Fca sotto accusa, emissioni troppo alte. Marchionne: “Mai fatto nulla di illegale”

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Di Otto Maggiani

L’agenzia ambientale americana Epa ha notificato al gruppo Fiat Chrysler che in alcuni motori diesel è usato un software che permette emissioni superiori a quelle consentite dalla legge. L’agenzia ricorda il rischio «sanzioni civili» perché, dice una nota, l’azienda «ha schivato le regole ed è stata scoperta: non comunicare l’esistenza di un software che influisce sulle emissioni di un’auto è una seria violazione della legge». Conseguenza immediata, un tonfo del titolo Fca in Borsa. I veicoli sotto accusa sono circa 104 mila Grand Cherokee e Dodge Ram: secondo i primi conti è in ballo una multa che potrebbe arrivare a 4,6 miliardi di dollari. A Piazza Affari le azioni hanno toccato un minimo a 9,235 euro, finendo sospese per una ventina di minuti. Alla ripresa delle contrattazioni il titolo si è portato sui 9,02 euro, per un ribasso del 13,8%, per poi continuare in calo fino a segnare -17. Un ribasso analogo (fino a -19%) sul floor di Wall Street, dove ha poi chiuso a -10,23%. 

La reazione di Detroit non s’è fatta aspettare. «Non abbiamo fatto niente di illegale. Tutto questo non ha alcun senso. Non c’è mai stata alcuna intenzione di falsare» i test sulle emissioni, ha risposto il numero uno di Fca Sergio Marchionne. Aggiungendo: «non c’è una sola persona in questo gruppo che proverebbe a fare una cosa così stupida. Noi non siamo criminali». Quanto all’ipotesi di una maximulta in vista, il ceo s’è mostrato fatalista: «Fca sopravviverà anche nel caso in cui le dovesse essere comminata una multa di 4,6 miliardi di dollari»

Marchionne non gradisce accostamenti al caso Volkswagen. La differenza, ha spiegato «è che il software presente nei motori diesel del costruttore tedesco denunciava livelli di emissioni più bassi di quelli reali durante i test, mentre il sistema montato su Grand Cherokee e Dodge Ram 1500 funziona sempre allo stesso modo. Il diverbio con l’Epa è stato di carattere tecnico, mentre Volkswagen ha ammesso di aver inserito il ’defeat device´ nei motori con intento fraudolento». In questo caso, invece, «l’Epa ha ritenuto che i modelli Fca incriminati non rispettassero i requisiti tecnici, non che Fca intendesse frodare i controlli». Lo stesso Marchionne si dice sicuro che i problemi «saranno risolti con l’omologazione 2017», lasciando intendere che la contestazione non arrivi poi così tanto inattesa. 

A giudicare dai toni ciò che ha più fatto arrabbiare il manager è il cenno alle «regole schivate» fatto dall’Epa nella nota con cui ha comunicato l’indagine. Lo ha spiegato lo stesso Marchionne: «Questo atteggiamento moralista verso le case automobilistiche mi rompe veramente l’anima. In questa azienda nessuna persona ha cercato di aggirare niente. Questa caratterizzazione di Fca come azienda che manca di moralità è la cosa più ingiusta da dire, mi sono veramente incavolato».  

Nei mesi scorsi, ha spiegato ieri Fca, sono state fornite continue «informazioni all’Epa e ad altre autorità governative, e in diverse occasioni il gruppo ha cercato di spiegare le proprie tecnologie di controllo delle emissioni ai rappresentanti dell’Epa. Fca Us ha proposto diverse iniziative per risolvere le preoccupazioni dell’Epa, incluso lo sviluppo di estese modifiche del software delle proprie strategie di controllo, che potrebbero essere immediatamente applicate nei veicoli in questione, per ulteriormente migliorarne le prestazioni in termini di emissioni». 

Il primo incontro tra lo staff Fca e le autorità ambientali Usa è in programma già per venerdì 13 gennaio. Marchionne li incontrerà invece in California martedìprossimo. 

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