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Terrorismo, servizi: "Italia sempre più a rischio"

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Di Franco Grilli

Ancora allarme terrorismo in Italia e in Europa. A sottolinearlo sono stati gli stessi Servizi in una Relazione al Parlamento: "L’esposizione dell’Europa alla minaccia terroristica è testimoniata non solo dalla serie di attentati messi a segno nell’ultimo anno, ma anche dalle numerose pianificazioni sventate o fallite, con arresti anche di donne e adolescenti, dall’aumento delle segnalazioni concernenti progettualità offensive da perpetrare in territorio europeo, nonchè da valutazioni di intelligence che fanno ipotizzare ulteriori, cruente campagne terroristiche in corrispondenza con gli arretramenti militari del Califfato".
Poi l'analisi dei Servizi si sposta sulle capacità di attacco dello Stato Islamico: "Nel corso dell’anno - avvertono gli analisti - si è registrato per la prima volta un significativo ridimensionamento territoriale di Daesh che, colpito nel suo tratto distintivo, nel prestigio e nelle fonti di reddito, ha gradualmente rimodulato tattiche offensive e contenuti propagandistici, accentuando la risposta asimmetrica anche all’interno dei territori contesi, minimizzando, a livello mediatico, le sconfitte militari e intensificando l’attività di coordinamento di network per la realizzazione di attacchi al di fuori della propria area di elezione, in Occidente e non solo". 

Tra gli aspetti emergenti della pubblicistica jihadista si evidenzia "una certa evoluzione nelle strategie mediatiche. La fase espansiva dell’organizzazione di al Baghdadi si era accompagnata alla moltiplicazione e alla diversificazione di canali, prodotti e strumenti mediatici, anche con il decentramento verso strutture locali, sia realizzando pubblicazioni in più lingue, sia dedicando intere linee di produzione ad un modulo linguistico specifico, con insistiti riferimenti al Califfato quale terra ideale per vivere e costruire il proprio nucleo familiare. Alle prime, importanti sconfitte sul campo siro-iracheno è parso corrispondere un ridimensionamento quali-quantitativo dell’apparato mediatico". Poi il mirino si sposta sul nostro Paese e sul Vaticano: "Nei confronti dell’Italia, è proseguita nel corso dell’anno la pressante campagna intimidatoria della pubblicistica jihadista caratterizzata da immagini allusive che ritraggono importanti monumenti nazionali e figure di grande rilievo, tra cui il Pontefice". Per gli analisti, "i principali profili di criticità appaiono ancora riconducibili alla possibile attivazione di elementi ’radicalizzati in casa, dediti ad attività di auto-indottrinamento e addestramento su manuali on-line, impegnati in attività di proselitismo a favore di Daesh e dichiaratamente intenzionati a raggiungere i territori del Califfato". Al riguardo, "sempre più concreto si configura il rischio che alcuni di questi soggetti decidano di non partire - a causa delle crescenti difficoltà a raggiungere il teatro siro-iracheno ovvero spinti in tal senso da ’motivatorì con i quali sono in contatto sul web o tramite altri canali di comunicazione - determinandosi in alternativa a compiere il jihad direttamente in territorio italiano".
In questaottica, "ha continuato a destare attenzione il fenomeno della radicalizzazione all’interno degli istituti carcerari italiani, testimoniato anche dall’esultanza manifestata da diversi detenuti dopo gli attentati di Bruxelles e Nizza, indice di un risentimento potenzialmente in grado di tradursi in propositi ostili alla fine del periodo di reclusione. Nel contempo, è parsa da non sottovalutare l’influenza negativa esercitata in alcuni centri di aggregazione da predicatori radicali o da altri personaggi dotati di una certa autorevolezza all’interno della comunità, soprattutto nei confronti di giovani privi di adeguata formazione religiosa che potrebbero essere indotti a una visione conflittuale nei confronti dell’Occidente, foriera di derive violente".

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