TURCHIA, I SEGUACI ISLAMISTI DI ERDOGAN: 'PRESTO IMPORREMO IL VELO ALLE DONNE'



Di Giovanni Masini

Sono giorni amarissimi per la Turchia laica e democratica che eravamo abituati a conoscere.
Nella scia del tentativo - fallito - di golpe di quattro giorni fa, il presidente Recep Tayipp Erdogan ha dato il fuoco alle polveri, avviando un'epurazione di massa dei dissidenti in tutti gli ambiti della macchina statale e della società civile.
Nel mirino sono finiti militari, magistrati, insegnanti e religiosi legati al leader islamico Fetullah Gulen, residente negli Usa, ma c'è da star certi che il Sultano non si farà scappare l'occasione per punire tutte le personalità sgradite che ancora possono rappresentare una qualsiasi forma di dissidenza, ad ogni livello.
E per le vie delle città turche si scatena l'esultanza degli ultras del presidente, gli islamisti conservatori del partito Akp. Ad Istanbul, in quella piazza Taksim che nel 2013 era stata il bastione della resistenza laica e filo-occidentale al processo di islamizzazione forzata del Paese imposto dal presidente, ogni sera i sostenitori di Erdogan si ritrovano per cantare inni patriottici inneggiando al loro capo.
Nel quartiere Besiktas, racconta Marco Ansaldo per Repubblica, uomini barbuti fermano per strada le ragazze vestite all'occidentale promettendo che presto "anche loro saranno costrette a portare il velo".
Quella Turchia che nel 2011 era stata la prima firmataria della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione della violenza contro le donne ora rischia di allinearsi, in materia di parità di genere, alla legge islamica. L'ong per la protezione dei diritti delle donne "Mor cati" spiega come "nelle strade, nelle stazioni di polizia, nei tribunali, la prassi è tutt'altro che avanzata". Non sono rari, specie nelle aree più conservatrici del Paese, i casi di stupri non denunciati e addirittura di matrimoni combinati con ragazzine e bambine giovanissime.
Negli ultimi anni l'indirizzo di governo del partito di Erdogan ha esplicitamente promosso una visione tradizionale della donna, relegata in casa, madre e moglie devota, nel solco della tradizione islamica più integralista. Da tempo il governo ha iniziato a smantellare l'impostazione rigidamente laica impressa alla Turchia moderna dal padre della patria Mustafa Kemal Ataturk: è stato liberalizzato l'uso del velo islamico negli uffici pubblici e nelle scuole, scoraggiato il consumo di alcol, posto l'accento sul ruolo pubblico sempre più importante della religione islamica.
Tre anni fa, all'inizio di questo processo traumatico, la stampa di mezzo mondo era stata sconvolta dalla notizia del progetto - poi mai realizzato - di convertire la basilica di Santa Sofia ad Istanbul in una moschea. La basilica, cristiana fino alla caduta di Costantinopoli nelle mani dei maomettani, era stata convertita a tempio islamico nel XV secolo.

Quindi nel 1935, per volere di Ataturk, era stata definitivamente trasformata in un museo. Il simbolo per eccellenza dello Stato laico. Chissà che ora Erdogan non colga l'occasione per rispolverare l'antico sogno nel cassetto. Sarebbe la sanzione ultima del ritorno dell'Impero ottomano.
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