MILLENNI PRIMA DEL MEDIOEVO, I CASTELLI DELLA CIVILTA' NURAGICA

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Di  Roberto C. e Diana M.


Esiste una terra che recinge il mar Tirreno e che ogni giorno non smette mai di stupire con le sue scoperte archeologiche, una terra senza tempo eppure così ricca di storia. La terra delle oltre 10mila torri, una ogni 3 km², risalenti a più di 5000 anni fa, chiamate nuraghe: fortezze  a difesa di quest’isola magica, la Sardegna.




Complessi di torri circolari in pietra che nella stragrande maggioranza dei casi raggiungevano i 10 metri di altezza, ma che vedevano perle d’eccezione svettare sino ai 30.
Tra i più grandi c’è  il Nuraghe Arrubiu di Orroli, verso il sud della Sardegna: chiamato anche Nuraghe Rosso, questo nome si riferisce alla sua colorazione, la quale è dovuta ai licheni che lo ricoprono: un vero castello con enormi bastioni in pietra a difesa del mastio centrale.

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Spesso pensiamo ai sistemi difensivi come ad un qualcosa risalente a epoche storiche relativamente recenti, di fatto però, prima ancora dell’immaginario arturiano il mondo delle fortezze sperimentava tecniche e perfezionamenti da secoli: anche prima della nascita delle cosiddette civiltà urbane. Infatti, forme di organizzazione a difesa del territorio sono già presenti nelle società cosiddette pre-urbane. I Nuraghi della Sardegna del II millennio a.C. ne sono un paradigma oltre che uno splendore.
Comunità organizzate in piccoli nuclei territoriali, ordinate da un’aristocrazia guerriera, fondate su un sostentamento agropastorale: i “castelli” erano l’espressione dei Nuraghi, al tempo in cui i Minoici forgiavano di bellezza la Creta dell’Età del Bronzo.
Queste strutture erano costituite da torri troncoconiche al cui interno si sviluppavano più piani di camere circolari, culminanti in copertura a “falsa cupola” (ossia, con pareti progressivamente a rientrare o aggettanti come i nuraghi di Orolo e Nuraddeo ; più avanti la cupola in muratura sarà infatti perfetta conquista romana).

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Queste torri nuraghe si presentavano sia in casi isolati che come parte di sistemi difensivi maggiormente articolati: torri secondarie, cortili, bastioni, villaggi di capanne in muratura, come ad esempio il sito di Barumini: questo è il caposaldo di un sistema strategico composto da altri siti nuraghi disposti lungo le pendici dell’altopiano della Giara di Gesturi.
Le mura che cingono i centri nascenti di corpi urbani sono spesso integrate in più vasti sistemi di difesa, con lo scopo non soltanto di proteggere l’interno, quanto anche di controllare il territorio immediatamente esterno, oltre che di affermare un determinato ruolo.
Un recente studio fatto da Fabio Garuti parla di torri identiche ai Nuraghe situate in Scozia in quantità decisamente minore che prendono il nome di Broch, costruite da un popolo pre-celtico forse i Pitti, che avevano buoni rapporti con il popolo nuragico.

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Posto che l’identificazione della civiltà Nuragica è ancora discussa in ambito archeologico, terminiamo il discorso con le parole dell’illustre Giovanni Lilliu:
“I secoli nei quali si svolgono le vicende dei Shardana e dei confederati, che vogliono espandersi per contrastare l’egemonia della potenza faraonica, sono quelli che vedono le comunità nuragiche guidate dai loro principi toccare il massimo splendore nell’architettura e sviluppare un consistente e organizzato vivere civile, economicamente prospero”.

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