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LA BUFALA DELLA DICHIARAZIONE DI EINSTEIN SULLA "RAZZA UMANA"

EINSTEIN
Il grandissimo genio Albert Einstein è forse il personaggio a cui vengono attribuiti più aneddoti e frasi del genere “inspirational”, tanto che avesse dovuto pensarle e pronunciarle tutte, probabilmente non gli sarebbe rimasto più tempo per studiare le sue teorie.
Uno degli aneddoti più diffusi sarebbe quello per cui, al suo arrivo negli Stati Uniti nel 1933, dovendo compilare il modulo per lo sbarco a Ellis Island, alla voce “razza” avrebbe scritto “umana”.
Secondo Wikipedia,
Il porto di Ellis Island ha accolto più di 12 milioni di aspiranti cittadini statunitensi (prima della sua apertura altri 8 milioni transitarono per il Castle Garden Immigration Depot di Manhattan), che all’arrivo dovevano esibire i documenti di viaggio con le informazioni della nave che li aveva portati a New York. I Medici del Servizio Immigrazione controllavano rapidamente ciascun immigrante, contrassegnando sulla schiena con un gesso, quelli che dovevano essere sottoposti ad un ulteriore esame per accertarne le condizioni di salute (ad esempio: PG per donna incinta, K per ernia e X per problemi mentali).
Chi superava questo primo esame, veniva poi accompagnato nella Sala dei Registri, dove erano attesi da ispettori che registravano nome, luogo di nascita, stato civile, luogo di destinazione, disponibilità di denaro, professione e precedenti penali. Ricevevano alla fine il permesso di sbarcare e venivano accompagnati al molo del traghetto per Manhattan. I “marchiati” venivano inviati in un’altra stanza per controlli più approfonditi. Secondo il vademecum destinato ai nuovi venuti, “i vecchi, i deformi, i ciechi, i sordomuti e tutti coloro che soffrono di malattie contagiose, aberrazioni mentali e qualsiasi altra infermità sono inesorabilmente esclusi dal suolo americano”. Tuttavia risulta che solo il due percento degli immigranti siano stati respinti. Per i ritenuti non idonei, c’era l’immediato reimbarco sulla stessa nave che li aveva portati negli Stati Uniti, la quale, in base alla legislazione americana, aveva l’obbligo di riportarli al porto di provenienza. Il picco più alto si ebbe nel 1907 con 1.004.756 di persone approdate.
Il bellissimo sito The Statue of Liberty – Ellis Island riporta tutti i “manifesti” degli immigrati, che arrivavano con le navi, e ricercando “Albert Einstein” si trovano le registrazioni delle tre volte in cui lo scienziato andò negli USA nel 1921, nel 1930 ed infine definitivamente nel 1933 per sfuggire alle persecuzioni del Nazismo.
Ecco le pagine in cui risulta la registrazione:
1921
1921
1930
1930 – L’immagine è molto poco leggibile; abbiamo cercato di scurirla il più possibile, comunque ci sembra che la prima lettera sia una “G”, corrispondente quindi a “German”
1933
1933
Come si vede, sia nel 1921 che nel 1933 la razza di Einstein fu indicata come “ebraica”.
La storia della “razza umana”, per quanto edificante e in linea con le idee pacifiste e anti-razziste del grande scienziato, non sembra quindi corrispondente alla realtà.
Non è facile stabilire di dove abbia avuto origine questa bufala: la stranezza è che si trova praticamente soltanto su siti in lingua italiana. Può darsi che sia stata originata da una sua celebre frase che si trova in una lettera di condoglianze indirizzata a R.S. Marcus (direttore politico del World Jewish Congress) nel 1950:
Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo ‘universo’, una parte limitata nel tempo e nello spazio. Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.
Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine. Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza.
Oppure, più semplicemente, lo scienziato era il tipo da cui ci si poteva aspettare che scrivesse “razza umana” in un documento ufficiale.
Come lo stesso Einstein disse un giorno, “Non credete a tutto quello che leggete su Internet”…
Fonti:
Lady Cocca

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