Borsellino, onore a un uomo giusto

lug 21, 2012 0 comments
Di Antonio Rossini
 Il 19 luglio del 1992, ore 16.59, morirono con Paolo Borsellino anche gli agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Mili, Walter Eddie Cosima e Claudio Traina.
Una morte annunciata, detta e ridetta senza che lo Stato avesse fatto nulla per impedirla. La morte peggiore è toccata a lui, perché più di tutti aveva saputo che doveva morire dagli stessi sicari della mafia. Paolo Borsellino, in quei giorni di grande dolore per la scomparsa dell’amico Giovanni Falcone, che lo aveva spinto a restare e combattere nel Tribunale Penale, si sentiva ormai un uomo solo che percorre l’ultimo tratto di strada verso una sentenza già scritta e da eseguire.
Quel 19 luglio 1992, non ci fu il tempo per rendersi conto di nulla, di riflettere, perché i boia di Cosa Nostra avevano già preparato tutto e mancava solo un bottone da schiacciare. Per la mafia, un agguato di facile impresa, grazie alla negligenza - e altro... - dei soliti poteri istituzionali. Ripetutamente Agostino Catalano aveva chiesto il divieto di parcheggio in via D’Amelio. Responsabilità mai pagate da un sindaco, da un assessore, da un addetto al servizio, dal questore dal prefetto, giù giù fino all’ultimo funzionario. Lo avrebbero ucciso comunque ma non con la partecipazione dello stato.
Borsellino è l’uomo che ha sofferto e provato cos’è la solitudine e la fuga delle istituzioni per le quali lavori e compi sacrifici.
Ricordiamo tutti gli agenti delle scorte ammazzati dalla mafia che il più delle volte restano nel dimenticatoio. Ricordiamo E. Basile, G. Costa, C.A.dalla Chiesa, Chinnici, Cassarà, Falcone e tanti altri non citati. Ad Antonio Caponnetto gli onori degli uomini onesti e liberi che combattono ancora questo assurdo sistema.
Giovedì 19 luglio, tutta l’Italia ha ricordato il sacrificio di questo esemplare magistrato vittima della mafia, della politica e dei servizi deviati, che ha dovuto difendere sino all’ultimo giorno della sua vita, e da solo, tutto quello che era stato fatto per tentare di sconfiggere la piaga della mafia.
In queste stesse ore, si badi bene, è andato in onda una vergognosa storia parallela che coinvolge il capo dello Stato in carica e l’ex vicepresidente del Csm nonché ex ministro dell’Interno, Mancino, indagato a Palermo per quella che è stata definita una “trattativa Stato-mafia”. Un patto scellerato per attenuare, in cambio della fine della strategia criminale stragista, le misure di rigore nei confronti dei boss detenuti nelle carceri. Ma Napolitano ha protestato. “lui” non può essere intercettato. Lui è “istituzionalmente irresponsabile”. Anche quando concede “consigli” a un indagato. Per molto meno, solo per delle “voci”, Giovanni Leone di spessore e calibro superiore, fu sollevato dal Quirinale.
Occorre accertare la verità, altro che distruggere le intercettazioni. Tutto deve essere fatto alla luce del sole, per onorare la memoria di due grandi Italiani quali sono stati Borsellino e Falcone e tutte le vittime della mafia, altro che occultare la trattativa per farla franca.
Se Mancino e/o altri hanno interferito, devono pagare.

Da Rinascita

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