Il miracolo di Trump? Una protesta globale per una globalizzazione migliore

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Di Francesco Grillo
Trump è stato di parola. Aveva promesso un miracolo ed un miracolo sta compiendo in tempi talmente brevi da superare anche le sue stesse aspettative.
In una sola settimana, con i suoi “ordini presidenziali” ed, in particolar modo, con l’ultimo sul congelamento immediato degli ingressi negli Stati Uniti dei cittadini di sette Paesi a maggioranza islamica, sta riuscendo nell’impresa di far nascere un movimento globale che va Mosul a New York, dalle organizzazioni non governative al governo inglese. Al punto che, persino, l’Europa sembra esserne vagamente risvegliata.
Un movimento globale che non si batte per la difesa di una globalizzazione dell’economia che non convince più, ma per una globalizzazione di diritti e valori che può essere il famoso antidoto al “populismo” che, da tempo, cercavamo. È un’ipotesi politica. Ma potenzialmente di forza uguale al nazionalismo che dilaga e di direzione contraria: un’idea che, se Trump insiste, potrebbe diventare la più grossa novità del 2017. E che non può non entrare di prepotenza nell’agenda politica italiana, a cominciare da quella di Matteo Renzi che appare intenzionato a misurarsi con la scommessa di dover vincere elezioni politiche difficilissime.
In effetti, dalla storia di queste settimane, emergono con grandissima chiarezza due messaggi assai forti. Quasi due pilastri sui quali è possibile costruire, forse, una proposta politica finalmente all’altezza dei nostri tempi.
Il primo messaggio è che l’ascesa “inconcepibile” di Trump, la stessa vittoria “inaudita” della Brexit, nonché il successo dei “populismi” (di destra, sinistra o ibridi come il M5S), sono tutti il frutto diretto dell’altrettanto fragoroso fallimento di qualsiasi tentativo da parte delle organizzazioni internazionali di governare la globalizzazione negli ultimi vent’anni. Globalizzazione che ha avuto meriti straordinari ma che, adesso, si sta fermando proprio per assenza di una leadership politica.
La sconfitta delle organizzazioni internazionali che in Europa viene vissuta, quasi esclusivamente, come crisi dell’Unione. In realtà molto più numerosi sono le istituzioni in crisi: Nazioni Unite, Fondo Monetario Internazionale, Nato. Non c’è più una guerra che riescano ad evitare o un conflitto che riescano a comporre; non una crisi finanziaria che riescono a prevedere o un Paese sull’orlo del precipizio da debito che riportano fuori dalla convalescenza. Ma è, soprattutto, sui fenomeni che segneranno il secolo ventunesimo che meglio si misura l’assenza di politica globale rispetto a processi fortemente globalizzati: non c’è nessuno che abbia anche solo cominciato a pensare di che tipo di regolazione possono aver bisogno le piattaforme digitali che della prossima rivoluzione industriale saranno le infrastrutture, come le strade e le ferrovie lo furono di quella dell’ottocento.
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