Referendum costituzionale, 4 dicembre 2016: chi vincerà?

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Di Andrea Signorelli
Scattato lo stop ai sondaggi con l'avvicinarsi della fatidica data del 4 dicembre, è comunque possibile provare a cimentarsi in qualche previsione su quale sarà l'esito del referendum costituzionale. Non che sia facile, fare una previsione, soprattutto visto qual è stato l'andazzo finora.


Fino a qualche mese fa, l'esito del referendum sembrava scontato: perché mai gli italiani avrebbero dovuto votare contro l'eliminazione di una delle due camere, cosa che semplificherebbe di parecchio l'iter legislativo e ridurrebbe i costi della politica? E infatti, inizialmente, i sondaggi erano molto chiari e il "sì" era ampiamente avanti, sembrava che quasi non ci fosse partita.Cos'è successo, dopo? Un po' di cose: prima di tutto, è stato sempre più chiaro come il Senato non sarebbe stato eliminato, ma riformato in un modo anche parecchio complesso (per non dire pasticciato); cosa che ha fatto storcere il naso a molti, compresi fini costituzionalisti. Ma soprattutto Renzi ha commesso il noto errore di personalizzare il referendum, come se fosse ancora nel suo massimo periodo di popolarità. Le due cose, combinate, hanno portato al patatrac a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi: rapidissima rimonta del "no" che ha portato il fronte dei contrari nettamente in vantaggio.
Negli ultimi giorni, però, in tanti hanno iniziato ad avere la sensazione che le cose stiano ulteriormente cambiando. Ora, basarsi sulle sensazioni non è esattamente un metodo scientifico, ma visto quanto si sono dimostrati inaffidabili i sondaggi, forse, tanto vale andare d'istinto. E l'istinto dice che il fronte del "sì" sta rialzando la testa: da una parte perché parecchi hanno preso coraggio nel difendere le parti buone della riforma (che, essendo una riforma molto ampia, inevitabilmente ci sono), da un'altra perché è come se in tanti avessero maturato un fastidio nei confronti di un fronte del "no" tanto composito quanto, potrebbe sembrare a qualcuno, refrattario a qualsiasi cambiamento.
Il sì vincerà, quindi? Il vento, forse, sta parzialmente girando. Ma se guardiamo alle ultime volte in cui si è creata una contrapposizione tra "populisti" ed "establishment" (Brexit, Trump), le dinamiche di questo particolare periodo storico portano a puntare su una vittoria del "no".

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