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Tutti i muri che dividono il mondo

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Di Alberto Bellotto
Nel centro di Kirkenes è stata una novità poco gradita. Ma la recinzione alta quattro metri è stata edificata in breve tempo. Dalle parti di Oslo hanno pensato che i circa 5 mila profughi entrati del Paese dalla cosiddetta via artica attraverso la Russia fossero abbastanza per edificare una recinzione protettiva. Cittadina abitata da poco meno di 10 mila anime, Kirkenes dista oltre 1.800 chilometri dalla capitale e non ha accolto con favore la decisione del governo. “Noi non vogliamo questo recinto, vogliamo avere le stesse relazioni con la Russia che abbiamo sempre avuto”, ha detto alla Bbc Syvonne Tucker tassista della zona. Ma sta di fatto che l’Europa ha eretto un nuovo muro per tutelare i suoi confini.
                                   
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Cinquemila chilometri più a Sud c’è la stessa scena solo con numeri e modalità molto più preoccupanti. A Ceuta, enclave spagnola in terra marocchina, ogni settimana migliaia di migranti africani tentano di superare le recinzioni che dividono l’Africa dalla Spagna. Solo il 20 febbraio 350 di loro sono riusciti a superare le recinzioni entrando di fatto in Europa. Qualche giorno prima altri 500 erano riusciti a passare.
Nel tempo in cui si critica aspramente la decisione del nuovo presidente americano Donald Trump di voler dare seguito alla promessa elettorale sul muro al confine sul Messico, si scopre che in realtà la nuova linea della Casa Bianca si inserisce in una tendenza consolidata nel mondo. Nei vari continenti si possono contare almeno una quarantina di confini sorvegliati e fortificati. Dall’Africa all’Asia passando per il cuore dell’Europa, non c’è solo il muro di Trump. Ma questo spesso sfugge alla vista dei nostalgici di Barack Obama, che pure quel muro l’ha conservato, se non ampliato.

I muri interni ed esterni dell’Europa

La stessa Europa, che in più di qualche occasione ha criticato la politica del nuovo presidente, dimentica spesso di avere recinzioni e divisioni, sia lungo i propri confini che al proprio interno. Basti pensare ai chilometri di filo spinato stesso tra UngheriaCroaziaSlovenia e Austria. Con l’esplosione della rotta balcanica nell’estate del 2015 il governo di Budapest ha messo in piedi un sistema di salvaguardia dei confini con recinzioni e torri di vedetta. Un sistema al quale si sono affiancati anche una serie di gruppi paramilitari.

Ma le recinzioni sono state alzate anche più a Est come nel caso di Ucraina ed Estonia. Kiev dopo la guerra civile nel 2014 ha srotolato chilometri di filo spinato poco a Nord delle Repubbliche del Donbass. Ma anche verso Nord in Estonia è stato fortificato il confine, per paura della Russia. Il governo di Tallin ha autorizzato la costrizione di un muro alto almeno 2 metri della lunghezza approssimativa di 130 chilometri che verrà ultimato entro il 2019.
L’Europa però è divisa anche al suo interno come nel caso della storica “Peace line” a Belfast e Derry in Irlanda del Nord. Il complesso sistema di muri e varchi tiene separate le comunità di cattolici e protestanti. Nata nel 1969, in particolare per difendere i cattolici dai protestanti, la barriera si è via via ingrandita per una lunghezza complessiva di 15 chilometri.

La grande barriera che protegge Israele

Negli anni anche Israele ha potenziato e perfezionato il sistema di recinzioni. Tutto è partito dalle prime istallazioni nel 1994 lungo la striscia di Gaza. Nel 1998 gran parte della barriera venne distrutta dalla seconda intifada ma tra il 2000 e 2001 Tel Aviv ha completato la costruzione di una recinzione con filo spinato. Potenziata da una “terra di nessuno” sorvegliata dall’esercito, la linea di difesa ha solo tre varchi di accesso: il valico di Erez, quello di Rafah, in Egitto, e quello di Karni.
Intervento più massiccio invece ai confini con la Cisgiordania. Edificata a partire dal 2002 questo particolare tipo di barriera è costituito da mura che possono raggiungere gli 8 metri. In totale il muro è lungo 730 chilometri. A nord di Gerusalemme circonda gran parte di West Bank mentre a Sud ci sono ancora dei tratti non protetti ma che potrebbero essere coperti entro il 2020.
Uno degli ultimi interventi in ordine di tempo è avvenuto in Africa. Nello specifico al confine tra Kenya e Somalia. Il governo del presidente Uhuru Kenyatta ha autorizzato la costruzione di una recinzione lungo tutti i 700km di confine. L’intento delle autorità keniote è quello di difendere il Paese dai possibili attacchi nei miliziani di al Shabaab, come successo nel 2015 all’università di Garissa, dove vennero trucidate 152 persone.

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