giovedì 17 aprile 2014


Alcalinizzare il corpo è fondamentale. L’acidità del corpo condiziona le malattie, l’eccesso di peso e molti altri problemi di salute.
Fortunatamente, rendere il corpo più alcalino (l’opposto di acido) è facile.
1 - Bevi acqua con limone al risveglio. Inizia la giornata con un grande bicchiere di acqua e versaci dentro il succo di un intero limone appena spremuto. Il limone ha il gusto acido ma ha l’effetto opposto sul corpo e sul metabolismo.
2 - Consuma abbondanti insalate verdi con succo di limone e olio d’oliva. Le insalate verdi sono tra le migliori fonti di minerali alcalini, come il calcio.
3 - Mangia un paio di mandorle non salate al giorno. Le mandorle sono ricche di minerali alcalini naturali come calcio e magnesio, che aiutano a bilanciare l’acidità e il bilanciamento di zucchero nel sangue.
Scopri come alcalinizzare il tuo corpo per combattere le malattie.
4 – Bevi un frullato di latte di mandorle e frutti di bosco con aggiunta di integratori come la spirulina o la clorella. Preferisci il latte di mandorle a quello vaccino, poiché quest’ultimo è acidificante e fa male agli adulti.
5 – Svolgi esercizio fisico più che puoi o almeno un paio di volte alla settimana. Se non ti senti sportivo, buttati sulle camminate veloci che fanno bruciare molte calorie e velocizzano il metabolismo. Per di più sono adatte anche alle persone sovrappeso in quanto non comportano rischi per le articolazioni come la corsa stessa.
6 - Impara a respirare nella maniera corretta. Respira profondamente, è fondamentale per la tua salute. Scopri i benefici del respiro consapevole, di sentire l’aria che entra e fuoriesce dal tuo corpo. Scegli un posto non inquinato se riesci.
7 - Evita assolutamente la carne perché è la maggiore fonte di acidificazione del corpo.
8 - Evita i dolci carichi di zucchero e le bevande altamente dolcificate come la soda. Lo zucchero (in particolare quello bianco) è un vero e proprio veleno per il nostro corpo ed inoltre facilita la proliferazione di alcune malattie. È un forte acidificante del corpo.
Lo sai che hai bisogno di più di 30 di bicchieri di acqua solo per neutralizzare l’acidità di una lattina di cola?
9 - Consuma più verdure nella tua dieta. E non sto parlando delle patate ;-) a parte quelle dolci che sono una buona scelta. Asparagi, zucca, peperoni e altre verdure sono ottime scelte.
10 - Aggiungi germogli ed alghe nella tua dieta quotidiana. Sono estremamente alcalinizzanti e contengono molte sostanze nutrienti ed enzimi che doneranno al tuo corpo molta energia.


Posted on 23:16 by Informazione Consapevole

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Progetto Cold Fusion è il titolo della prima parte di un fumetto recentemente stampato in Italia dalla Panini Comics. L’opera complessiva si chiama La sindrome di Caino e fonde, all’interno della narrazione, magia e scienza, alchimia e fusione fredda.Moderna storia d’inquisizione e alchimia è il sottotitolo di un saggio di Roberto Germano, ricercatore indipendente che, per la casa editrice Bibliopolis, ha pubblicato un volume divulgativo all’interno del quale si trova una precisa disamina sullo stato della ricerca scientifica attorno alla Fusione Fredda: storia, diatribe ed esperimenti, situazione della ricerca in Italia e nel mondo.
Questi due esempi, uno romanzato e uno divulgativo, correlati dallo stesso sottotesto misterico, ci aiutano a fare chiarezza sugli aspetti legati alla problematica condizione di ciò che è stata, che è e che sarà la sperimentazione sull’alternativa più controversa alla fusione nucleare “calda” standard.
Ma di cosa parliamo quando diciamo Fusione Nucleare Fredda e perché, fin dalla prima conferenza di presentazione, la questione si è immediatamente posta negli estremistici e dicotomici termini di una polemosfra rivoluzione e burla scientifica? Pionieri da un lato e il mondo accademico dall’altro sembrano infatti essere poli opposti e inconciliabili, ciascuno arroccato sulle proprie posizioni.

Da Fleischmann e Pons a Giuliano Preparata

Il punto di partenza di ogni discorso sulla Fusione Fredda, comunque, verte su cosa sia una trasmutazione nucleare: un’acquisizione o una perdita di nucleoni (protoni o neutroni) da parte di un atomo. Nel primo caso si ha una fusione e nel secondo caso una fissione, fenomeno in cui un nucleo pesante di Uranio, per esempio, tende a rompersi producendo un’elevata energia e altri residui nucleari. In entrambe le modalità di trasmutazione il nuovo nucleo avrà caratteristiche fisiche e chimiche differenti da quelle di partenza.
L’ambito che ci riguarda, tuttavia, è solamente il primo.
Gli echi della deflagrazione di questa “bomba” scientifica furono subito avvertiti dal mondo scientifico ufficiale e dall’opinione pubblica dopo il 23 marzo 1989. L’epicentro di questo terremoto culturale si collocò nello Utah (U.S.A.) e più precisamente a Salt Lake City. Quel giorno Martin Fleischmann e Stanley Pons rivelarono, tramite una conferenza stampa, i risultati delle loro sperimentazioni. I due elettrochimici, originario della Cecoslovacchia il primo e Statunitense della Carolina del Nord il secondo, produssero una fusione nucleare attraverso l’elettrolisi, cioè il passaggio di corrente elettrica fra due elementi metallici (elettrodi) immersi in soluzioni più o meno acquose di acidi e/o sali, di acqua pesante con elettrodi di Palladio (catodo, negativo) e Platino (anodo, positivo), con emissione di neutroni a testimonianza dell’avvenuto processo di fusione. Per acqua pesante s’intende D2O, ovvero acqua (H2O) in cui l’Idrogeno (H), con nucleo formato da un protone, è stato sostituito con il Deuterio (D) isotopo dello stesso Idrogeno ma formato da un protone e un neutrone.
La produzione di calore (e quindi di energia) sarebbe così stata disponibile anche senza temperature stratosferiche, senza costi esorbitanti e senza le tipiche e nocive scorie radioattive, venendo incontro a tre dei massimi problemi che ancora vincolano la fusione nucleare standard: costi, temperature ed effetti inquinanti. Energia libera quindi, a condizione termica ambientale normale e con investimenti economici bassi, il tutto realizzato all’interno di una piccola cella elettrolitica.
Parallelamente all’attività dei due scienziati, anche il fisico Steven Jones, della Brigham Young University, giunse contemporaneamente alle stesse conclusione, seguendo però la traccia lanciata dal geofisico Paul Palmer riguardante i fenomeni nucleari “spontanei” rilevati nelle rocce vulcaniche.
La tempistica e la modalità della comunicazione della scoperta, tuttavia, furono due dei motivi per i quali Pons e Fleischmann furono così duramente osteggiati: l’annuncio tramite conferenza stampa, l’enfasi esagerata dei risultati e il mancato apporto di dati sperimentali concreti, non furono ben digeriti dalla comunità scientifica.
La polemica non si raffreddò affatto e – mentre in Italia un team di ricercatori dell’ENEA (Ente Nazionale Energie Alternative) di Frascati, sotto la guida del professor Francesco Scaramuzzi, trovarono un modo alternativo per ovviare ai costi del Palladio stipando gli atomi di Deuterio nel reticolo cristallino di un metallo – alla seduta di Baltimora dell’American Physical Society del primo maggio del 1989 ci furono nuove sentenze di discredito. Koonin, Lewis e Barnes, tre esponenti del California Institute of Technology, affermarono rispettivamente che non ci si trovava di fronte ad alcuna teoria, ad alcuna emissione di calore e ad alcun neutrone.
Successivamente si accesero delle violente diatribe sia al MIT che all’Università A&M del Texas. Al Massachusetts Institute of Technology, il direttore del dipartimento che aveva provato a riprodurre il fenomeno della Fusione Fredda, Roland Parker, bocciò i risultati ottenuti, mentre Eugene Mallove, caporedattore scientifico dell’ufficio stampa del MIT che aveva sospettato manipolazioni degli esperimenti, lasciò il famoso istituto per fondare, con Arthur C. Clarke, una rivista dedicata proprio alla Fusione Fredda: “Infinite Energy Magazine”.
Nel Texas la polemica scaturì fra Nigel Packham e il giornalista scientifico Gary Taubes, che accusò lo stesso Packham di aver aggiunto volontariamente del Trizio (altro isotopo dell’Idrogeno, composto da un protone e un neutrone) nell’esperimento, negando in questo modo l’indizio che avrebbe comprovato il fenomeno della Fusione Nucleare Fredda.
Contemporaneamente alle importanti conferenze tenutesi alle Hawaii nel ’93, a Texas City nel ’96 e a Vancouver nel ’98, si ebbero le prime applicazioni commerciali, anche se non dichiaratamente esplicitate, ma comunque ottenute grazie alla fusione fredda, attraverso il lavoro di James Patterson, ricercatore indipendente e consulente scientifico, che fondò il CETI inc. (Clean Energy Technology Incorporated). I concetti alla base della sua “cella” adibita alla produzione di un’energia continua e controllata sono la struttura resistente e poco costosa, l’assenza di radioattività inquinante e una riproducibilità continua.
In Italia, il 24 settembre ’97, Rai3 mandò in onda un’inchiesta sulla Fusione Fredda a cura di Gabanelli e Bruno durante la trasmissione Report. Quasi un anno dopo, fu annunciato un accordo fra l’ENEA, l’INFN e LEDA srl per la creazione di un laboratorio congiunto a Frascati, proprio in occasione di un’importante conferenza dei Verdi “Energia & Ambiente. Un programma energetico per lo sviluppo sostenibile”, in cui uno dei relatori, Giuliano Preparata, presentava la sua proposta di scienza verde in cui la Fusione Fredda assumeva un ruolo importante.

La Q.E.D

L’accusa più grande che i detrattori della Fusione Fredda sottolineano è la mancanza di riproducibilità dell’esperimento. In realtà esiste una varietà assai grande di condizioni sperimentali in cui si sono rilevati i fenomeni sotto esame e il risultato è sempre lo stesso: una produzione di energia. Ciò fa pensare a fenomeni di tipo nucleare, sia che si usi una cellula elettrolitica, dei gas, polvere molto fine, scariche elettriche o fenomeni idrodinamici.
Inoltre, le prove del fenomeno, legate alla produzione di energia, sono la presenza delle cosiddette “scorie” nucleari, in realtà pulite, a testimonianza di un’avvenuta fusione e possono essere riassunte in poche righe: emissione di neutroni, sebbene in quantità esigue, produzione di Trizio, principale prodotto di una reazione di fusione nucleare dell’Idrogeno (Deuterio), produzione di Elio, emissione di particelle cariche, di raggi gamma di isotopi radioattivi e, infine, produzione di isotopi non radioattivi.
L’ambito teorico in cui inquadrare tutte le nozioni fin qui accumulate sono il frutto di un lavoro svolto da due scienziati italiani: Giuliano Preparata ed Emilio Del Giudice. Entrambi sembrano inquadrare molti fenomeni anomali, fra i quali anche quelli della Fusione Fredda, all’interno della Superradianza, detta Q.E.D. (Elettrodinamica quantistica coerente). Il loro intento è far luce su aspetti della meccanica quantistica attraverso lo studio del comportamento coerente di una moltitudine di singoli atomi e delle fluttuazioni quantistiche come un fenomeno non esclusivamente legato al caso e alla probabilità.

Ultimi sviluppi

La ricerca, nel frattempo, non si è fermata: nel maggio del 2008 Yoshiaki Arata, insieme al collega Yue-Chang Zhang, ha mostrato pubblicamente ad Osaka un reattore funzionante con pochi grammi di Palladio a un pubblico di circa sessanta persone con il fine di dimostrare la tanto agognata riproducibilità dei fenomeni di produzione di calore da parte della cella a gas di Deuterio in pressione. Nello stesso anno un ricercatore italiano dell’INFN, Francesco Celani, durante l’International Conference on Cold Fusion tenutasi a Washington, ha comunicato di aver ottenuto anomale emissioni di calore da una cella di gas di Deuterio con il catodo realizzato per mezzo di un sottile filo di Palladio.
Tali esperimenti si aggiungono a quelli di Ohmori e Mizuno sull’elettrolisi al plasma, ottenuti senza utilizzare il costoso e raro Palladio né l’acqua pesante al Techincal Report 1862 della Marina U.S.A. e a molti altri che per varietà di approcci e di modalità di sperimentazione tentano di confermare l’originaria e travagliata intuizione di Pons e Fleischmann puntando gli sforzi soprattutto verso la stabilizzazione del processo.

Luca Picco

Laureato in lettere, si sta specializzando in Filosofia e Storia della scienza all’Università di Firenze. Ha lavorato come animatore scientifico al Festival della Scienza di Genova e come docente di un corso breve all’Università delle LiberEtà del F.V.G.
Ha pubblicato un saggio di divulgazione scientifica sulla figura di Paracelso sul sito Ulisse della Sissa di Trieste. Cura un sito internet di divulgazione culturale e scientifica: www.heyokeproject.com.

Fonte:Rivista Scienza e Conoscenza n. 33

Posted on 20:11 by Informazione Consapevole

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mercoledì 16 aprile 2014


"Un giorno le macchine risolveranno tutti i problemi,
ma mai nessuna di esse riuscirà a formularne uno
"

A. Einstein

Di Viator

Molti di noi sono a conoscenza dell'esistenza di un gruppo molto agguerrito di ideologi pieni di soldi e potere, convinti che il futuro dell'umanità debba consistere nella costruzione di un nuovo 'esemplare' di essere umano.
Un essere umano plasmato non più da Dio o dalla evoluzione naturale, ma da tutta una serie di interventi scientifici e tecnologici effettuati dall'uomo sull'uomo, e dettati dalla agenda sedicente illuminata promossa da tali sedicenti geni incompresi. Evoluzione indotta artificialmente, quindi, da perseguirsi con una progressiva e radicale induzione alla manipolazione psichica, fisica, sensoriale, culturale e sessuale .
Secondo alcune correnti di pensiero l'ideologia transumanistica prenderebbe spunto filosoficamente dallo eudemonismo, dottrina morale che pone il raggiungimento della felicità quale fine naturale della esistenza umana. Fu su tali basi filosofiche che il biologo Julian Huxley nel 1957 coniò il termine 'transumanesimo', definendolo come 'l'uomo che restando uomo trascende se stesso, realizzando nuove potenzialità di e per la sua natura umana.' 
Il problema è che, in quanto forma egregorica, l'ideologia transumanistica non poteva che essere destinata a trascendere i suoi iniziali propositi filantropici per sfociare in una serie di azioni non più controllabili dai singoli propugnatori. Tra i concetti fondanti del primo transumanesimo un posto di rilievo spettò alla cosiddetta eugenetica, o 'igiene razziale', la quale è lo studio e la pratica dello allevamento selettivo applicato agli esseri umani, al fine di migliorare la specie. A tali propositi quantomeno discutibili andarono ad aggiungersi nuove 'sfaccettature' che finirono per sconfessare il proposito huxleiano del 'restare umani.' In particolare dalla nascita della rete internet e del web 2.0 - il transumanesimo iniziò a dare prova di non avere alcuna intenzione di fermarsi al mero miglioramento delle facoltà individuali, ma di puntare dritta a quella 'realizzazione di nuove potenzialità', le quali in sostanza si tradurrebbero nel perseguimento di un estremo collettivismo tecnocratico; in altre parole, gli individui che rinunciano alla loro identità, al libero arbitrio, alla riservatezza, per interconnettersi formando una sorta di enorme alveare al servizio di un'ape regina, in questo caso incarnata da un apparato informatico invadente e tentacolare capace di impartire 'suggerimenti', in predicato di diventare direttive cogenti. Apparato amministrato da chi? Nel migliore dei casi dalla stessa oligarchia, in quello peggiore da una intelligenza artificiale.
E allora ben si comprenderà come a questo punto l'eudemonismo vada a farsi friggere. Come è possibile infatti raggiungere la felicità umana trasformando l'essere umano in qualcosa di non più umano? Ricercare la felicità umana manipolando i tratti essenziali della natura umana è uno dei concetti più insensati che abbia mai udito. Il paravento dell'eudemonismo è andato via via scomparendo, soppiantato da una filosofia basata sulle idee di una manciata di individui influenzati dal mai comprovato evoluzionismo darwiniano, oppure, per chi ci crede, da una intelligenza non umana e non benevola.
La diffusa, e per molti versi dogmatica fiducia nutrita oggi nei confronti del progresso tecno-scientifico, le cui implicazioni si traducono nel rigetto della spiritualità e nella magnificazione del materialismo, non è che il frutto velenoso della opera persuasiva mediatica allestita nei decenni dall'ideologismo transumanistico. Gli osceni interventi di chirurgia 'estetica' con cui oggi parecchie persone si illudono di nascondere i segni dell'età, trasformandosi in caricature di se stesse, ognuna uguale all'altra come in una epidemia di tumefazioni, stiramenti ed inserti sintetici, sono l'emblema di questa ideologia basata sulla falsità. Così come indirettamente lo sono l'auto-manipolazione psichica e sensoriale ottenute tramite l'abuso di droghe e farmaci, la neonata patologia nomofobica ('no mobile fobia', cioè terrore di rimanere disconnessi dalla grande rete) ed il sabotaggio delle tradizioni culturali di cui le consorterie progressiste stanno rendendosi artefici. E' la mostruosità spacciata per bellezza; il delirio spacciato per benessere, l'isolamento spacciato per socialità; l'innaturalità spacciata per evoluzione.
A questo punto è necessario fare un distinguo. Ben venga qualsiasi ritrovato scientifico e tecnico che sia utile a migliorare le condizioni di vita dell'umanità, ed in particolare quelle delle persone malate o disabili, cioè dotare o restituire efficienza ad organismi menomati delle normali funzionalità. Il problema sollevato in questo e altri articoli critici nei confronti della ideologia transumanistica non attiene il progresso scientifico in sè, ma solo quegli ambiti che in ossequio ad una mania apoteotica si sono prefissati la 'sacra missione' di 'costruire' una nuova normalità la quale rischia di compromettere la individualità umana e la facoltà di crescita ed evoluzione spirituale ed intellettuale del singolo individuo.

"Quando la mente (coscienza) sta per aprirsi a nuove prospettive, è fondamentale che il suo proprietario sia un individualista indipendente. Questo è il primo requisito, in assenza del quale, non accade nulla.", J. Rappoport

Ciò premesso, come sappiamo, di questi tempi  non esistono mezzi di persuasione di massa più efficaci di televisione e cinema. Gli input ascrivibili al transumanesimo nella comunicazione di massa non si contano. Basta prendere atto di tutti i programmi televisivi di 'divulgazione scientifica' in cui non si fa altro che inculcare l'idea di un futuro in cui la gente si impianterà dei microchip per essere più 'intelligente' e 'protetta'; gli spot pubblicitari in cui l'uomo stanco, una volta vitaminizzato diventa forte come un robot, le trasmissioni satiriche in cui si pubblicizza la chirurgia estetica in maniera più o meno diretta; i videoclip musicali che propagandano occultamente la mentalità da 'alveare'  e più in generale i prodotti televisivi rivolti ad un pubblico giovane in cui ci si adopera per demolire ogni tradizione culturale e normalità sessuale, in ossequio ai 'nuovi orizzonti' di un supposto 'progresso umanistico.'
Tuttavia, prima ancora che con la informazione e la musica è attraverso le opere di fiction che i burattinai piantano i semi di tale mentalità nelle giovani menti, in modo tale che da adulte siano predisposte ad accogliere con gran entusiasmo gli 'stravolgimenti filantropici' propinati dal grande fratello.
In questo post citerò una serie di opere di fiction mediante cui le recenti generazioni sono state indirizzate verso il dogmatismo transumanistico. Naturalmente molti titoli mi sfuggiranno, ma per fortuna c'è il modulo dei commenti a disposizione di chiunque voglia integrare la lista.
"La filosofia materialistica implica che la libertà non esista. Che non esista una cosa come il libero arbitrio. Implica che niente in realtà sia davvero vivo. Implica inoltre che qualsiasi sperimentazione sia effettuata sugli esseri umani, non importa quanto odiosa possa essere,  sia da considerarsi ammissibile, dato che tu ed io non siamo che insiemi di particelle che quello specifico esperimento si limiterà a riorganizzare. Ecco l'ideologia del totalitarismo. La visione di una società inanimata, robotizzata." J. Rappoport


Frankenstein

Diretto nel 1931 da James Whale, e tratto dall'omonimo romanzo di Mary Shelley, cinematograficamente parlando può considerarsi il capostipite del cinema a sfondo transumanistico. Interessante notare come la seconda pellicola che rese celebre Whale sia stata L'uomo Invisibile (1933) altro racconto dalle sfumature palesemente transumanistiche.
La storia del dottor Frankenstein è ben nota, dunque inutile dilungarsi nella descrizione della trama. Ciò che vale la pena sottolineare è la scena in cui i cittadini del villaggio, dopo avere appreso delle strane attività aventi luogo nel laboratorio di Frankenstein si presentano sotto il palazzo dello scienziato, torce e forconi alla mano, con l'intenzione di distruggere ogni cosa. E' proprio quello il punto in cui il transfert emotivo impartisce il condizionamento nello spettatore: l'uomo comune è retrogrado ed ignorante, dunque non è in grado di comprendere i 'miracoli' della scienza. Di conseguenza, tutte le volte che ci si ritrovi di fronte a un dibattito circa l'opportunità di avallare o meno una qualsiasi attività scientifica 'rivoluzionaria', ecco che nell'inconscio riemerge l'immagine dei bifolchi inferociti ritratta dal film di Whale e da moltissime altre opere basate sullo stesso impianto narrativo. E dal momento che nessuno ha voglia di percepirsi come un bifolco retrogrado, la reazione pavloviana si concretizza nel supporto incondizionato verso ogni 'discutibile' nuova tecnica o scoperta scientifica.


L'uomo da 6 milioni di dollari

Il colonnello Steve Austin, a causa di un incidente durante una missione perde le gambe, il braccio destro e l'occhio sinistro. Su di lui viene effettuata una ricostruzione bionica all'avanguardia, che sostituisce gli organi danneggiati con arti bionici. La serie prende il titolo dal costo dell'intervento, appunto di sei milioni di dollari.
Grazie agli organi bionici, Steve Austin acquisisce delle capacità eccezionali: le gambe gli consentono di correre a velocità altissime, il braccio è dotato di una forza fuori dal comune, e l'occhio permette una visione ravvicinata di oggetti molto lontani. (fonte)
Da questa serie televisiva targata ABC (1974) fu poi tratto lo spin-off La Donna Bionica (1976) in cui il tema dell'essere umano trasformato in un superuomo dalle facoltà fuori dal comune fu riproposto in salsa femministica.
Successivamente lo stesso tema fu sfruttato da diversi altri soggetti cinematografici, ad esempio quello del film Robocop (Paul Verhoeven, 1987), il cui remake è da poco uscito nelle sale.
Se un giorno qualche geniaccio se ne uscisse con l'idea di infilarvi un microchip da qualche parte, saprete da quali 'incontestabili' fonti abbia attinto il proprio background filosofico e culturale.


Guerre Stellari

Tra le saghe cinematografiche più apprezzate di tutti i tempi vi è l'esalogia di Guerre Stellari (1977), creata da George Lucas. Ciò che più conferisce alla storia un carattere transumanistico sono le personalità di C-3PO e R2-D2, i due robot co-protagonisti che gli autori dotarono di sentimenti e senso dell'umorismo. Attributi tipicamente umani che nessun robot potrà mai sviluppare, con buona pace dei cultori del transumanesimo, i quali sognano il giorno in cui in ossequio alle idee di Darwin, l'uomo dovrebbe cedere il passo ai robot, esattamente come i primati agli albori della storia avrebbero ceduto il passo al genere umano. Ecco un buon esempio di come basandosi su una sfilza di presupposti errati o quantomeno non comprovabili, si possa giungere a conclusioni distorte che producono ideologie tanto degradanti quanto pericolose.


Tron

Nel lontano 1982 la vezzosa e disinteressata Disney produsse Tron (Steven Lisberger) il primo film che descriveva i prodigi della realtà virtuale. Il protagonista Kevin viene digitalizzato dal mega-computer Master Control Program (MCP) grazie ad un laser sperimentale, e il suo organismo ricomposto in forma digitale all'interno dei circuiti integrati che costituiscono l'universo del cervello elettronico. A quel punto - scoperta delle scoperte - Kevin si rende conto con grande sorpresa che i programmi realizzati da lui e dai suoi colleghi formano un universo parallelo in cui è possibile sfidarsi in gare di motociclismo digitale e roba simile. Tra i molti spettatori che si lasciarono condizionare dalla pellicola non è da escludere che vi fosse Gianroberto Casaleggio (v. correlati) e tutti coloro i quali oggi credono che la soluzione migliore per il futuro degli esseri umani sia quella di connettersi ad un computer mediante delle interfacce bioniche e vivere una vita virtuale fatta di tante cose belle e finte.
In questa tipologia filmica tecno-onanistica meritano citazione Il Tagliaerbe (1992, B. Leonard), Existenz (1999, D. Cronenberg), Total Recall (1990, P. Verhoeven), Fino alla Fine del Mondo (1991, W. Wenders) e l'italiano Nirvana (G. Salvadores, 1997).
Tornando all'idea ossimorica dei robot dotati di sentimenti, dunque di coscienza, è necessario citare qualche altro film che contribuì a indirizzare l'immaginario collettivo verso l'idea secondo cui riversando i 'dati' immagazzinati nel cervello umano all'interno di computer molto potenti, sarebbe possibile 'replicare' degli esseri intelligenti e sensibili
.


Blade Runner

Ispirato al romanzo Il Cacciatore di Androidi di Philip K. Dick, Blade Runner (Ridley Scott, 1982) è una intrigante detective story fantascientifica, però è anche il tipico esempio di programmazione predittiva (v. correlati) applicata alla cinematografia. Nel 1982 Scott dipinse un mondo tecnocratico, cupo, inquinato, cinico. Vi ricorda qualcosa? Per inciso, il valore poetico attribuito dalla critica al celebre monologo declamato da Rutger Hauer nei panni del replicante Roy Batty non solo è un insulto alla vera poesia, ma è anche il momento in cui lo spettatore è indotto ad attribuire sentimenti umani ad una macchina. Stesso discorso valido per la replicante Rachael, la cui sensibilità risulta estremamente incompatibile con la sua essenza sintetica. Il finale originale della storia prevedeva perfino che lo stesso protagonista della storia, il detective Rick Deckard, scoprisse di essere a propria volta un replicante; se non fosse stato tagliato in fase post-produttiva quel finale forse sarebbe riuscito a infondere al film il senso filosofico / esoterico che in molti gli attribuiscono, a mio avviso senza alcuna valida ragione.
Tra gli altri film che mi sovvengono al momento, dediti alla rappresentazione delle macchine sotto forma di esseri dotati di sentimenti, troviamo la commedia Corto Circuito (1986, J. Badham), in cui il robot Numero 5, colpito da una scarica elettrica acquisisce intelligenza e sentimenti umani al punto da innamorarsi di una ragazza umana.
In Wall-E - film a cartoni animati della cara e disinteressata Disney (2008, A. Stanton) - il protagonista è il robot Wall-E, unico superstite di un pianeta Terra ormai devastato dall'inquinamento prodotto dalla follia umana. Genere umano che infatti ha finito per auto-condannarsi all'estinzione di massa. Stranamente, il robot Wall-E, riesce a provare emozioni come sospinto da una umana ed innata 'evoluzione' spirituale. Un giorno scende dal cielo un robot femmina di nome EVE che lo farà innamorare. In realtà c'è ben poco da fantasticare: i robot non potranno mai provare sentimenti. I sentimenti non sono riducibili ad una reazione chimica, come qualcuno vorrebbe dare ad intendere. Sono il prodotto di qualcosa di esterno alla mente, la quale al limite innesca la reazione chimica di cui sopra. Anima, spirito, scintilla divina o come vi pare. La cosa importante da stamparsi in testa è l'equazione: No spirito = no sentimenti. Lo spirito non è un insieme di dati replicabili col copia-incolla, cara Disney e cari cervelloni ho-capito-tutto-io.
Ne L'Uomo Bicentenario (1999, C. Columbus) tratto da un lavoro di Asimov, Andrew Martin, uno dei primi prototipi di robot positronici di servizio, dimostra di possedere emozioni e reazioni del tutto inaspettate per un robot, acquisendo consapevolezza di se fino al punto di richiedere di non essere più considerato una proprietà e di lottare per ottenere la libertà. Oltre alla superficie transumanistica, in questo caso è riscontrabile l'allusione al concetto di trasmutazione alchemica - negazione per antonomasia della 'mentalità da alveare' di stampo transumanistico - dell'essere inconsapevole che con la forza di volontà ed il coraggio riesce a trasformarsi in una vera persona.
Stessa stratificazione concettuale riscontrabile in A.I. (2001) di Spielberg, basato su un progetto di Kubrick, rivisitazione in chiave fantascientifica della favola di Pinocchio .



Occhio all'inghippo

Discorso inverso per sei pellicole che secondo me affrontano la questione in modo più responsabile. La prima è il celebre 2001 Odissea nello Spazio, firmato nel 1968 da Stanley Kubrick e ispirato a un racconto di Arthur Clarke. Lo stolido ammutinamento del computer H.A.L. 9000, amministratore della astronave trasportante equipaggio umano, è senza ombra di dubbio una delle rappresentazioni più inquietanti e paradigmatiche dei rischi insiti nella eccessiva fiducia riposta nelle intelligenze artificiali.
La seconda è Il Mondo dei Robot (1973) scritto e diretto da Michael Crichton, ambientato in un'epoca futura in cui viene costruito una sorta di parco dei divertimenti per adulti denominato Delos. Qui la gente può divertirsi a sperimentare la vita esistente nell'Antica Roma, nel Medio Evo e nel Far West grazie ad enormi ricostruzioni ambientali popolate da robot 'intelligenti' dalle sembianze umane. I problemi vengono fuori quando i 'nuovi modelli' di androidi manifestano un inatteso malfunzionamento, mettendo in serio repentaglio l'incolumità degli ospiti del parco.
La terza è La Mosca (originale del 1958 intitolato L'Esperimento del Dottor K.) e remake del 1996 diretto da David Cronenberg) in cui uno scienziato impaziente di verificare le proprie teorie circa la manipolazione genetica, decide di sperimentarle sulla propria persona, finendo in un brutto pasticcio.
Ennesimo film ispirato alle opere di Asimov, Io, Robot (2004) di Alex Projas, è la storia del mega-computer 'intelligente' V.I.K.I. (Virtual Interactive Kinetic Intelligence), che un bel giorno stabilisce autonomamente, nella massima buon fede, che per proteggere in modo efficace gli esseri umani da loro stessi sia necessario sacrificare l'individualità e la libertà di questi ultimi, instaurando una dittatura 'benevola' dei robot.
Altra pellicola dai connotati spiccatamente anti-transumanistici è il primo episodio della serie Terminator (1984) diretto da James Cameron, in cui un glaciale Schwarzenegger interpretava un robot proveniente dal futuro, dedito alla ricerca e distruzione di bersagli politici umani. Il discorso fu invertito negli episodi successivi, ove fu introdotto il personaggio del robot 'buono' impegnato a difendere i bersagli umani dal robot 'cattivo'. In tal modo, come è facile capire andando a riguardare i film, si introdusse anche la nozione di coscienza e moralità applicate alle macchine. La bontà e cattiveria dei due robot - infatti - non si limitavano a rispecchiare una qualche programmazione avvenuta a monte, ma in diverse situazioni del film appariva come scaturente da un improbabile libero arbitrio esercitato dai due automi.
Inattesa inversione di rotta che si verificò anche nella saga di Matrix (1999, Wachoski Bros), al cui primo capitolo del tutto allarmistico nei confronti di ciò che i transumanisti definiscono 'singolarità' (il punto di non ritorno in cui le intelligenze artificiali dovrebbero prendere il sopravvento sugli esseri umani), a distanza di anni, molti anni, seguì un terzo capitolo dall'epilogo assai più 'accomodante', circa una 'auspicabile' convivenza paritaria tra macchine ed esseri umani. 


X-Men

Concludo questa breve e necessariamente parziale carrellata con una saga che in un certo senso si ricollega alla prima pellicola trattata nel post, cioè Frankenstein. Tratta dall'omonimo fumetto Marvel (1963) a firma dello scrittore Stan Lee, la saga degli X.Men narra delle vicende avventurose di un gruppo di esseri umani 'mutanti', cioè dotati di nuovi e straordinari poteri dovuti in parte alla 'naturale evoluzione' ed in parte alla manipolazione scientifica. Con gli X-Men viene riproposto il concetto dei bifolchi retrogradi già sfruttato in Frankenstein. Le persone 'normali' - infatti - manifestano diffidenza e repulsione nei confronti dei mutanti, giungendo ad emarginarli in una sorta di 'ingrato' razzismo al contrario. Anche in questo caso sotto un messaggio superficiale edificante (la tolleranza verso le minoranze giudicate 'diverse') si cela lo stesso tipo di propaganda transumanistica presente nel film di Whale, atta ad indurre negli spettatori il senso di colpa verso il loro sano istinto finalizzato alla conservazione della specie.

Concludendo

In questo post ho illustrato come attraverso l'industria cinematografica e televisiva, ad iniziare dagli anni '30 del secolo scorso, si siano introdotti alcuni memi culturali finalizzati ad infondere nell'inconscio collettivo una morbosa propensione nei confronti dei dogmi espressi dalla ideologia transumanistica, ad esempio l'idea che l'essere umano sia per natura imperfetto e bisognoso di essere modificato con l'ausilio della scienza e della tecnica, e che la naturale evoluzione umana debba concretizzarsi in termini materialistici, piuttosto che morali e spirituali; che il futuro dell'umanità debba consistere in una progressiva trasformazione da esseri biologici dotati di uno spirito, una mente ed un pensiero individuale, in OGM sintetici privi di identità e spiritualità e votati al più spinto collettivismo.
Campagna persuasiva risaltante anche in altri campi, come quello dei fumetti (basti ripensare alle decine di supereroi creati negli USA), della pubblicità e dei videogiochi, settore quest'ultimo letteralmente invaso da titoli futuristici basati sul potenziamento dei personaggi attraverso una serie di 'innesti' cybernetici oppure la assunzione di pillole e pozioni in grado di potenziare abilità e doti fisiche. L'intero comparto dei giochi di ruolo si basa su tali meccanismi di potenziamento o - per usare un lessico più adeguato - 'livellamento'. I titoli sono davvero molti, dalla saga videoludica di Deus Ex (Eidos) al gioco di ruolo cartaceo Cyberpunk 2020 (R. Talsorian Games).
Ciò detto, il mio discorso non si concluderà con un invito al boicottaggio, né con una sfilza di anatemi lanciati contro le opere elencate in questo post. Dopotutto si tratta di prodotti per lo più divertenti, grazie ai quali tutti noi abbiamo trascorso, e trascorreremo in futuro qualche piacevole ora di svago.
Il concetto che invece mi preme sottolineare in questa sede è la differenza abissale che passa tra un prodotto di intrattenimento e la realtà dei fatti; tra l'ideologia inconsistente ed irrealizzabile di un gruppo di filosofi e scienziati sprovvisti di coscienza, ed il reale, naturale destino che attende il genere umano. Potete starne certi: una volta smaltita la sbornia tecno-scientista torneremo a percorrere i sentieri più consoni alle doti innate che da sempre ci contraddistinguono: curiosità, creatività, individualità, spiritualità ed amore.


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martedì 15 aprile 2014


Ecco un bellissimo esemplare di lori lento mentre mangia una pallina di riso. L'animale, con gli occhioni che ricordano quelli di "Mortino" del cartone Madagascar, è un primate che vive di notte e sugli alberi, dai movimenti lenti e cauti. Il suo sguardo e le sue "mani" ispirano davvero tanta tenerezza.

https://www.youtube.com/watch?v=JpsrKdYtrPo

Posted on 14:50 by Informazione Consapevole

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Di Marco Pizzuti e Chiara Collizzolli
Big Pharma è il cartello che riunisce in se tutte le più grandi multinazionali del farmaco, ovvero la potentissima lobby che detiene il monopolio delle cure sulla nostra salute. Ciò premesso, sono proprio le malattie che affliggono la popolazione, soprattutto quelle più terribili a costituire la fonte dei suoi guadagni. Per Big Pharma quindi le malattie croniche rappresentano una vera manna dal cielo poiché come noto lo scopo dichiarato delle Corporations non è aiutare il prossimo ma incassare guadagni. Di conseguenza, per le multinazionali produrre un farmaco a basso costo che sia realmente efficace in modo definitivo non si rivela mai un buon investimento. Il massimo profitto infatti lo realizza vendendo medicine che presentano molti effetti collaterali (ovvero che migliorano una patologia creandone altre nello stesso tempo) e pochi (o nessuno) benefici reali. In tale ordine di idee tutti i prodotti naturali non brevettabili che possiedono eccellenti proprietà terapeutiche senza avere al contempo pericolose controindicazioni non divengono mai oggetto di studio e sono anzi annoverabili come i peggiori nemici dell’industria farmaceutica. E pur se in linea teorica un farmaco diviene vendibile solo allorché efficace, sta di fatto che le grandi case farmaceutiche hanno a disposizione molti modi per far credere che sia utile o necessario anche quando non lo è affatto. Uno di questi è la vivisezione, una pratica scandalosa ancora oggi molto utilizzata grazie all’omertà garantita da mass-media e istituzioni alla potentissima lobby del farmaco. Ciononostante, ormai i tempi sono maturi per aprire finalmente il sipario sulle crudeltà, il cinismo e le menzogne di quella che possiamo legittimamente definire l’industria del male.
La propaganda di Big Pharma sulla vivisezione
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Un ricercatore scientifico particolarmente esperto in materia, il dottor Massimo Tettamanti [1], scrive: “Non so se per egoismo, pavidità o incoscienza, ma molte persone, pur non sapendo nulla sull’argomento, continuano a ripetere frasi come: “…non si può fare a meno della vivisezione perché è necessaria per alleviare i mali fisici dell’uomo…altrimenti come si testerebbero i farmaci e altri prodotti?”. Chiunque altro può fare la stessa identica esperienza semplicemente provando ad interrogare più persone diverse sull’utilità di questo tipo di sperimentazione. La quasi totalità degli interpellati pur riconoscendo che la vivisezione è una pratica terribile, ne dichiarerà la necessità nel timore infondato di ritrovarsi senza medicine. Tale tipo di opinione è il risultato della propaganda di Big Pharma, ovvero esattamente ciò che quest’ultima vuole farci credere. Le masse infatti, a causa della costante disinformazione che circonda l’argomento ignorano quasi completamente i disastri causati dalla farmacologia moderna come ignorano il fatto che molti autorevoli scienziati cominciano a denunciare apertamente l’inutilità, se non addirittura la pericolosità della stragrande maggioranza delle “medicine” approvate attraverso l’uso della vivisezione. Ad ammetterlo troviamo perfino il Prof. Silvio Garattini, il celebre scienziato farmacologo che da anni sostiene a spada tratta la validità della vivisezione e che dirige l’Istituto Mario Negri di Milano. Ecco infatti cosa ha dichiarato pubblicamente il 30 ottobre 2005 sul quotidiano Il Messaggero (pag.13) sotto l’incalzare delle domande del giornalista Roberto Gervaso:
Davvero i farmaci utili NON sono più di una decina? Nella pratica clinica
corrente sono qualche decina
E in quella specializzata? Probabilmente poco più di un centinaio
Quali ? Farmaci cardiovascolari, per il sistema nervoso centrale, gastrointestinali
ed antibiotici
I farmaci ETICI di più largo consumo? Gli stessi
I farmaci più “salvifici”? I vaccini
Quelli di cui più si abusa? Gli psicofarmaci
Quelli che producono più effetti collaterali?? Gli antitumorali
I farmaci più innovativi? Molto pochi
Come verificarli?? A distanza di tempo
Sono in aumento o in diminuzione? In continua diminuzione. Negli USA, in undici
anni, dal 1992 al 2003, sono passati da 30 a 11
Perché i farmaci antitumorali sono cosi tossici?? Poiché non agiscono solo sulle
cellule tumorali, ma anche su quelle dei tessuti normali
I rischi degli analgesici? I danni renali
Degli antinfiammatori? I danni renali e il sanguinamento gastrointestinale
I farmaci più allergenici? Dipende dalla sensibilità individuale
Gli integratori minerali e vitaminici integrano davvero?? Integrano il bilancio delle
aziende produttrici
I farmaci da banco che più facilmente inducono l’effetto placebo? Gli integratori
alimentari
Quante pillole si consumano ogni anno in Italia? 1,5 miliardi di confezioni. Più
un numero imprecisato di prodotti della medicina alternativa
In media quanti farmaci, attivi o inutili, assume ogni italiano?? CIRCA 26
CONFEZIONI L’ANNO. IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE SPENDE 42
MILIONI DI EURO AL GIORNO.
E quanti sono i pazienti? 15 milioni
Perché i medici di base prescrivono con tanta facilità farmaci etici? È PIÙ
FACILE PRESCRIVERE CHE IMPIEGARE TEMPO PER ASCOLTARE I PAZIENTI
I farmaci costano troppo o il giusto?? TROPPO
Da questo estratto dell’intervista apprendiamo quindi che il farmaco solo in Italia rappresenta un enorme business da 42 milioni di euro al giorno e che su circa 8500 farmaci disponibili sul mercato italiano solo un centinaio sono realmente efficaci!
Se quindi, per stessa ammissione di uno dei massimi esperti italiani della vivisezione la stragrande maggioranza dei farmaci approvati dal ministero della sanità con lo strumento della vivisezione è assolutamente inutile, ciò significa che i test condotti sugli animali non offrono alcuna reale garanzia di efficacia sull’uomo. Di conseguenza la vivisezione serve solo ad assicurare l’approvazione e la vendita di enormi quantitativi di nuovi farmaci inutili e dannosi, in altre parole a ingrassare le tasche di Big Pharma sulla nostra pelle e su quella degli animali. In realtà infatti i metodi di ricerca alternativi alla vivisezione non solo esistono ma funzionano anche assai meglio di quest’ultima nel senso che offrono maggiori garanzie di efficacia sull’uomo. La lobby del farmaco però, non avendo alcun reale interesse per la salute pubblica si guarda bene dall’utilizzare le tecnologie di sperimentazione di ultima generazione poiché sa bene che il loro uso ridurrebbe drasticamente i suoi guadagni. Ciò premesso, la vivisezione non solo si rivela essere inutile e crudele, ma paradossalmente è anche molto costosa: mantenere gli stabulari (allevamenti per scopi scientifici) costa parecchio e solo per fare un esempio un Beagle da laboratorio (cane di piccola taglia) viene pagato mediamente 400-500 euro. Considerando poi che solo in Italia vengono impiegati (per non dire torturati e massacrati) in sperimentazione, circa tre milioni di animali da laboratorio (è vietato servirsi di cani e gatti randagi in base al dlg 116/92), non è difficile fare i conti in tasca a Big Pharma. Del resto mantenere alti i costi della ricerca ha un fine ben preciso, monopolizzare la produzione dei farmaci nelle mani delle grandi Corporations, le uniche che possono sostenere simili spese. Pertanto, è utile ribadire che il solo reale motivo per cui viene ancora utilizzato uno strumento così barbaro e primitivo come la vivisezione è che quest’ultima permette di arrivare all’approvazione legale di costosi o costosissimi farmaci inutili. Per tale ragione si tratta di uno degli argomento tabù meglio censurati dai grandi canali d’informazione che non intendono pestare i piedi a una lobby così potente. E per avere un’idea più precisa di quanto può essere influente Big Pharma sulla politica (ricchezza=potere) basti ricordare che l’industria farmaceutica, secondo la classifica stilata dall’autorevole rivista specializzata Forbes, troneggia insieme al settore petrolifero ai primi posti nel gotha delle Corporations più lucrose del mondo.
La vivisezione come mero strumento di lucro
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Per mantenere i suoi profitti a livelli vertiginosi il cartello delle case farmaceutiche sforna ogni anno nuove “medicine” coperte da brevetto che poi vengono acquistate a peso d’oro sia dalla sanità pubblica che dai privati cittadini dietro prescrizione medica! Come già anticipato infatti, se venissero adottati i nuovi metodi scientifici sostitutivi della vivisezione, la maggior parte di questi prodotti farmaceutici non potrebbero essere brevettati, poiché risulterebbe chiaramente tutta la loro nocività.L’utilizzo di animali da laboratorio invece (in quanto molto più resistenti dell’uomo sotto molti aspetti), fornisce fin troppo spesso risultati ambigui e inattendibili che poi sono facilmente interpretabili e manipolabili a piacimento. Negli anni ’60 ad esempio vennero pubblicati numerosi studi epidemiologici che comprovavano la responsabilità del fumo di sigaretta nel provocare il cancro. In risposta alle prime accuse di tossicità del tabacco la Philip Morris assoldò alcuni scienziati compiacenti e finanziò un apposito studio teso ad accertare il contrario. Centinaia di cani Beagle vennero così costretti ad inalare fumo di sigaretta forzatamente e ininterrottamente per numerose ore al giorno con l’ausilio di appositi respiratori. Poiché evidentemente i polmoni dei poveri animali in questione erano molto più resistenti di quelli umani i loro polmoni non risultarono particolarmente compromessi e ciò permise alle multinazionali del tabacco di annunciare trionfalmente ai quattro venti la dimostrazione scientifica che il fumo non nuoceva alla salute! Di conseguenza la gente continuò a fumare ignara (e a morire di cancro) fino all’inizio degli anni ’90, periodo in cui la lobby del tabacco venne travolta da numerosi scandali a catena che portarono alla luce la verità.
D’altra parte tali considerazioni scientifiche contro la vivisezione trovano conforto persino nella nostra esperienza comune riguardo alla salute degli animali domestici. Chiunque abbia un cane o un gatto sa bene infatti quanto questi ultimi siano molto più resistenti di noi alle infezioni, come non contraggano moltissime delle malattie umane e come siano in grado di nutrirsi di cose che manderebbero un essere umano all’altro mondo. Per non parlare poi dei topi che riescono ad adattarsi ad ambienti come uno scolo fognario…
Dalle cavie animali alle cavie umane del Terzo Mondo
I risultati ottenuti con la sperimentazione animale sono talmente ambigui che per avere almeno una parvenza di validità scientifica necessitano sempre di ulteriori test sugli uomini, quella che in gergo scientifico viene definita “fase clinica”. Oggi l’ingrato compito di effettuare questi ultimi viene dato da Big Pharma in appalto ad altre società (le famigerate CRO, acronimo per Contract Research Society) che li svolgono nel Terzo Mondo. La scelta del luogo ovviamente non è casuale poiché si tratta di paesi dove i “medici” senza scrupoli trovano facilmente delle cavie umane disposte a firmare loro tutte le autorizzazioni necessarie a condurre i test in cambio di pochi spiccioli. Questo modo di agire di Big Pharma, totalmente ignorato dalle masse è stato descritto persino nel recente film The constant gardener (tratto da un romanzo di John Le Carré), un’opera cinematografica del 2005 la cui trama è fortemente ispirata alla realtà dei fatti. I risultati definitivi della sperimentazione condotta sui popoli più disgraziati della Terra al di fuori di qualsiasi serio controllo esterno vengono poi abbondantemente manipolati per rendere possibile la commercializzazione di farmaci che spesso costituiscono vere e proprie minacce alla salute. Grazie a tale modus operandi ogni volta che scoppia uno scandalo e migliaia di persone muoiono a causa di qualche medicina killer (vedi il caso del Vioxx o del Lipobay, come di moltissimi altri), le industrie farmaceutiche si trincerano dietro alla dichiarazione che “erano stati fatti tutti i test necessari prescritti dalla legge”.
Il contributo delle associazioni animaliste
Denunciare tutto ciò oggi è possibile grazie anche al coraggioso attivismo dei movimenti animalisti più agguerriti che stanno cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica su questa pratica criminale che consente a Big Pharma di trasformare legalmente dei veleni in farmaci 4. Di recente per esempio le associazioni animaliste sono riuscite a far chiudere il famigerato allevamento di cani beagles da vivisezione del Morini di San Polo d’Enza. Il 24 aprile 2010 invece le proteste si sono concentrate contro la ditta “Green Hill” di Montichiari (BS), un altro lager italiano per 2500 cani beagles da destinare alla vivisezione: di queste sfortunate creature, allevate in box di pochi metri quadrati illuminati esclusivamente con la luce artificiale dei neon ne partono circa 250 alla settimana per andare incontro ad atroci e inutili sofferenze che cesseranno solo con la loro morte nei laboratori. Ciononostante Green Hill ha chiesto al comune di Montichiari il permesso per raddoppiare il proprio allevamento e divenire così uno dei maggiori centri di approvvigionamento europeo delle cavie animali.
Note
1) Marcia Angell, Farma&Co. Industria farmaceutica: storie straordinarie di ordinaria corruzione,Il Saggiatore, 2006.
2) Vivisezione o scienza, Pietro Croce, Edagricole Calderini, 2000.
Numerose e ripetute nel tempo sono le dichiarazioni degli scienziati sull’inaffidabilità della sperimentazione animale. A titolo esemplificativo possiamo citarne alcune particolarmente eclatanti:
“La possibilità di utilizzare per l’uomo i dati ottenuti con gli esperimenti su animali ha perso negli ultimi anni gran parte della credibilità che vantava sotto forma dogmatica nel secolo scorso. La revisione scientifica ha sancito l’inattendibilità della sperimentazione su animali per l’uomo”. P. Sandercocke I. Roberts, Lancet 2002.
Analoghe considerazioni sono state fatte, alla fine del secolo scorso, anche dal professor Umberto Veronesi: “Gran parte delle ricerche sul cancro…è stata svolta su animali da laboratorio. Si sperava di ottenere un modello sperimentale che riproducesse nell’animale le condizioni di sviluppo dei tumori umani e quindi di trasferire all’uomo i risultati ottenuti. Ma intorno agli anni sessanta ci si è resi conto che questa seducente ipotesi di lavoro non era realizzabile. I tumori dei topi, dei ratti, dei polli, o delle cavie sono sostanzialmente diversi da quelli dell’uomo; diverso è il loro modo di formarsi, di accrescersi, di metastatizzare. Perciò, nonostante l’enorme mole di informazioni apprese, l’utilizzazione in campo umano era trascurabile. Era dunque necessario trasferire le ricerche direttamente sui tumori dell’uomo…”. Affermazione riportata in Cancro: un male evitabile, G. Tamino, ed. Cosmopolis, 2006.
I rischi di tumore determinati da sostanze tossiche si studiano con esperimenti su topi e ratti, e il 42% delle sostanze finora esaminate si è rivelato positivo nel topo e negativo nel ratto, oppure il contrario. Quindi se due animali strettamente imparentati e di vita breve come il topo e il ratto forniscono risposte completamente diverse, se ne deve dedurre che la trasposizione dei risultati all’uomo è estremamente opinabile”. Affermazione di Bruce N. Ames, Presidente della Facoltà di Biochimica dell’Università di California, 1987.
3) “Test di cancerogenicità condotti nel topo e nel ratto forniscono talvolta risultati contrastanti nelle due specie. Perciò si suppone che l’organismo umano possa mostrare risultati differenti da quelli di organismi da esperimento. In secondo luogo, se ci sono prove che un composto sia mutageno (ed eventualmente cancerogeno) anche nell’uomo, non è detto che la potenza del composto, dosata su animali, sia la stessa nell’uomo. Per questo motivo i dati estrapolati dagli animali. ad esempio la valutazione del rischio di cancerogenicità, sono da considerarsi indicazioni molto grossolane. Solo l’osservazione sull’uomo può fornire indicazioni sicure per la valutazione e la prevenzione del rischio umano”. Trattato di genetica UTET (autori: Curtoni, Dallapiccola, De Marchi, Mattinz, Momigliano Richiardi e Piazza, 1991).
Anche quando un composto è cancerogeno sia nell’uomo che in una specie animale, la sua cancerogenicità può manifestarsi in modi e parti del corpo diversi. La benzedrina, per esempio, causa tumore alla vescica negli umani, tumore al fegato nei criceti e tumori alle orecchie nei ratti”. Cancro: un male evitabile G. Tamino, ed. Cosmopolis, 2006.
…uno studio sulla nutrizione, della durata dell’intera vita, su ratti e topi, sembra avere meno del 50% di probabilità di rintracciare cancerogeni umani noti. Sulla base della teoria della probabilità , sarebbe stato meglio lanciare in aria una moneta”. David Salsburg The Lifetime Feeding Study in Mice and Rats – An Examination of Its Validity as a Bioassay for Human Carcinogens, Oxford University Press 1983.
I cancri provocati mediante impianto o iniezione nell’animale non possono in nessun caso, né per la causa né per l’effetto, essere paragonati a quelli dell’uomo”. Dichiarazione rilasciata nel 1986 dal professor Iain F.H. Purchase, presidente della British Toxicology Society e vincitore nel 2004 del premio IUT, International Union Of Toxicology.
I cancri da laboratorio non hanno nulla a che vedere con quelli naturali dell’uomo. Le cellule tumorali umane non sono estranee all’organismo che le ospita. Il cancro umano differisce profondamente dai tumori artificiali provocati dagli esperimenti nei laboratori”. Dichiarazione rilasciata dal famoso virologo Albert Sabin in occasione di una conferenza tenuta nel giugno 1978 a Napoli.
4) “In molti casi sono stati innestati nei topi, per studiare possibili medicinali anticancro, tumori umani, ma il risultato è stato quello di ottenere farmaci efficaci a guarire i topi ma non l’uomo”.T. Gura. Science. 1997).

Posted on 13:28 by Informazione Consapevole

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