sabato 20 settembre 2014



Di Salvatore Santoru


La parola "Cambiamento" è una delle più inflazionate e abusate negli ultimi tempi.
Nei media, nella politica e nella società essa viene ripetuta continuamente e ossessivamente un giorno sì e l'altro pure.

Molti si saranno chiesti: ma cos'è realmente e che significa questo Cambiamento?  ...

Bene, proverò a spiegare questo concetto in un modo che spero sia chiaro a tutti.


Innanzitutto, il Cambiamento non è da intendersi come un mero cambiamento politico, sociale o economico: non ha nulla a che vedere con nuove tendenze, nuovi pensieri diffusi dalla cultura di massa, proposte politiche e cose del genere.

Non è un sinonimo di progresso economico,sociale o politico e non è da confondersi con l'ossessiva apologia del "nuovo" tanto di moda in Italia e nel mondo.

Non è nemmeno un precetto new age o cose del genere.


È semplicemente rendersi conto della situazione attuale in cui viviamo, e in tal modo prendendo coscienza e andando oltre a ciò, appunto realizzare un Cambiamento individuale e di conseguenza sociale e sempre più generale.


Per dirla in parole riferibili alla quotidianità, ad esempio rendersi conto di seguire un determinato stile di vita disfunzionale, della manipolazione mediatica e delle illusioni della Tv, di Hollywood o altre "armi di distrazione di massa", e come soluzione decidere di essere sé stessi, andando oltre le limitanti convinzioni che ci sono state inculcate sin da bambini o che abbiamo introiettato.



Questo è il Cambiamento, che non è da confondere con "adattamento", anzi.

Infatti, Cambiamento non significa conformarsi all'oggi, "stare al passo coi tempi" o cose del genere, tutt'altro.

Su questo punto è utile conoscere il pensiero di Tiziano Terzani, un personaggio che di questo Cambiamento ne parlava quando questa parola  non era sulla bocca di tutti, come oggi.


Una sua citazione è emblematica a riguardo : 

« Trovo che vi sia una bella parola in italiano che è molto più calzante della parola felice, ed è contento, accontentarsi: uno che si accontenta è un uomo felice » .

Ecco: accontentarsi è la chiave e il succo del Cambiamento.

Accontentarsi di ciò che si è e si ha, quindi di essere sé stessi, quindi cambiando il nostro punto di vista.


Difatti, accettando di essere sé stessi e ciò che ci circonda, si dà a uno strappo a tutte le illusioni che ci hanno inculcato e che abbiamo seguito sino ad ora: il voler essere come questo o quel VIP, il vestirsi in un certo modo, il seguire un certo tipo di musica o di film, l'identificarci con il nostro lavoro e tutto ciò che ci distrae, facendoci fuggire da noi stessi e facendoci credere che non dobbiamo mai accontentarci di come siamo.

Quindi in tal modo si smette di alimentare quel circolo vizioso interiore ed esteriore che ci obbliga a conformarci, ad essere sempre e comunque parte del "gregge", per essere " al passo coi tempi ", o cose del genere.


Ci si accetta così com'è, con i propri limiti, si pensa con la propria testa e in tal modo si conquista una reale libertà ( non l'illusione della "libertà" venduta dai media o da qualche ideologia ), che è semplicemente uno stato interiore, perché le reali nostre catene sono prima di tutto dentro di noi.


 Per quanto riguarda l'acritico elogio del "nuovo", ciò non ha niente a che vedere con il Cambiamento.

Terzani stesso ha criticato fortemente tale atteggiamento, base di ogni totalitarismo passato e presente, fondato sulla creazione di un'uomo nuovo, di un "nuovo mondo" e così via.

Difatti non c'è nessun bisogno di sovvertire alcunché: ma semmai serve accettare la gente così com'è, e in tal modo realizzare un positivo Cambiamento, mentre buona parte della modernità è stata basata su un negativo cambiamento che ha plasmato, modellato e modificato gli esseri umani, invece di accettarli per come sono.


Questo è il grande errore del capitalismo, del comunismo ( due sistemi la cui apparente contrapposizione è stata denunciata dallo stesso Terzani ), del positivismo o di qualunque altra ideologia e non, che pretenda di voler cambiare l'essenza umana, che invece va accettata e valorizzata, così come vanno accettate e valorizzate le nostre radici e la nostra identità, perchè come disse Terzani : " distruggere le radici è distruggere sé stessi ".

O come affermò Victor Hugo

« Fate come gli alberi: cambiate le foglie e conservate le radici. Quindi, cambiate le vostre idee ma conservate i vostri principi » .



Posted on 15:59 by Informazione Consapevole

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Di Elena Bernabè
Tutti nella vita abbiamo momenti di sconforto e di forte bassa autostima. Non dobbiamo dimenticarci però che ognuno ha le basi per arrivare dappertutto.
Eccovi degli esempi reali da tenere sempre in mente in questi bui momenti.

1- Winston Churchill dovette ripetere la prima media. La sua vita fu colma di sconfitte e delusioni. Divenne primo ministro quando aveva ormai sessantadue anni.
2- Nel 1962 i grandiosi Beatles furono rifiutati dalla Decca Recording Company con questa frase “Non ci piace la loro musica, e la chitarra è fuori moda“.
3- Kipling Rudyard si vide recapitare la recensione negativa del suo romanzo nella quale c’era scritto “Mi dispiace signor Kipling, ma lei proprio non conosce l’uso della lingua inglese…”. 8 anni più tardi vince il Premio Nobel della Letteratura.
4- Richard Bach scrisse “Il gabbiano Jonathan Livingston”. Ben 18 case editrici rifiutarono di pubblicarlo. Nel 1970 la Macrnillan decise di farlo. Già nel 1975 aveva ormai venduto sette milioni di copie nei soli Stati Uniti.
5- Al primo provino cinematografico Fred Astair si sentì dire “Non sa recitare! Leggermente calvo! Sa ballare un po’!”.
6- Beethoven maneggiava con difficoltà il violino durante le lezioni. Il suo insegnante dichiarava spesso  di considerarlo senza speranza come compositore.
7- L’insegnante di Enrico Caruso diceva che non sapeva cantare e che non aveva la voce adatta.
8- Albert Einstein non parlò fino all’età di quattro anni. il suo insegnante lo definì “mentalmente tardo, asociale e sempre perso nel suoi stupidi sogni”.
9- Un direttore di giornali licenziò Walt Disney per mancanza di originalità. Prima di costruire Disneyland andò in fallimento diverse volte.
10- Lev Tolstoj si ritirò dall’università e fu definito “incapace e non disposto a imparare“.

Fonte:  ”Un Brodo caldo per l’anima” di Jack Canfield e Mark Victor Hansen

Posted on 13:12 by Informazione Consapevole

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Di Salvatore Santoru

Tutto il Novecento è stato basato sullo scontro tra delle diverse visioni ideologiche, e in nome di esse milioni e milioni di persone sono state brutalmente uccise, perseguitate o manipolate e illuse.

Le ideologie dominanti e che ancora tutt'ora godono di un certo peso nella società, sono state quella liberale, base del sistema capitalista, e quella marxista, base del comunismo.

Entrambe tali visioni ideologiche erano e sono basate su una concezione iper-materialista di origine positivista, basata sulla riduzione dell'essere umano ad un mero ingranaggio sociale.




Già Tiziano Terzani denunciò l'apparente contrapposizione tra esse, con queste parole :

« Nonostante la loro apparente contraddizione e la lotta mortale nella quale erano impegnate, tutte e due le ideologie erano fondate sulla stessa fiducia nella scienza e nella ragione: tutte e due erano impegnate nella dominazione del mondo esteriore senza alcun riguardo per quello interiore della gente » .


Entrambe le ideologie erano e sono fondate sulla credenza che ogni aspetto non puramente materiale  e/o legato a questioni economiche, sia una "sovrastruttura", e ciò vale per l'etica, così per l'arte, la cultura, la spiritualità e molti altri ambiti.

Ciò che le accomuna più profondamente è il ruolo attributo all'essere umano, visto come una merce nel capitalismo, e come un mero numero nel comunismo.


Per queste ideologie, l'essere umano non conta nella sua interezza, non conta cos'è veramente, ma solo ciò che deve essere o deve diventare.

La diffusione di tali ideologie ha inculcato negli esseri umani convinzioni limitanti e disfunzionali, le quali sono causa di molti problemi della società contemporanea.

Grazie al capitalismo liberale ci si è abituati a considerare gli individui non come sono in Sé, ma per come appaiono e per cosa posseggono, con la promozione dell'avere al posto dell'essere.


Quindi, non valgono niente le qualità e i valori dell'individuo in sé, ma solo la sua immagine o l'identificazione con aspetti esteriori, come il lavoro, il prestigio sociale o economico e così via.

Ma, parafrasando una celebre citazione presa dal film "Fight Club", si dovrebbe ricordare che l'individuo non è il suo lavoro,la quantità di soldi depositati in banca, l'automobile che guida o i vestiti che indossa, ma molto di più.


Anche per il comunismo l'individuo in sé non ha nessun valore, ma è visto solo come un numero, e ciò a cui dovrebbe aspirare è la sua "negazione" nella massa e/o nella società collettivizzata, per rendersi eternamente uguale.

Difatti, il comunismo nega qualunque naturale e positiva differenza e diversità per omologare e standardizzare la società e gli individui che la compongono.


Una società comunista quindi sarà essenzialmente piatta, fredda e apatica nel suo profondo, in quanto la normale tendenza alla differenza ( base di ogni cambiamento e crescita ) verrebbe repressa e eliminata, al posto dell'imposizione del dogma dell'egualitarismo, che terrebbe schiavizzati gli stessi individui, e in cui naturalmente ci sarà sempre qualcuno che, citando la "La Fattoria degli Animali" di Orwell, "sarà più uguale degli altri".


Quella a cui dovremmo aspirare non può essere una società fondata su un'impossibile "uguaglianza totale", un'idea fortemente totalitaria e distruttiva nel nome della quale milioni di persone sono state uccise nel corso della storia.


Non esiste, non è mai esistita e mai esisterà un'uguaglianza totale, perché tutti siamo per fortuna diversi e differenti, e dobbiamo valorizzare, non distruggere, le nostre diversità.

Cioè che ci vorrebbe semmai è una società giusta, dove ognuno possa avere le stesse opportunità, non dove ognuno sia costretto ad essere uguale all'Altro, idea che contiene in sé quell'impulso violento e distruttore che ha caratterizzato il comunismo ( o i suoi derivati moderni ) durante la sua storia.



Le versioni moderne e aggiornate di tali ideologie sono da rintracciarsi nel neoliberismo, base del sistema consumista dominante e nel cosiddetto radical/progressismo, ritenuto come "opposizione" ad esso, ma in fin dei conti rappresentante l'altra faccia della medaglia del primo.


Oggi come ieri, entrambi i propagandisti e seguaci di queste credenze, del tutto dominanti a livello "culturale",  pretendono di voler imporre i loro dogmi, screditando e attaccando chiunque non la pensi come loro.

Difatti è tipico dei neoliberisti etichettare chiunque non condivida la loro fede cieca nella "mano del Mercato" di "socialismo" o di "comunismo", mentre i progressisti attaccano chiunque non condivida tutto ciò che vogliono imporre, etichettandolo come "borghese", "fascista", "retrogrado", e in modo paradossale "autoritario" ( forse come atteggiamento proiettivo ), insomma le solite vecchie terminologie usate dagli stalinisti negli anni 30 in URSS, con qualche aggiornamento qua e là e la certezza che almeno per ora, non mandano i loro oppositori nei gulag.


Si spera che la gente prenda sempre più consapevolezza delle illusioni e della manipolazione ideologica, le quali servono solo al Potere per la solita strategia del "divide et impera", e per meglio perpetuarsi.

In tal modo, sarà più facile andare oltre i soliti dogmi ideologici che ci hanno inculcato, e preparare la strada per la costruzione di una società più libera, giusta e migliore.


Posted on 12:31 by Informazione Consapevole

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