La riprova sono i flussi scolastici con sempre più giovani del Sud che vanno a scuola e all’università al Nord e i giovani del Nord che se possono vanno all’estero».

Fonte:http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/chi-ucciso-il-liceo-classico.aspx

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=49215

Posted on 20:48 by Informazione Consapevole

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Di Salvatore Santoru


La tremenda crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando, ha convinto molte persone della necessità di un radicale cambiamento della situazione politica e sociale attuale.

In molti invocano una rivoluzione, spesso rifacendosi a credenze di stampo ideologico.

Il punto è che ovviamente abbiamo bisogno di una rivoluzione, ma non di una rivoluzione politica e sociale comunemente intesa.

Non abbiamo bisogno di una rivoluzione armata, eseguita nel nome di ideologie ormai obsolete o così via.

La rivoluzione che ci serve è di ben altro tipo .


Non abbiamo bisogno di sovvertire alcunché, non abbiamo bisogno di sostituire un sistema oppressivo con un'altro, non abbiamo bisogno di una disorganizzata esplosione di violenza, senza un reale fine.

La rivoluzione di cui abbiamo bisogno deve partire prima di tutto dal livello individuale, e deve puntare a un reale miglioramento e cambiamento della società nel suo insieme.

Una rivoluzione consapevole che miri a un reale cambio di paradigma, e alla costruzione di una società realmente equilibrata e armonica.


Il primo passo verso di essa deve essere costituito da una forte " presa di coscienza " sulla reale situazione, utile per comprendere e affrontare meglio il percorso.

L'informazione in questo campo è la prima risorsa : senza una reale comprensione della situazione, può diventare molto difficile raggiungere il traguardo prefissato.

Inoltre, ciò di cui abbiamo bisogno è di una nuova visione che vada oltre i soliti dogmi con cui vengono interpretate le situazioni politiche e sociali.

Una reale rivoluzione non può essere di destra " o sinistra", o altri dogmi con cui il potere ci ha in fin dei conti manipolato e diviso, per meglio controllarci.




Una reale rivoluzione è oltre la destra e oltre la sinistra, e non ha niente a che vedere con certe narrazioni ideologiche, che oggi risultano del tutto disfunzionali e obsolete.

Su questo punto, bisogna riconoscere che purtroppo, quando si parla di "rivoluzione" associamo tale parola, inconsciamente o meno, alle idee propagandate dall'ideologia comunista o dai suoi derivati.


Purtroppo un pò tutti coloro che desiderano un cambiamento politico e sociale, vengono persuasi da questa ideologia, e molti non continuano a approfondire, credendo che tale ideologia sia la soluzione a tutti i problemi presenti e futuri del mondo, come ripetutamente sostenuto dai propagandisti di essa.

Ma se si studia la storia, si scopre che non solo l'ideologia comunista non è la soluzione ai nostri problemi, ma è parte del problema.

Difatti, tale ideologia, nel nome della quale più di 100 milioni di persone sono state brutalmente sterminate, non propone nulla di costruttivo, e non offre nessuna soluzione ai nostri problemi, tranne una vaghissima considerazione sul presunto "radioso futuro" che verrà dopo la mitica "rivoluzione", di cui i vari ideologi ogni tanto aggiornano la data in cui avverrà tale evento.


L'unica "soluzione" presente in essa è l'appello a un' insurrezione necessariamente violenta, armata  e caotica, una situazione che in tutti i casi storicamente ha portato da un'oppressione brutale a un'altra oppressione ancora più brutale, e dove a beneficiarne sono stati i vari propagandisti di tali manipolazioni, a scapito del popolo, truffato e sottomesso dai suoi presunti "liberatori".


Bisogna dirlo chiaramente: tale ideologia è un'illusione venduta dal potere, è una falsa opposizione, anche se purtroppo moltissime persone in totale buona fede credono che sia una reale soluzione.

L'ideologia comunista e i suoi derivati come l'ideologia "progressista" e "liberal", sono esattamente l'altra faccia del dominio del capitalismo internazionale, che a parole queste ideologie dicono di combattere.


Se si studia attentamente la storia, chi scopre che i finanziatori e beneficiari di tali sistemi non sono nient'altro che la stessa oligarchia internazionale.


Sembrerebbe proprio che la diffusione ossessiva degli ideali comunisti e derivati, sia funzionale al blocco di una reale e consapevole opposizione, che metta veramente in discussione il sistema e offra una reale alternativa.

Purtroppo molte persone, perlopiù inconsciamente, invece di usare le proprie energie per un vero miglioramento personale,politico e sociale, le sprecano inseguendo delle illusioni di un'ideologia che sostanzialmente si basa sul nulla, e con la quale il potere vorrebbe inglobare tutte le potenziali  alternative.

Ideologia basata sul nulla, visto che a parte la giusta critica degli errori del sistema capitalista, non cè niente, e dove ogni valore non meramente materialista e nichilista, viene considerato una "sovrastruttura" ( compresa l'etica e tutti gli aspetti che danno un significato alla stessa vita), tanto che in fin dei conti si potrebbe ben dire che tale ideologia sia un'ideale dell'odio, della morte e della violenza.


Una vera rivoluzione consapevole si basa necessariamente su dei valori, valori che servano da contrasto agli obsoleti (non)valori su cui si fonda il sistema dominante.

 Una vera rivoluzione consapevole non può avere nulla a che fare con l'elogio della violenza gratuita e della "distruzione totale" tipico dell'ideologia comunista e dei suoi derivati.

Una vera rivoluzione consapevole, non si basa solamente sugli aspetti per così dire "distruttivi", ma sopratutto su quelli costruttivi.


Chiaramente ciò non significa che molti insegnamenti presenti nell'ideologia comunista siano da buttare, difatti bisogna sempre discernere e ispirarsi a ciò che è utile e funzionale.

Difatti, una vera rivoluzione consapevole politicamente non deve essere guidata da criteri rigorosamente ideologici, ma basterebbe ad esempio, che lo sia da queste tre parole d'ordine: libertà,giustizia e solidarietà.

Come già accennato nell'articolo, il primo passo della rivoluzione consapevole è una radicale presa di coscienza della reale situazione economica,politica e così via.

Passando dalla teoria alla pratica, dobbiamo prendere coscienza del funzionamento economico e politico della società, e adoperarci per offrire una valida alternativa che miri al superamento di tale sistema.

Molto sinteticamente, la nostra società è succube economicamente e politicamente del potere di una ristretta élite o oligarchia, costituita dall'alta finanza internazionale e dalle più grosse corporations multinazionali, e la maggior parte della politica mondiale fa, direttamente o indirettamente, gli interessi di tale oligarchia.


Il sistema tramite il quale l'oligarchia internazionale continua a consolidare e ad accumulare potere, è basato sulla cosiddetta "dittatura del denaro" e la conseguente mercificazione totalizzante della società.



Come soluzione le proposte più costruttive sono quelle della riappropriazione della sovranità monetaria, la diffusione di pratiche alternative come la promozione dell'economia e della finanza sostenibile, e sopratutto un nostro cambiamento personale, sia interiore che a livello sociale.


Su quest'ultimo punto, si può ben dire che dovremmo in modo graduale "disintossicarci" dalle forti illusioni che il vero potere, tramite l'utilizzo dei mass media e non solo, ci ha dato.


Dovremmo tornare a considerare il denaro come un mezzo, e non come un fine come ancora avviene adesso, non dovremmo più vivere invidiando o imitando le gesta di questo o quel VIP, non dovremmo più dipendere così tanto dalle tante illusioni (mode ecc ) che il vero potere usa per manipolarci e dominarci meglio, non dovremmo più sprecare così tanto tempo per diventare un "perfetto individuo-modello del Nuovo Ordine Mondiale", ma semplicemente ritornare ad essere noi stessi e a migliorare, nel nostro piccolo e nei nostri limiti, la nostra e altrui situazione.

Posted on 17:21 by Informazione Consapevole

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Di Maria Grazia Bruzzone

Si legge un po’ di tutto sui finanziatori dell’ISIS, ma sempre “all’insaputa dei governi”, come ha affermato persino la signora Merkel  ( qui lastampa.it).   Eppure tante analisi convergono nel rimproverare al presidente Obama di essere oggi riluttante a un maggiore coinvolgimento degli Stati Uniti in Siria, così come lo fu negli ultimi mesi nell’inviare armi ai cosiddetti “ribelli moderati” e laici, così come gli chiedevano i “falchi”-   il suo ex segretario di stato Hillary Clinton e il senatore repubblicano John McCain in testa. Mc Cain del quale circolano (ancora una volta) sul web fotografie sorprendenti, e compromettenti.  
  
E se Obama fosse semplicemente restio ad appoggiare l’avventurista linea dei Neocon, che tanti danni già fece ai tempi di G.W. Bush, se resistesse a farsi coinvolgere nelle loro più o meno celate iniziative? In fondo da senatore nel 2003 Obama votò contro la guerra in Irak, al contrario di Hillary, e  in campagna elettorale promise di chiudere con quel conflitto; i suoi primi discorsi erano tutti volti a un’opera di pacificazione tanto da valergli un anticipato Nobel per la Pace; non da ultimo, stando ai sondaggi gli americani sono sempre più ostili anche solo ad immischiarsi in fatti esterni, si tratti di Ucraina o Medio Oriente.   
Che diverse linee si confrontino nell’ establishment americano, in quel che alcuni chiamano lo "Stato profondo, non solo sul Medio Oriente, sembra dimostrarlo l’articolo di Foreign Affairs su Usa/Ucraina e Russia che Underblog ha sintetizzato nel suo ultimo post.  
  
LE FOTO Di Mc CAIN. Segnalate anonimamente su twitter, circolano sul web, riprese anche da siti “alternativi” italiani ( qui e qui  qui ) foto che ritraggono il senatore insieme a giovani arabi, a quanto sembra. E fin qui. Il fatto è che in una foto si vedrebbe sullo sfondo Mohamed Nour, portavoce di Jahabat- al-Nusra, il gruppo Qaedista poi in gran parte assorbito dall’ISIS; in un'altra, in cui il senatore americano è ritratto in una folta riunione, il secondo giovane a sinistra, con gli occhiali, sarebbe Salem Idris, capo del Free Syrian Army – i cosiddetti “ribelli moderati”. Ma il primo a sinistra, il più visibile, a cui Mc Cain sembra rivolgersi, sarebbe addirittura Ibrahim al-Badri, poi noto col nome di battaglia al-Bhagdadi. Il capo del sanguinario ISIS, insomma, il famigerato autoproclamato Califfo. Sul quale pende del resto una taglia da $10 milioni da parte dell’anti-terrorismo americano e presente nella lista nera dell’ONU (altre foto, del ricercato). Come è possibile?

  
PRECEDENTI

 Il sito di Mc Cain già a luglio si è preoccupato di segnalare che il senatore è stato fatto bersaglio dai terroristi che lo considerano “nemico” e "crociato”.  
  
E però dell’anziano ma sempre attivissimo senatore rep sono già circolate altre foto del genere ( qui qui, e qui Underblog) che lo ritraevano insieme al leader di Svoboda Oleh Tyahnybok e al futuro primo ministro Arsenij Yatsenyiuk  in un evento in Ucraina nel dicembre 2013,  ben prima della “rivolta” che di lì a qualche settimana avrebbe travolto il presidente Yanukovich.  All’evento era presente anche l’assistente alla Segreteria di Stato per Europa ed Eurasia Victoria Nuland (per inciso, moglie di Robert Kagan, giornalista, saggista e consulente della Difesa vicino ai Neocon), la stessa che in quei giorni aveva dichiarato che gli Usa avevano speso $5 miliardi per “aiutare” l’Ucraina e di cui poi vennero intercettate telefonate indiscrete con l’ambasciatore americano in Ucraina (Nuland imponeva Yats, e "F...ck the EU").  
  
A cercar bene di foto del senatore se ne troverebbero molte altre, legate a varie “insurrezioni” o colpi di stato più o meno riusciti, in Venezuela, Haiti, Kenia, per non dire  alle “rivoluzioni  colorate” e primavere arabe di cui il senatore si è occupato, come risulta anche a Wikipedia. Del resto Mc Cain è dal 1993 presidente dell’IRI – International Repubblican Institute, specie di ramo repubblicano della NED – agenzia intergovernativa, ufficialmente una Ong, creata da Ronald Reagan per estendere le attività della CIA - in collegamento coi servizi di Gran Bretagna, Canada, Australia -  e “diffondere la democrazia” nel mondo ( qui elenco  finanziamenti della NED in Ucraina nel solo 2012)
  
McCAIN RINGRAZIA QATAR, SUDITI E BANDAR

“ Grazie a Dio per i Sauditi, e il principe Bandar”, ha detto il senatore alla CNN nel Gennaio 2014. “… e per i nostri amici del Qatar” ha aggiunto durante una conferenza a Monaco, un mese dopo ( Feb 2014). Così esordiva lo scorso giugno un interessante post sul sito di the Atlantic, storica rivista politico-letteraria.  
  
Il principe è  , allora capo dei potenti servizi segreti dell’Arabia Saudita, già ambasciatore negli Stati Uniti (e molto amico dei Neocon e del clan Bush tanto da essere stato soprannominato “Bandar Bush ” dai blog alternativi ai tempi dell’ex presidente Usa, ndr). “Mc Cain  insieme al senatore Lindsey Graham, entrambi repubblicani,   aveva incontrato il principe per incoraggiare i Sauditi ad armare le forze ribelli”, scrive the Atlantic.  Ma poco dopo (Feb/Marzo 2014) il re dell’Arabia Abdullah ha tolto a Bandar l’incarico delle operazioni coperte. E due settimane dopo l’incontro del 28 marzo fra il presidente Obama il re Abdullah, Bandar è stato anche sollevato dall’incarico di capo dell’intelligence (pur restando a dirigere il National Security Council).   
  
“Si parla molto del Free Syrian Army, l’opposizione armata ‘moderata’ (anche the Atlantic usa le virgolette) ma le fazioni che mietono più successi sono Jabhat-al-Nusra e ISIS. Un successo dovuto al sostegno ricevuto da Qatar e Arabia Saudita”.   Il Qatar si è occupato di al-Nusra , dice a un funzionario quatarino. Ma “ l’ISIS è stato un progetto Saudita” dichiara un altro funzionario. ‘L’ISIS può essere stato in larga parte opera della strategia coperta di Bandar in Siria’, si dice. Conclusione: Mc Cain avrà avuto anche uno scopo ammirevole, liberarsi di un brutale dittatore (Assad) ma affidandosi a Bandar ne è uscito un mostro e non ne valeva la pena.
  
Enfatizzato il ruolo di Qatar e Sauditi in collegamento coi Neocon l’articolo - scritto nei giorni in cui l’ormai autoproclamato Califfato avanza in Irak - mostra l’amministrazione Obama su un’altra linea, preoccupata dell’effetto boomerang del sostegno dato a quei due gruppi.  Al punto che a febbraio 2014 Susan Rice, consigliere per la Sicurezza Nazionale, aveva incontrato i capi intelligence di Turchia, Qatar, Giordania e altri racomandando di non aiutare più quei gruppi  ma i “moderati” del FSA, come hanno poi fatto anche i vertici di Pentagono e Difesa, d’accordo con Obama. A preoccuparsi sarebbero gli stessi sauditi –   aggiunge la rivista - “ sebbene non si possa escludere che sotto sotto gli aiuti di Qatar e Arabia Saudita continuino”.  
  
“ I ‘MODERATI’ IN SIRIA NON C’ERANO GIA’ PIU’  NEL MAGGIO 2013 . 
Lo afferma Emma Bonino, che come ministro degli Esteri italiano del governo Letta, in una riunione delle diplomazie si batté affinchénon venissero fornite armi ai “ribelli” siriani che ne avevano fatto richiesta (chissà se quella posizione ha pesato sulla sua non conferma agli Esteri da parte di Renzi). Analoga richiesta era stata avanzata nel 2012. Obama si era opposto, e oggi Hillary Clinton glielo rimprovera nel suo recente libro.  
   La presa di posizione della Clinton si riferisce al dibattito del 2012 in cui lei, con alcuni altri, spingeva per armare la parte - tra virgolette - moderata e Obama sostanzialmente si oppose  – dichiara intervistata dalla Stampa.  
“ Non ho dettagli sul 2011-2012. Ma quello che so per certo è che nel maggio-giugno 2013, all’epoca fra l’altro in cui in Siria vengono allo scoperto i tagliagole (l’ISIS ndr) era ormai chiarissimo, evidente e noto,  che i cosiddetti moderati e laici tra i ribelli siriani erano stati tutti epurati. Anche il Free Syrian Army era infiltrato da al-Nusra e dall’ISIS. E dunque proprio non era il caso di fornire loro armi ”. Non è andata proprio così.  
  
“ IL CONGRESSO USA APPROVA SEGRETAMENTE L’INVIO ARMI AI RIBELLI SIRIANI ‘MODERATI .   Così un take dell’agenzia Reuters27 gennaio 2014, e nel titolo ancora una volta ci sono le virgolette.  Reuters cita funzionari Americani ed Europei, dice che le armi “leggere”(compresi razzi anti-tank ma esclusi i missili antiaerei a spalla) saranno inviate a milizie “non islamiste”. via Giordania. E precisa che l’invio di armi è stato approvato in una seduta “a porte chiuse” – vale a dire  in segreto - alla fine dell’anno fiscale 2013.  
Stranamente la notizia Reuters non è stato ripresa dai media, annota un blog.  
  
Era stata sempre la Reuters il 1°agosto 2012 a scrivere che Obama autorizzava un supporto segreto ai ribelli Siriani, cioè aiuto da parte CIA e altre intelligence, ma NON invio di armi letali, “anche se alleati li mandano”. Riferiva delle critiche di Mc Cain e Graham a Obama. E aggiungeva che gli Usa collaboranocon un centro di comando operato da Turchia e alleati.  Riferimento a un take precedente, secondo il qualeTurchia con Arabia Saudita e Qatar hanno installato una base operativa al confine con la Siria. ‘Centro nervoso’ sarebbe la città di Adana, vicina al centro di Incirlik dove c’è una base aerea Usa.
  
TRA ISTAMBUL, ANKARA (E WASHINGTON) 

“Secondo un insider dell’ex primo ministro libanese Saad Hariri gli Stati Uniti dirigono le operazioni dell’ISIS dall’ambasciata di Ankara. Il piano di imbrogliare l’Irak e accendere una guerra regionale in Medio Oriente è stato architettato dall’Atlantic Council”, è la sintesi brutale e alquanto sommaria che un post di Infowars  fa di un articolato, intrigante colloquio con una fonte vicina al libanese/saudita Hariri (forse lui stesso) postato da un blog che Underblog non conosceva ma appare indipendente e assai informato. 

(nsnbc.me, fondato nel 2011 e diretto da uno psicologo-traumatologo tedesco,Christof Lehmann, che è stato amico e consigliere di Arafat e di Nelson Mandela, per reagire alla disinformazione su Libia e Siria,racconta lui stesso  in un altro suo blog, 4thmedia.org. Hariri invero, nato a Ryad, lo ricordavamo amico degli occidentali. Però è vicino ai Sauditi, e  secondo Wiki  è  appena tornato in Libano dopo due anni passati tra Francia e Arabia Saudita).  
  
La fonte vicina ad Hariri sostiene che “il tocco finale al piano di balcanizzazione della regione che prevede (piano della Rand Corporation per un Greater Middle East che risalirebbe al 1996) è stato dato all’Energy Summit dell’Atlantic Council fondato da George Soros  tenuto a Istambul nel novembre 2013”, scrive ancora Inforwars. Il 20 e il 21, esattamente, aggiungiamo.  
  
 Guardiamo a questo periodo come a un punto di svolta, come nel 1918 e nel 1945. La Turchia è in ogni caso un paese centrale, in quanto creatore di stabilità regionale. Tuttavia Usa e Turchia possono lavorare molto all’unisono, ed è così che saranno efficaci , ha dichiarato il presidente del Council Frederick Kempe in occasione del summit. 
Tra i partecipanti il presidente della Turchia Abdullah Gul,  il ministro delle Risorse Naturali del governatorato Curdo e il ministro Usa dell’Energia Ernst Monitz, l’ex Segretario di Stato Usa Madeleine Albright e Brent Scowcroft, membri del Council, l’ambasciatore americano ad Ankara Ricciardone . Tema dell’incontro, gli Sviluppi Regionali, compresi gli Sviluppi nel Nord Irak(da altro post nbnbc del 2013, che riprendeva un giornale turco, e parlava del piano di balcanizzazione che prevederebbe la creazione di uno stato Curdo, con territori presi a Siria, Irak e Iran).  
  
UN IPOTETICO RETROSCENA.

L’insider di Hariri dà una sua lettura dei fatti. Turchia, Arabia, Qatar e Kuwait avrebbero lavorato con gli Stati Uniti per rovesciare il regime alauita di Bashar al Assad in Siria. Ma il governo iracheno avrebbe poi frustrato gli sforzi dei mercenari in Siria, cominciando a intercettare e bloccare i rifornimenti di armi dal confine Saudita. 
 
“Se Bagdad fosse stato più collaborativa sui campi petroliferi siriani di Deir-Ez-Zor all’inizio del 2013 e sull’autonomia del Nord [il governatorato Curdo che aspira all’indipendenza] non  si sarebbero rivolti contro al-Maliki”, racconta la fonte. Vale a dire contro l'Irak via ISIS, par di capire. Un'offensiva che alla fine ha favorito i Curdi, che si sono presi Kirkuk col suo giacimento da 10 miliardi di barili (vedi già Underblog qui).  
  
 Era previsto che l’ISIS in Siria prendesse il controllo della zona di Deir-Ez-Zor in agosto 2013, ma il voto del parlamento inglese contrario ai bombardamenti aerei americani sulla Siria hanno fatto sì che l’esercito di Assad avesse la meglio e riprendesse il controllo del campo petrolifero di al Thayem 
 “ La situazione era un disastro, a giugno tutti erano pronti a come dividersi il petrolio, 27 ministri degli Esteri Europei  su 28 avevano tolto il veto all'importazione di petrolio dai territori della Siria in mano all'opposizione , ai primi di novembre al-Maliki e Barzani (il leader dei Curdi irakeni ndr ) sono stati invitati a WashingtonIl summit di Istambul avrebbe dovuto prendere atto di un fatto compiuto.  

 
 Certi circoli a Washington facevano un sacco di pressioni su Obama, perché facesse fuori al-Maliki, il tempo passava e Obama esitava Barzani stava perdendo la presa al Nord.  
  
 Chi premeva su Obama? "Non so esattamente chi. Più importante è da dove provenisse il messaggio, dagli Scowcroft, Nuland e il clan Kagan, Stavridis, Petraeus, Ricciardone e i Neocon all’Atlantic Council. Gli facevano sapere che sarebbero andati avanti, con o senza di lui”.  

 Alla domanda diretta su chi abbia dato la luce verde finale alla campagna dell’ISIS la fonte glissa, indicando quegli stessi ambienti e incontri, presente  lo stesso Hariri (mah!).
E comunque, “ da quanto ne so nulla si muove senza l’ambasciatore Ricciardone” risponde, quando gli si chiede se è vero quel che si dice, che a comandare le brigate dell’ISIS sarebbe il principe saudita della famiglia reale Abdul Rachman al-Faisal, fratello del ministro degli Esteri (che le avrebbe anche rifornite di armi ucraine nuove di zecca). La fonte conferma, ma l'ambasciatore conterebbe di più.
  
Gran carriera, quella di Francis J. Ricciardone, ambasciatore Usa ad Ankara nominato su input della Clinton, cinque lingue fra cui l’italiano: da settembre guiderà il Rafik Hariri Center for the Middle East dell’Atlantic Council, intestato al padre di Saad, primo ministro libanese assassinato nel 2005. Lasciando l'ambasciata, a quanto pare,  probabilmente per limiti di età.
  
Fondato nel 1961 da George Soros per rafforzare la NATO, l’Atlantic Council è un think-tank basato a Washington assai influente, e potente, associato ad altri “pensatoi” di rilievo come American Enterprise Institute,  Rand Corporation - neocons- Aspen Institute, CFR, Carnegie Endowment. Il suo sito è ricco di news, comunicati stampa e analisi, naturalmente anche dell'ISIS. Fra i suoi  membri figurano grandi corporations e megabanche.
Pressioni pesanti, anche per un presidente degli Stati Uniti d'America. 

Posted on 00:22 by Informazione Consapevole

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