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Di Emmezeta
Come sempre in Libia, le cose non sono affatto chiare. Cosa è successo esattamente ieri? C'è stato davvero un tentativo di prendere i palazzi del potere nella capitale da parte delle forze dell'ex premier tripolino al-Ghwell? La risposta sembrerebbe essere: sì e no. Sì, perché le sue milizie sono effettivamente entrate negli edifici dei ministeri della Difesa, della Giustizia e del Lavoro. No, perché si è trattato più che altro di un'azione dimostrativa.
Dimostrativa, ma non per questo meno indicativa di uno scontro che si sta sicuramente avvicinando, e che vede l'Italia in una posizione alquanto scomoda.

Per capire cosa stia davvero succedendo bisogna fare il punto sul caos politico-militare seguito alla guerra d'aggressione della NATO del 2011. Ad un primo grossolano sguardo, e tralasciando le zone desertiche del sud del paese, oggi la Libia appare divisa in due: ad est le forze che fanno capo al generale Haftar, apertamente sostenuto dall'Egitto e dalla Russia, che dalla Cirenaica sono arrivate alla cittadina di Sidra nell'est della Tripolitania; ad ovest - nel grosso della Tripolitania - le milizie che appoggiano in qualche modo il governo al Serraj, quello insediato dall'esterno dalle potenze occidentali e riconosciuto dall'ONU.

Detto così le cose sembrerebbero relativamente semplici, ma ci sono altri decisivi elementi di complicazione. Vediamo quelli più importanti:

1. Il governo fantoccio di al Serraj più che disporre di forze proprie vive grazie al sostegno (ben remunerato) di alcune decine di milizie tribali, tra le quali spicca quella di Misurata. La fedeltà di queste milizie è assai dubbia. E' probabile che il loro appoggio duri finché reggerà il sostegno internazionale ad al Serraj. Ma è proprio questo l'elemento decisivo che sembra ora scricchiolare (vedi punto 4).

2. Nella capitale e nell'ovest del paese agiscono anche le forze che fanno capo a Ghwell, almeno in parte legate alla Fratellanza Musulmana. Dopo aver guidato (con l'appoggio della Turchia e del Qatar) il governo tripolino nel 2015-2016, Ghwell aveva lasciato Tripoli nel maggio scorso. Un allontanamento temporaneo che non era però una rinuncia alla lotta, come i fatti di questi ultimi mesi (ed anche quelli di ieri) dimostrano. Per capire la situazione nella capitale, basti pensare che Ghwell - formalmente sotto sanzioni internazionali ed a rischio di arresto - risiede adesso tranquillamente all'Hotel Rixos di Tripoli.

3. In questi mesi le posizioni del generale Haftar - che oltre all'est del paese controlla anche una vasta area della Tripolitania a sud-ovest di Tripoli, grazie soprattutto al ruolo della milizia di Zintan - si sono rafforzate, sia militarmente che politicamente. Sta di fatto che egli, al pari del parlamento di Tobruk, mai ha riconosciuto il governo al Serraj.

4. Il rafforzamento politico di Haftar, ed il conseguente indebolimento di al Serraj, è facilmente riscontrabile nei fatti delle ultime ore. Mentre a Tripoli andava in scena l'ennesimo scontro, Haftar era ospite della portaerei russa Admiral Kuznestsov al largo delle coste della Cirenaica. Ma se l'appoggio russo (oltre a quello dell'Egitto e degli Emirati Arabi) è cosa del tutto ufficiale, quello della Francia è solo un po' più nascosto. Sta di fatto che ieri all'appello dell'Italia per concordare una dichiarazione comune a sostegno di Serraj (vedi La Stampa) hanno risposto picche sia gli Stati Uniti (ufficialmente "poco interessati" alla Libia) ma anche i governi di Parigi, Londra e Berlino. Uno smacco per il governo italiano, ma anche un annuncio di condanna a morte per l'attuale governo fantoccio di Tripoli.

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