Elezioni Usa, teorici del cyber-complotto chiedono il riconteggio dei voti. "Hillary faccia un passo ufficiale"

Hillary Clinton deve chiedere un "recount". Un comitato di analisti, universitari e attivisti democratici, di cui fa parte il National Voting Rights Institute, chiede alla candidata uscita sconfitta dalle urne lo scorso 8 novembre di muovere un passo ufficiale e contestare la vittoria di Donald Trump, chiedendo un nuovo conteggio dei voti negli Stati chiave delle presidenziali. Il motivo è che, a loro modo di vedere, seri indizi fanno sospettare che il trionfo del tycoon sia stato favorito dall'intervento di hacker stranieri, specialmente russi.
Secondo fonti citate dal Guardian, questo comitato presenterà la prossima settimana un rapporto alle autorità federali e al Congresso americano, un documento di 18 pagine che analizzerà nel dettaglio il voto in Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, stati in cui Trump è riuscito a prevalere con un margine molto ristretto (addirittura il Michigan non è ancora assegnato ufficialmente). "Sono interessata a verificare il voto", dice al Guardian Barbara Simons, esperta di voto elettronico. "Il nostro Paese ha bisogno di un'indagine pubblica e approfondita del Congresso sul ruolo che potenze straniere hanno svolto negli ultimi mesi fino al voto di Novembre" avevano scritto in una lettera aperta ai parlamentari una decina di accademici esperti di analisi dei flussi elettorali e di cybersecurity.
I teorici del complotto hacker vedono alcuni indizi, ad esempio, nel voto al Cedarburg Community Center di Milwaukee, in Wisconsin, dove Trump ha preso via Internet un numero di voti sproporzionato rispetto a quelli ottenuti con le tradizionali schede elettorali cartacee. Il guru delle analisi elettorali in America, Nate Silver, fondatore del sito Fivethirtyeight, spiega tuttavia questa divergenza con le differenze di razza e istruzione, che hanno inciso molto sul voto all'uno e all'altro candidato alle presidenziali.
Secondo il New York Magazine, il capo della campagna elettorale di Clinton, John Podesta, ha incontrato gli attivisti e secondo fonti ben informate del Guardian lo stesso Podesta avrebbe affrontato il tema anche con la presidente del Comitato nazionale democratico Donna Brazile, riflettendo con lei sulla correttezza del risultato del voto. Per Hillary Clinton, tuttavia, che ha attaccato più volte Donald Trump per aver denunciato il pericolo di brogli, non è una situazione semplice da gestire né un passo agevole da compiere.
Il conteggio dei voti non è ancora terminato. Hillary è in vantaggio netto, almeno 1,7 milioni di preferenze, rispetto a Donald Trump. Un distacco che potrebbe addirittura superare i 2 milioni di voti. Per questo nell'occhio del ciclone dall'8 novembre scorso è il sistema elettorale americano, che dà la vittoria al candidato che ottiene la maggioranza dei seggi elettorali assegnati dai diversi Stati, 290 per Trump, 232 per Clinton. Un sistema che non piace neanche al presidente eletto: "Non sono mai stato un fan del collegio elettorale - ha detto ieri The Donald al Nyt - Andrei piuttosto con il voto popolare". Quello che però avrebbe assegnato la vittoria alla sua rivale.

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