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Diga di Mosul, il punto della situazione

Diga di Mosul, il punto della situazione
(Foto di www.onuitalia.com)
Di Francesco Cecchini
La diga, una cinquantina di chilometri a nord di Mosul, Iraq, lunga 3,2 km e alta 131 m, è in riparazione. L’intervento è dovuto al fatto che il suolo di fondazione non era adatto alla struttura. Alla riparazione della diga di Mosul, sta lavorando un’impresa italiana di Cesena, la Trevi, protetta da 500 militari italiani.
Già a metà dicembre 2015 Matteo Renzi ne aveva parlato:  “Siamo in Iraq per l’addestramento ma anche con un’operazione importante nella diga di Mosul, cuore di un’area molto pericolosa al confine con lo stato islamico, è seriamente danneggiata e se crollasse Baghdad sarebbe distrutta. L’appalto è stato vinto da un’azienda italiana, noi metteremo 450 nostri uomini insieme agli americani e la sistemeremo». L’azienda italiana è la Trevi di Cesena, cui spetterà il compito di mettere in sicurezza la diga..”.  ( Da La Stampa del 16.12.2015).
Matteo Renzi riprende un drammatico allarmismo, vedere le dichiarazioni del governo USA, i rapporti del Corps of Engineers, il Genio Civile americano, e perfino un grido d’allarme dell’ONU, riguardo le condizioni di sicurezza della diga.
The Xinhua news agency riportò, il 29 marzo 2016 una dichiarazione di Riyadh Ezz-din, direttore iracheno della diga: “ La diga non è in pericolo perché il livello delle acque dell’invaso è non  più del 20% della sua piena capacità. Sarebbe in pericolo se il livello ragiungesse il 60% della sua capacità.” Non lo è oggi e non lo sarà in futuro perché la situazione è tenuta sotto controllo.
L’ appalto internazionale, emesso nell’ottobre del 2015, non era ancora stato formalmente vinto dalla Trevi, l’unica impresa che aveva partecipato alla gara d’appalto. Per alcune ragioni, magari per i rischi di lavorare in un’area di guerra molto pericolosa, imprese internazionali come la francese Soletanche Bachy o la tedesca Bauer, non parteciparono all’appalto. Sia la Soletanche Bachy che la Bauer avevano, però, seguito e conosciuto in dettaglio il progetto di riparazione.
Il contratto fu firmato da Trevi il 2 marzo 2016, vedere un comunicato stampa della stessa impresa. Fu firmato con la supervisione dell’Iraqi Ministry of Water Resources (MWR), per un valore di 273 milioni di euro. Va o sottolineato che il contratto riguarda solamente, circa, un quinto del lavori necessari per riparare e mettere in completa sicurezza la diga.
Il procedimento di assegnazione di tale commessa non è stato lineare. Gara d’appalto a un solo partecipante? La giustificazione è stata lo stato di pericolo della diga e della possibilità di una catastrofe.
La fase di mobilitazione delle risorse umane e tecniche iniziò subito, a fine marzo o inizio aprile. Furono spediti via terra materiali e macchinari. Venne costruito un campo base per ospitare lavoratori e militari e un tunnel per emergenze che richiedessero il riparo del personale. Vennero eseguiti sondaggi di esplorazione, preliminari agli interventi. Via via arrivarono tecnici, lavoratori e militari.
I lavori veri e propri sono iniziati a settembre, inizio ottobre. Sono impegnati 450 lavoratori di cui 70 tecnici italiani, protetti da 500 italiani che fanno chiedere alla giornalista Marina Forti: L’esercito italiano a Mosul fa da scorta a un’azienda privata?
I 500 militari si sono aggiunti ai mille già presenti in Iraq e portano a 700.000 euro al giorno il costo della “missione di pace”.
I primi di settembre Wikilao, un sito che si occupa di questioni di intelligence e sicurezza ha informato che: “l’Isis si prepara a colpire la diga di Mosul, alla cui difesa contribuiscono centinaia di militari inviati da Roma. Nello scenario iracheno il più grosso attacco mai concepito dal Califfato”.
Nella notte tra il 6 e 7 ottobre l’Isis ha lanciato quattro razzi contro la diga di Mosul. Non hanno provocato danni materiali o feriti. Il primo razzo ha centrato un campo di calcio che si trova nella zona residenziale vicino alla diga, mentre il secondo ha colpito il quartiere al Muhandisin. Il terzo razzo è caduto vicino alla sede della compagnia italiana Trevi, impegnata nei complessi lavori di messa in sicurezza della struttura, e il quarto e ultimo è caduto nell’acqua.
È la prima volta che l’Isis colpisce la diga da quando ha lasciato la zona due anni fa. Subito dopo l’attacco sono intervenuti velivoli militari a difesa della diga che hanno aperto il fuoco contro gli aggressori.
Una bella differenza tra la drammatica informazione di Wikilao e questa messa in pratica di un modesto attacco, ma è probabile che l’Isis non si sia tolta dalla testa la diga di Mosul.
In questi giorni di metà dicembre i lavori in diga continuano, si iniettano miscele cementizia anche dalla galleria di esplorazione costruita nel 1979 / 1980 dall’impresa italiana Rodio, ultimamente acquistata dalla Trevi, che aveva immediatamente rivelato che la geologia carsica di fondazione non era adatta a costruirci sopra una diga. Infatti  per un trentennio si sono formate enormi fessure che si sono dovute riempire in continuazione con cemento.
Prosegue anche, a quasi 2 mesi dall’inizio, la battaglia per riconquistare Mosul e scacciare l’ Isis. Partecipano alla campagna militare, esercito iracheno, curdi e milizie sciite. Con di mezzo anche forze turche. Ognuna di queste componenti ha in testa una differente prospettiva per il post riconquista. La liberazione di Mosul è diventata una vera propria tragedia umanitaria, centinaia e centinaia le vittime civili uccise dall’Isis, dall’ esercito iracheno e dai suoi alleati e dai bombardamenti degli americani. Il governo iracheno aveva inizialmente scoraggiato i civili dal lasciare la città perché non era in grado di gestire l’emergenza di centinaia di migliaia di sfollati, che ora stanno avvenendo ammazzati.
Inoltre l’ISIS sta resistendo accanitamente, Una rete di tunnel, si parla di 70 km, permette all’ISIS di attaccare alle spalle gli avversari. Inoltre vi sono trappole esplosive, autobombe, attacchi sucidi, cecchini, etc.,etc.. Con 5000 uomini l’ISIS sta tenendo in scacco una forza dieci volte superiore. Attualmente i quartieri liberati sono 20 su un totale di 60.
La riconquista non sarà veloce, comunque una volta avvenuta la città sarà distrutta, gli abitanti molto meno. L’area vivrà un probabile tempo di destabilizzazione considerati contrasti tra Baghdad, i curdi, le milizie scite filo iran e la Turchia.

L’ ISIS verrà sconfitta, ma esiste la possibilità che non abbandoni completamente il territorio, ma entri in una clandestinità diffusa.
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