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Francia,i leader mondiali chiedono i due Stati in Medio Oriente ma israeliani e palestinesi non sono al tavolo


Di Paolo Levi

Bisogna «impegnarsi per una soluzione a due Stati» e «astenersi da passi unilaterali»: questo il messaggio lanciato oggi a Parigi dalle 75 delegazioni presenti alla grande conferenza internazionale sul Medio Oriente, l’iniziativa fortemente voluta dalla Francia nel tentativo, per molti assai difficile, di rivitalizzare il processo di pace tra israeliani e palestinesi, a cinque giorni dall’arrivo alla Casa Bianca dell’incognita Donald Trump

All’iniziativa che ha fatto infuriare il premier israeliano Benyamin Netanyahu erano presenti pesi massimi come il padrone di casa Francois Hollande, il segretario di Stato Usa (uscente) John Kerry, l’alto rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini, i rappresentanti di tutti i Paesi Ue e del G20, incluso Angelino Alfano, e della Lega Araba. All’ultimo, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è fatto sostituire dall’inviato speciale Onu per il Medio Oriente,Nickolay Mladenov.  

Un appuntamento in grande stile, insomma, se non fosse per un unico non trascurabile dettaglio: l’assenza dei diretti interessati, vale a dire israeliani e palestinesi, convitati di pietra della riunione insieme alla nuova amministrazione Trump. Implacabile è arrivata la stroncatura da Israele. L’appuntamento di Parigi - ha tuonato oggi in consiglio dei ministri Netanyahu - è «futile» ed è «stata concordata dai francesi con i palestinesi allo scopo di cercare di imporre ad Israele condizioni inconciliabili con i nostri interessi nazionali». «Ovviamente - ha proseguito - allontana la pace perché irrigidisce le posizioni palestinesi e li allontana da negoziati diretti senza precondizioni». Ma riflette anche «gli ultimi battiti del mondo di ieri. Il domani avrà un altro aspetto, e il domani è molto vicino». Una implicita allusione all’imminente arrivo del nuovo presidente Usa. 

Da parte sua, il leader palestinese, Abu Mazen, era presente a Parigi ma in un luogo diverso dalla riunione per non avvelenare ulteriormente i rapporti con Israele, hanno spiegato all’Eliseo. Per lui, il vertice odierno era «forse l’ultima chance per la soluzione a due Stati», ha detto al Figaro. Aprendo i lavori, Hollande ha dichiarato che l’obiettivo è «affrontare il più antico dei conflitti del Medio Oriente». 

Infatti a Parigi le discussioni sono state più lunghe del previsto, in particolare, per un dissidio sull’inserimento di un «avvertimento» a Washington su ogni possibile «decisione unilaterale» che potrebbe mettere a rischio la pace. Evidente il riferimento all’intenzione dichiarata di Trump, di trasferire l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. A questa «messa in guardia» si è opposto in modo piuttosto netto lo stesso John Kerry che alla fine l’ha avuta vinta. Nel documento conclusivo non appare nessuna menzione dell’ipotizzato trasferimento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme. Ma al termine dei lavori, il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, ha affermato comunque che «altre volte in passato gli Stati Uniti hanno ventilato questa ipotesi». «Ne parlerò con i nostri amici americani e li metterò in guardia - ha avvertito il capo del Quai d’Orsay - ritengo che una decisione unilaterale in questo campo sarebbe una provocazione». 

Il braccio destro di Hollande ha poi lanciato un appello alla nuova amministrazione di Washington affinché «contribuisca a creare le condizioni per la pace in Medio Oriente». «Il nostro primo obiettivo - ha martellato - è ripetere con forza che la soluzione a due stati è la sola possibile». Il secondo «è segnalare la disponibilità collettiva a contribuire concretamente per ricreare le condizioni di un negoziato fra le parti». «Infine - ha concluso - tracciare le piste d’azione per le prossime settimane e mesi allo scopo di continuare con la nostra mobilitazione». 

Un auspicio condiviso a fine giornata dai 75 di Parigi ma la cui portata è prettamente simbolica. Senza israeliani e palestinesi seduti allo stesso tavolo e con l’incognita Trump all’orizzonte la strada della pace è ancora tutta in salita.  


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