Grecia, sanità al collasso

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Di Giovanni Masini
Il dottor Theodoros Ghiannaros si presenta all’appuntamento cavalcando una rombante Honda sportiva. Indossa un vistoso montone anni Settanta e un borsello nero a tracolla. Vi conserva una scatola di plastica con decine di pillole – “Sono tutte per me” – e una pistola, che si porta dietro da quando era nei corpi speciali dell’esercito.
Corpulento e marziale, Ghiannaros ha trascorso sette anni come direttore sanitario dell’ospedale Elpis di Atene, pochi chilometri a nord-est dell’Acropoli. Genetista di formazione, è considerato vicino all’opposizione centrista della Nuova Democrazia: nel tempo libero, dice orgoglioso, è stato anche pilota d’aereo e giornalista dilettante.
Al momento, però, è disoccupato dopo che, spiega, con l’arrivo del governo Tsipras ha perso il proprio posto alla direzione dell’ospedale. “Io curavo anche i pazienti senza assicurazione sanitaria e lo facevo gratis – ringhia – Per questo mi hanno cacciato. Ora il governo si vanta di aver garantito a tutti le cure sanitarie gratuite ma è una foglia di fico: un mio paziente ha dovuto aspettare cinque mesi per un’operazione di cancro alla prostata che era molto urgente e dopo che è stato dimesso si è pure visto arrivare il conto a casa.”

La crisi ha dimezzato la spesa per la sanità

Al di là delle vicende personali del dottor Ghiannaros, però, la situazione della sanità pubblica in Grecia è oggettivamente allarmante. Dati Ocse rivelano come dal 2009 la spesa pubblica per la sanità è stata tagliata di quasi un terzo: oltre cinque miliardi. Prima della crisi la spesa era pari al 9,9% del Pil ma in sei anni è già scesa al 4,7%.Secondo lo European Center for disease prevention and control, il 10% dei pazienti è a rischio di contrarre infezioni potenzialmente fatali all’interno degli ospedali, soprattutto in reparti a rischio come la terapia intensiva o l’ostetricia.
Una percentuale che secondo le stime del sindacato dei dipendenti degli ospedali pubblici POEDIN è doppia rispetto a quella Ue.
Dati inquietanti ma non difficili da giustificare se si pensa che in molti ospedali in tutto il Paese mancano i prodotti per disinfettare i letti, le siringhe, i cateteri. Molti pazienti sono costretti a portarsi da casa i presidi sanitari di base e in alcuni casi persino le coperte.
Si sopravvive grazie alle donazioni private o all’eroismo di medici ed infermieri disposti a lavorare gratis per ore e ore di straordinari.
“Ad Argalasti c’è un solo termometro per tutto l’ospedale e a Salonicco un chirurgo mi ha raccontato che da mesi opera senza guanti – testimonia Erwin Schrumpf, anima dell’associazione no profit Griechenland Hilfe, che da Austria e Germania invia regolarmente convogli carichi di aiuti umanitari – In tutto il Paese mancano migliaia di medici. La situazione è drammatica.”
A causa dei tagli di spesa imposti dalla troika i medici che vanno in pensione non vengono rimpiazzati da nuove assunzioni e i giovani specializzandi cercano tutti lavoro all’estero.
Il budget dell’ospedale Elpis, racconta ad esempio Ghiannaros, ha subìto tagli spaventosi negli ultimi sette anni: nel 2010 era di ventidue milioni di euro, scesi a 14 nel 2012 e a soli 7 nel 2014. Nel 2015 questa cifra venne ulteriormente ridotta a 6,5 milioni di euro, ma a inizio 2016 ne era stata stanziata solo la metà.
“Dove prima c’erano due o tre persone a lavorare ora ce ne è una sola – racconta Dimitris Kranias, dentista all’Elpis ed ex rappresentante della Grecia all’Oms – A volte in reparto c’è una sola infermiera per trenta pazienti e deve fare tutta la notte da sola.”

Il calvario di Giorgios, in attesa di trapianto

Giorgos ha cinquantasette anni e un figlio di diciassette. Vive a Glyfada, alla periferia di Atene e ha lavorato tutta la vita come impiegato nel real estate. Quattro anni fa dovette però smettere di lavorare per una patologia invalidante al cuore.
Ci racconta la sua storia nella Clinica Metropolitana Elleniko, dove vengono curati gratuitamente greci ed immigrati non più in grado di pagarsi le cure mediche. Ha l’aspetto di un bell’uomo, i capelli pettinati con cura e la barba ben rasata. Ma senza un trapianto potrebbe morire a breve.
“Il mio cuore lavora un decimo di quanto dovrebbe – sorride amaro mentre mima con la mano il gesto di un cuore che pompa sangue – Quattro anni fa andai all’ospedale Evangelismos per farmi installare un pacemaker, di cui avevo assolutamente bisogno. Ma siccome non avevo l’assicurazione si rifiutarono e mi misero alla porta.”
Il pacemaker arrivò grazie all’intervento del dottor Vichas, responsabile della clinica Elleniko, che da allora fornisce gratuitamente a Giorgos tutte le medicine di cui ha bisogno. Non deve assolutamente fare sforzi, o rischia la vita.
“Se vado in farmacia e chiedo trenta confezioni di farmaci è già tanto se me ne danno cinque – racconta – Sopravvivo grazie a strutture come queste, che contano sulle donazioni di privati cittadini e delle ong.” Ora Vichas sta lavorando per consentire a Giorgios di sottoporsi a un trapianto, ma la sua è una corsa contro il tempo che ogni settimana si fa più pericolosa.

Nell’ospizio per anziani i dipendenti non sono pagati da sette anni

All’ospizio per anziani Konsoleion l’erba è cresciuta tanto che quasi supera in altezza la recinzione in ferro battuto. Da prima casa di riposo di Atene il Konsoleion si è trasformato in uno scheletro di legno e cemento in cui si aggirano fantasmi dimenticati.
Nei corridoi dell’ospizio la signora Giannoula spinge debolmente il suo girello. Attraversa la portineria dove da anni non siede più nessuno e si siede su un divano sfondato. Paga seicento euro al mese per una camera con un bagno pieno di spifferi, ma quando la lampadina del bagno si è rotta suo figlio ha dovuto portargliene una di ricambio. Altrimenti sarebbe rimasta al buio per tutto l’inverno.
Prima della crisi nell’edificio principale erano impiegate trenta persone; ora sono in venti per tre edifici. Da tempo nella struttura non c’è più una guardia medica fissa, ma solo un cardiologo che viene di tanto in tanto per qualche visita.
Al pian terreno, la capo infermiera ci riceve nel suo ufficio con la preghiera di non rivelare il suo nome: “Altrimenti mi licenziano”, sussurra.
Non che tema di perdere lo stipendio, visto che – come tutti gli altri dipendenti – non viene pagata da sette anni. “Riesco a sopravvivere perché lavoro come infermiera privata, a nero, negli ospedali – racconta con gli occhi lucidi – Ma io e i miei colleghi non potremmo mai abbandonare gli anziani al loro destino.”
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