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Il Messico deporta più immigrati degli Usa

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Di Roberto Vivaldelli
“In questo momento, il Messico sta deportando molto più immigrati provenienti dall’America Centrale di quanto non stiano facendo ora gli Usa: molti direbbero che stiamo facendo il lavoro sporco per loro”. È quanto afferma a Foreign Policy Chris Wilson, vice direttore dell’Istituto Woodrow Wilson International Center for Scholars del Messico.
A differenza di quanto molti possano pensare, quando si tratta di sicurezza e controllo dell’immigrazione, il Messico non scherza affatto. E la cooperazione con gli Stati Uniti, nonostante le minacce di Donald Trump e la diatriba sul Muro, è più viva che mai. Un rapporto, quello tra le forze dell’ordine Usa e messicane, che si è consolidato negli ultimi anni, con un obiettivo comune: frenare l’immigrazione clandestina.
La visita di Tillerson e Kelly in Messico
In queste ore, il Segretario di Stato Americano Rex Tillerson è in Messico per incontrare il presidente Enrique Peña Nieto. Accolto all’aeroporto dall’ambasciatrice statunitense a Città del Messico, l’obiettivo della visita di Tillerson, naturalmente, è quello di tentare di ricucire i rapporti diplomatici con le autorità messicane: la collaborazione in atto tra i due Paesi è troppo importante e funzionale, al di là del Muro. Ad accompagnare il Segretario di Stato c’è anche il generale John Kelly, Segretario della Sicurezza Interna degli Stati Uniti d’America.
La rotta migratoria verso gli Stati Uniti
Come racconta Molly O’Toole in un interessante servizio pubblicato su Foreign Policy, il principale problema per gli Stati Uniti non è rappresentato dai messicani, ma dall’immigrazione proveniente dall’America Centrale: “Gli attraversamenti illegali verso gli Stati Uniti dal Messico sono tra i più bassi degli ultimi 40 anni, con il flusso che si è invertito a partire dal 2009 come conseguenza alla crisi e – scrive Molly O’toole – Piuttosto, la rotta migratoria passa attraverso Paesi segnati dalla violenza e dal caos, come il “Triangolo d’oro”, ossia Gautemala, Honduras ed El Salvador. E non si tratta solo di centroamericani. L’immigrazione globale – da Haiti, Cuba, Camerun e Somaila – ha spinto più persone a utilizzare questo percorso verso gli Stati Uniti”:
La collaborazione tra Usa e Messico
Washington ha versato miliardi di dollari di aiuti al Messico e ai paesi dell’America centrale e ha raggiunto degli accordi bilaterali per fermare le migrazioni verso gli Stati Uniti. Il Messico ha risposto intensificando notevolmente le detenzioni e deportazioni, raddoppiate tra il 2013 e il 2016. Sempre più migranti, inoltre, decidono di rimanere in Messico e fare domanda di status di rifugiato nel Paese, piuttosto che cercare di raggiungere gli Stati Uniti.
Per questo motivo gli Usa non possono assolutamente permettersi di minare i rapporti con Città del Messico: da qui la visita strategica del Segretario di Stato Tillerson, che dovrà “smussare” i toni e le provocazioni di The Donald e cercare di rasserenare gli animi, dopo che i vertici governativi messicani hanno già dichiarato di “non accettare” la nuova politica migratoria dell’amministrazione Trump. E’ nell’interesse di entrambi i Paesi continuare a collaborare e non arrivare ad uno scontro che sarebbe deleterio e controproducente.
La politica migratoria di Donald Trump
Firmati martedì, i nuovi ordini di Trump in materia d’immigrazione rappresentano un cambio di rotta rispetto all’amministrazione di Barack Obama – che, va sottolineato,aveva il record di immigrati deportati– e lancia una linea ferrea molto più dura in materia d’immigrazione. Le nuove misure consentono, in maniera più semplice, ai funzionari degli Stati Uniti di procedere con le espulsioni e rimpatri immediati per chi entra illegalmente nel Paese. Le misure introducono, inoltre, un’espulsione accelerata senza udienza fino a due anni dall’entrata degli Stati Uniti.
Nel frattempo, gli elettori sembrano gradire la politica del tycoon: il 52% degli americaniappoggia, infatti, la stretta sull’immigrazione. E’ quanto emerge dal sondaggio Harvard-Harris, pubblicato da The Hill.

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