Da Al Qaeda all'Isis, come sono cambiate le modalità di attacco negli ultimi dieci anni

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Di Augusto Rubei
L'attentato di Natale a Berlino ha in un momento rievocato l'orrore di Nizza. Un camion si è scaraventato contro una folla di civili. Basso impiego di risorse e ottimizzazione del risultato. Decine di morti e feriti.
C'è chi in queste ore, citando l'ultimo numero di novembre del magazine dell'IsisRoumiyah,fa un'analisi di senso riportando i suggerimenti che il Califfato dà ai propri combattenti per compiere attacchi terroristici. Tra questi c'è anche l'uso di furgoni o tir. Proprio come a Berlino e a Nizza.
Ma non bisogna cadere nell'errore dell'interpretazione letterale. È assai probabile, infatti, che i service al libro paga dello Stato Islamico abbiano avuto l'intuizione, chiaramente mediatica, di glorificare il gesto di Nizza elevandolo a modello per il futuro. È infatti curioso che il riferimento al ricorso di camion giunga proprio a ridosso dell'attacco alla cittadina francese.
Tra l'altro prendere tutto questo a esempio per parlare di un indebolimento del Califfato quando l'attentatore - stando quanto meno alle prime ricostruzioni - non veniva da alcun campo di addestramento, non aveva ricevuto alcuna formazione particolare, ma era invece un cittadino qualsiasi, di origini pachistane, è piuttosto fuorviante. Nell'azione di un singolo è impossibile individuare lo stato di salute di una intera organizzazione.
Tuttavia, può essere utile analizzare come nell'ultimo decennio, quindi a seguito dell'11 settembre 2001, di Londra (2005) e Madrid (2004), occasioni in cui l'impiego di risorse per portare a termine gli attacchi fu altissimo, così come importanti furono gli obiettivi colpiti (è accaduto lo stesso a Bruxelles, unica recente eccezione a confermare la "regola"), le modalità di attacco dei gruppi terroristici di matrice islamica si siano evolute, confluendo in una logica di mercato e di risparmio: obiettivi soft e armi low tech.
Dinamiche che con Berlino, nella fattispecie, non c'entrano nulla. E tanto meno con l'Isis. Perché questo nuovo approccio ha origini ben più lontane e soprattutto una matrice qaedista. L'intestatario è Fazul Abdullah Mohammed, l'uomo che Osama bin Laden nominò alla guida della milizia somala Al Shabaab e che mise in piedi i terribili attentati del 1998 alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania.
Nel giorno della sua morte (giugno 2011), colpito da un raid Usa, le teste di cuoio americane gli trovarono in tasca una pennetta usb. Dentro c'era un documento salvato in word con delle istruzioni precise da inviare ai miliziani all'estero. Il primo obiettivo era, ancora una volta, Londra: "Vogliamo colpirla con operazioni a basso costo e sferrare un duro colpo alla gerarchia e alla comunità ebraica con attacchi simili alle strategie usate dai nostri fratelli a Mumbai".

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