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LE SANZIONI ALLA RUSSIA? GIOVANO SOLO ALLE IMPRESE USA A SCAPITO DI QUELLE DELL'ITALIA E DELL'EUROPA


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Di Giampaolo Rossi

“L’Italia sta perdendo quote di mercato importanti nell’export verso la Russia”; l’avvertimento è stato lanciato ierii dall’ambasciatore di Mosca, Sergey Razov, parlando a Bolzano al Seminario Italo-russo organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, dal Forum Internazionale di San Pietroburgo e dalla Camera di Commercio di Bolzano.
Se fino allo scorso anno eravate “saldamente il nostro quarto Paese fornitore, ora siete il quinto”.
Scavalcati da chi? Dagli Usa, ovviamente, cioè da coloro che hanno imposto all’Europa di applicare il blocco commerciale alla Russia; “questo giusto per far capire a chi giovano le sanzioni” ha spiegato l’ambasciatore.
Secondo un report della CGIA di Mestre del marzo scorso, dal 2014 (anno della loro introduzione ) le sanzioni sono costate al nostro made in Italy 3,6 miliardi di euro, quasi tutti ascrivibili al comparto manifatturiero (macchinari, abbigliamento, autoveicoli, metallurgia, mobili, elettronica).
Il crollo delle esportazioni ha coinvolto sopratutto le imprese della Lombardia (-1,18 miliardi), dell’Emilia Romagna (-771 milioni) e del Veneto (-688 milioni).
Non solo, ma secondo gli ultimi dati resi noti ieri al seminario di Bolzano, nei primi 6 mesi del 2016 gli scambi hanno registrato una ulteriore perdita del 48,8%.
Nei mesi scorsi, i settori produttivi italiani, le associazioni di imprenditori italiane ed europee avevano chiesto alle autorità di Bruxelles e ai propri governi nazionali, di rivedere il meccanismo delle sanzioni che danneggiava implacabilmente le esportazioni europee in un mercato importante e in una fase di crisi per le aziende dell’Unione. Ovviamente gli appelli sono caduti nel vuoto e il 17 Giugno scorso il Consiglio d’Europa ha prorogato le misure restrittive.
Anche a fronte di questi nuovi dati, quanto ci metterà l’Europa a capire che le sanzioni alla Russia danneggiano irreparabilmente le nostre le imprese in una fasi di crisi acuta?
Quanto ci metteranno i nostri governi a comprendere l’importanza di difendere gli interessi nazionali smettendola di essere semplici esecutori degli ordini che vengono oltreoceano? Soprattutto quando poi questi ordini servono a danneggiare le imprese italiane e a favorire le imprese americane.

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