“Liberland”: tecnologia e utopia politica

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Di  Elisa Serafini
Si è chiusa in questi giorni la convention “Interlibertarians”, la conferenza simbolo dei movimenti libertari, liberisti e indipendentisti europei, organizzata da Liberisti Ticinesi e Movimento Libertario. Quest’anno dedicata al tema della “Resistenza contro lo Stato”, la conferenza ha visto come ospite principale Vít Jedlička, il fondatore di “Liberland”, un micro-Stato autoproclamatosi indipendente nel 2015, situato tra la Serbia e la Croazia, in un fazzoletto di terra che, secondo Jedlička, è rimasto escluso nel contenzioso che riguarda i confini tra i due Paesi. Questo micro-Stato rappresenta la terra promessa dei libertari: Vít Jedlička è infatti un convinto sostenitore dei temi pro-liberty, e da sempre ripete a media e interlocutori istituzionali che la “sua” Repubblica si baserà su un sistema di tassazione minima, che possa coprire esclusivamente le poche aree di competenza dello Stato, ovvero giustizia, sicurezza e diplomazia.
Il progetto di Liberland ha riscosso fino ad oggi molto successo, con centinaia di migliaia di richieste di cittadinanza arrivate on-line, e molti donatori e sostenitori della piccola utopia libertaria. Uno degli alleati principali di questo progetto è proprio il mondo della tecnologia, che non offre solo un efficiente strumento di raccolta - e selezione - delle richieste di cittadinanza, ma rappresenta anche il mezzo di gestione della moneta, rigorosamente secondo il sistema elettronico di Bitcoin. Non solo, anche i contratti verranno registrati e organizzati grazie agli strumenti web: Liberland si affida infatti alla tecnologia Blockchain, un sistema decentralizzato di gestione e registrazione delle transazioni on-line che rappresenta quello che potrebbe essere immaginato come uno “grande notaio” del web: indipendente, non-statale, certificato esclusivamente dal mercato.

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