Ue e mercati, crescono attese e timori sul referendum

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Spread, tassi d'interesse sui titoli di Stato, ricapitalizzazione delle banche, conti pubblici, instabilità politica, populismo, rapporti con l'Unione europea, gestione dell'emergenza migranti: sono tanti i fronti sui quali l'esito del referendum costituzionale di domani avrà un impatto più o meno diretto e importante. Ed è per questo che, al di fuori dell'Italia, l'appuntamento è seguito con grande attenzione e attesa in un clima caratterizzato spesso da preoccupazione e una certa dose di ansia.
Nelle 'stanze dei bottoni' delle istituzioni europee, così come in molte cancellerie, il sostegno al 'sì' ha un motivo di essere molto, secondo alcuni fin troppo, semplice: l'esigenza di vedere garantita, almeno nel breve-medio termine, la stabilità politica di un partner fondamentale per il mantenimento dei fragili equilibri europei ma ancora troppo vulnerabile nonostante le riforme varate e i deboli segnali di ripresa.
Un Paese alle prese con sfide economiche che potrebbero avere conseguenze sull'intera Eurozona e che attraverso un'avanzata di forze populiste - così vengono visti da queste parti i leghisti ma anche i pentastellati - può mettere ulteriormente in crisi un'Unione già segnata dalla Brexit e che guarda con evidente apprensione all'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.

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