USA, TRUMP E CLINTON: IL RUSH FINALE PARTE CON UN TESTA A TESTA

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Di Francesco Semprini

È davvero tra le presidenziali più bizzarre e imprevedibili che la recente storia americana ricordi quella che sta volgendo alle battute finali. 

Mancano due mesi all’appuntamento decisivo con le urne e Donald Trump continua a stupire come se fosse il primo giorno delle primarie, e Hillary Clinton non si tira indietro sul terreno delle provocazioni. Mentre i sondaggi regalano ancora brividi da montagne russe.  

All’indomani del Labour Day, che segna la fine dalle lunga estate calda di Usa 2016, i due candidati si concentrano sugli Stati chiave, ad esempio l’Ohio, realtà della Rust Belt (la regione del manifatturiero pesante in crisi) dove i due si sono quasi sfiorati. È accaduto all’aeroporto Cleveland Hopkins International, quando sulla stessa pista si sono avvicendati Clinton all’esordio col suo «Hill Force One» (un Boeing 737 di 14 anni) e «The Donald» in partenza col suo ultralussuoso Boeing 757. Evitato lo scontro in pista, i due sono tornati alla carica con i propri cavalli di battaglia. «Sull’immigrazione non escludo nulla», afferma Trump, tornando sui suoi passi rispetto alla mezza apertura di qualche giorno fa quando, intervenendo dopo l’incontro col Presidente messicano, sembrava volesse aprire al riconoscimento di uno status legale per i migranti senza documenti. 
«Come previsto nessuna novità per quel che riguarda le posizioni di Donald Trump», replica l’ex First lady, secondo cui quello che Trump ha detto fin dal primo giorno è coerente con la sua linea reale: «Porterà alla deportazione forzata di 16 milioni di persone». Un affondo indiretto anche allo stesso Enrique Peña Nieto quello di Hillary che proprio non ha mandato giù l’invito fatto a Trump prima di lei tanto da definirlo un «incidente diplomatico». E così la Clinton ha dichiarato che lei declinerebbe un invito (riparatorio) di Nieto prima dell’8 novembre. Sarà stato però proprio l’incontro col Presidente messicano a rimettere il tycoon in carreggiata, come suggerisce il sondaggio Cnn che lo dà al 45% contro il 43% della rivale (ma Real Politics li dà al 39 contro il 41,4%).  

Secondo una rilevazione del «Washington Post», condotta Stato per Stato, la democratica ha già in tasca 244 voti sui 270 necessari, mentre Trump ne ha solo 126: 168 sono contesi. E questo grazie anche al cattivo risultato di Trump fra l’elettorato bianco più istruito. Il candidato repubblicano Trump da parte sua tira dritto e anzi, in linea col suo stile, mette subito in chiaro la propria visione presidenziale. Lo fa, anche qui, partendo dalla pista di una aeroporto, quella di Hangzhou, sede del recente G20 cinese, dove a Barack Obama non è stato concesso l’onore della guida rossa al suo arrivo. «Avete visto? Ci sono le foto degli altri leader che scendono su un bellissimo tappeto rosso. E Obama scende su scalini di metallo - ha affermato Trump in un incontro con i leader sindacali -. Ve lo voglio dire, se fosse successo a me avrei detto: “Sapete una cosa ragazzi? Vi rispetto, ma ora si chiude il portellone e ce ne andiamo via”». 

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