NAUSDREAM, LA STARTUP SARDA CHE FA VIVERE UN MARE DI SOGNI

Risultati immagini per nausdream

Di Federica Landis

La piattaforma online di noleggio imbarcazioni, nata nel Contamination Lab di Cagliari, raccontata dal suo giovanissimo CEO.





Nausdream è una piattaforma online (www.nausdream.com) che viene messa a disposizione di aziende del settore nautico e privati possessori di barche per proporre il noleggio delle proprie imbarcazioni attraverso delle formule proposte dal sistema. Gestite attraverso un servizio clienti sempre attivo, le diverse opzioni di noleggio prevedono tutte la presenza di un capitano a bordo che conduce l’imbarcazione.

Con il sistema della bacheca annunci, Nausdream favorisce quindi l’incontro domanda-offerta, fra chi – aziende del settore nautico che propongono già delle escursioni in barca – vuole ampliare il proprio business e chi invece – privato che possiede una barca – vuole rientrare semplicemente nei costi di mantenimento della propria imbarcazione. Il servizio è online dal mese di Luglio 2015 e da Agosto ci sono state le prime prenotazioni.

Marco, se io sono un cliente che vuole organizzare un’uscita in barca, che tipo di ricerca posso fare nella vostra piattaforma?

«La ricerca funziona in base a due criteri che sono il tipo di esperienza che il cliente vuole fare e la località nella quale vuole fare l’uscita. Per esperienza intendiamo il motivo per il quale il cliente vuole noleggiare la barca: un aperitivo in mezzo al mare, un’uscita romantica, un festeggiamento, ecc.. . La località, invece, prevede per ora dei noleggi per uscite in Italia (in Sardegna soprattutto) o in Tailandia».

In Thailandia? Come vi è venuto in mente un mercato così lontano?

«Eravamo alla ricerca di uno spunto per una destagionalizzazione delle prenotazioni. In Sardegna, alla fine, si può uscire con una barca da Maggio sino a Novembre e il resto dell’anno le barche restano ferme. Abbiamo provato a verificare quali paesi avessero un turismo nautico nei mesi in cui in Italia questo tipo di turismo è fermo. Il mercato thailandese faceva al caso nostro e abbiamo fatto un tentativo che è andato bene. Ad oggi abbiamo 30 barche a disposizione in Tailandia, contro le 170 in Italia».

Che nazionalità hanno i vostri clienti?

«In Italia sono state prenotate delle imbarcazioni da italiani, francesi, tedeschi e russi; mentre indiani, canadesi, australiani, ancora russi e tedeschi hanno prenotato delle uscite in Tailandia».

Quali sono le formule più richieste? Qualche richiesta particolare?

«Sicuramente l’aperitivo a bordo e la cena romantica con notte a bordo. Ma vengono ci stanno chiedendo anche le uscite con più barche contemporaneamente e le piccole feste a bordo. Siamo attivi da qualche mese ma abbiamo già avuto qualche richiesta sui generis. Mi viene in mente il caso di alcuni uomini d’affari di Singapore che, dopo aver firmato un accordo commerciale, hanno preso un aereo, raggiunto la Tailandia e festeggiato a bordo di una barca prenotata nella nostra piattaforma».

Avete superato la fase sperimentale, avete costituito l’impresa e iniziato l’attività vera e propria. A che punto è Nausdream?

«Il percorso del Clab è terminato a Febbraio del 2015 con la premiazione finale delle idee e Nausdream si è classificata terza. Abbiamo quindi iniziato la fase di sviluppo lavorando nello spazio di coworking dell’Open Campus di Tiscali. L’estate scorsa abbiamo finalmente costituito l’impresa e da Luglio, grazie ad una borsa di studio messa in palio dal Clab, siamo ospiti di Luiss Enlabs, l’acceleratore di startup. Abbiamo anche ampliato il team con un nuovo acquisto, Rossella D’Orsi che si occupa di marketing. In questo momento siamo in fase di chiusura del fundraising e poi avvieremo la fase di espansione e di crescita».

Cos’è stato per voi il Contamination Lab?

«Il Contamination Lab ci ha dato tutto. Ci ha permesso di diventare quello che noi siamo ora e senza di loro non avremmo avuto gli strumenti e la forza per portare avanti questa impresa. Forse dall’esterno non si riesce a capire cosa sia davvero questa esperienza. Sono sei mesi in cui impari cosa vuol dire lavorare in team. Impari a chiedere aiuto, consigli, feedback e naturalmente anche a donarli. Qui capisci cosa significa “coo-petere”: cooperare e competere. Tutti eravamo in competizione là dentro ma tutti sapevamo che non ce l’avremmo mai fatta senza l’aiuto degli altri».

Il segreto del vostro successo?

«Abbiamo reso accessibile qualcosa che normalmente non lo è per via dei costi. Il mantenimento di una barca è costoso ed è altrettanto oneroso avere una barca e usarla soltanto pochi giorni l’anno. La nostra piattaforma favorisce l’incontro fra chi non può permettersi di avere e mantenere una barca e chi ce l’ha ma vorrebbe condividerla per avere dei costi più sostenibili. Noi facciamo sì che avvenga il match tra queste due esigenze. Aldilà di questo, poi, concretamente si è rivelato vincente il nostro servizio clienti ed è soprattutto su questo che puntiamo. Abbiamo un servizio che assiste il cliente dal momento della scelta e poi decisione, sino all’arrivo in barca e dopo. Per qualsiasi esigenza o richiesta i clienti non sono mai lasciati soli. Ed è lo stesso per i proprietari delle barche».

Qual è stato il complimento più bello che avete ricevuto?

«Il complimento più bello ce l’hanno fatto al Contamination Lab quando ci hanno fatto capire che l’impresa che volevamo portare avanti era interessante. Quando siamo arrivati terzi nella finale e ci hanno premiati dandoci l’opportunità di lavorare nello spazio di coworking dell’Open Campus di Tiscali e nel programma di accelerazione Luiss Enlabs. Tutto questo ci ha dato la grinta giusta».

Insieme a voi, è arrivata nella rosa dei finalisti anche la startup Babaiola – la piattaforma rivolta alla comunità LGBT per l’organizzazione e la prenotazione di vacanze. Una startup che, come voi, sta procedendo rapidamente nel suo percorso di sviluppo. C’è qualcosa che accomuna il vostro progetto al loro?

«Credo che il successo comune tra di noi sia legato – aldilà dell’originalità delle idee – al fatto che stia rapidamente cambiando il modo di concepire la vacanza, il modo di immaginarla non più come un soggiorno ma come un’esperienza concreta. Il turismo esperienziale è la nuova frontiera del turismo: la gente vuole vivere esperienze, non vuole più fare dei viaggi da semplice turista, vuole vivere i luoghi nel modo più autentico possibile e sia Nausdream che Babaiola permettono di fare questo».

Sogni e progetti futuri?

«Siamo giovani e amiamo immaginare il futuro a partire da quello che abbiamo oggi. Diciamo che abbiamo dei progetti a breve, medio e lungo termine. Un progetto a breve termine è espanderci nel Sud della Francia – Costa Azzurra – e nelle Isole Baleari; segue la conquista del mercato australiano che è molto interessante. Quello che desideriamo di più per il nostro futuro è migliorarci costantemente e poter finalmente donare ad altri tutta la conoscenza e il saper fare che abbiamo appreso. Abbiamo avuto la fortuna di partecipare a questo grande progetto che è il Contamination Lab e ci piace poter pensare (e sperare) che questo progetto continui ad essere finanziato dalla Regione Sardegna e che un domani qualcuno possa ricevere da noi quello che a nostra volta abbiamo ricevuto. In fondo, anche questa è contaminazione e non è forse questa la lezione più bella del Clab?».

Nella foto, da sx: Marco Deiosso (CEO), Maria Antonietta Melis (responsabile commerciale), Rossella D’Orsi (responsabile marketing), Ousmane Dieng (responsabile finanziario), Giuseppe Basciu (responsabile tecnico).

NAUSDREAM, LA STARTUP SARDA CHE FA VIVERE UN MARE DI SOGNI NAUSDREAM, LA STARTUP SARDA CHE FA VIVERE UN MARE DI SOGNI Reviewed by Informazione Consapevole on agosto 28, 2016 Rating: 5

Nessun commento