Romano Prodi: «L’Unione Europea non è più quella di una volta»

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Di Alexander Damiano Ricci

 È un Romano Prodi nostalgico quello intervistato a Bologna da Politico.eu, il sito che segue le vicende europee in maniera costante con lo stile del fratello americano (di cui è una derivazione).
Durante il colloquio svoltosi presso gli uffici della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, Prodi ha parlato del ruolo della Commissione europea nell’assetto istituzionale comunitario, ma non solo.
Interrogato sul funzionamento dell’Europa di oggi, ha ammesso che l’Ue è passata dall’essere «un’unione di minoranze a una coalizione di Stati». Prodi ha poi denunciato l’importanza crescente che ha assunto il Consiglio rispetto alla Commissione. Secondo l’ex Primo ministro, la conseguenza è che alcuni Paesi hanno assunto un ruolo prominente rispetto ad altri: la Francia e l’Italia hanno perso di rilevanza in confronto al Regno Unito e alla Germania. Fino al giorno in cui la Gran Bretagna non si è auto-esclusa dal governo dell’Unione.
La conseguenza? Oggi, secondo Prodi, è la Germania a dettare legge in Europa. Tanto che: «La soluzione alla crisi greca non è stata delineata lungo l’asse Bruxelles-Atene, bensì lungo quello Berlino-Atene».
Prodi, ha anche parlato anche di Cina. Le riposte ai tentativi di investimento del gigante asiatico nel nostro Continente sono sempre rilegati all’improvvisazione. Al contrario, il Paese orientale ha sviluppato una chiara strategia che definisce quali attori possono investire in quali settori dell’economia.
Infine, una stoccata sul referendum. Sebbene l’ex Primo ministro non si sbilanci sul voto, ai microfoni di Politico, ammette che «i referendum sono soltanto di rado incentrati sul contenuto del quesito che viene posto ai cittadini».
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