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EMERGENZA IMMIGRAZIONE, NEL 2016 IDENTIFICATI BEN 12MILA TRAFFICANTI DI ESSERI UMANI


Di Emanuele Bonini

I trafficanti di esseri umani non si fermano. Anzi. Crescono in numero e capacità di adattare le attività a seconda delle esigenze. Sono più di 12mila, secondo Europol. Tanti ne ha individuati l’agenzia anti-crimine europea solo nei primi otto mesi dell’anno. Una cifra che «ha continuato ad aumentare», soprattutto se paragonata al 2015, e che certifica la difficoltà a smantellare le reti criminali dietro i flussi migratori. Reti che in questo momento hanno nell’Italia uno dei principali punti di snodo, perché comunque la via del Mediterraneo centrale resta molto sfruttata. Ma dalla Turchia, Paese con cui l’Ue ha un accordo per lo stop dei flussi, arriva una brutta notizia: la nazionalità turca è la prima per numero di trafficanti. 

Il rapporto Europol  
Dall’1 gennaio a oggi l’Europol ha stimato in oltre 12mila i trafficanti di esseri umani via terra. Numeri in rialzo, dovuti anche al calo degli arrivi via mare. Dall’1 gennaio al 28 agosto sono entrati in territorio europeo attraverso imbarcazioni 272.070 immigrati, meno dei 354.618 sbarcati nello stesso periodo dello scorso anno. In un anno le cose sono cambiate: i pattugliamenti del Mediterraneo si sono rafforzati, prima con le operazioni Mare Nostrum e Triton, ora con il servizio di guardia costiera europea. E la rotta balcanica è stata chiusa dall’accordo tra Unione europea. «I trafficanti hanno dimostrato un’abilità costante ad adattarsi ai controlli alle frontiere e a trovare nuovi modi di operare per aggirare le restrizioni e continuare a mantenere un business altamente redditizio», riconosce l’agenzia anti-crimine dell’Ue. 

Chi gestisce il business dei migranti  
Il risultato è visibile dai gestori degli affari. Se nel 2015 erano soprattutto romeni, egiziani e siriani, nel 2016 sono stati principalmente turchi (+295,3%) e siriani (+39,5%). Non un caso, tenuto anche conto del fatto che su suolo turco si trovano circa 3 milioni di rifugiati siriani. Il cambio di gestione che ha prodotto una diversa modalità di pagamento: secondo Europol rispetto allo scorso anno i migranti pagano di più in contanti (dal 52% al 64% dei casi) e soprattutto saldano il conto attraverso lo sfruttamento lavorativo (da 0,2% a 5% dei casi). 

La base italiana  
Europol ha individuato in Austria, Svizzera e Italia i principali punti di accesso nel resto d’Europa. Nel 2016 «la rotta del Mediterraneo centrale continua a essere il primo itinerario seguito per accedere» nell’Ue, e ciò spiega perché i tre Paesi in questione offrano i valichi per il resto del continente. L’agenzia europea teme la formazione di «colli di bottiglia e campi profughi illegali lungo le frontiera interna dell’area Schengen». Già ne esistono tre di tali imbuti, uno dei quali a Como (gli altri due a Dunkirk, lungo il confine belgo-francese, e Idomeni, tra Grecia ed ex repubblica jugoslava di Macedonia). Robert Crepinko, responsabile del Centro contrabbando migranti europeo di Europol, ha ribadito il «sostegno agli Stati membri per individuare e smantellare le reti del crimine organizzato rete criminale coinvolto nel traffico di migranti». Un aiuto mai così necessario. 


FOTO:AP
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