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CRITICARE L'IMMIGRAZIONE DI MASSA NON E' SINONIMO DI XENOFOBIA O RAZZISMO

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Di Salvatore Santoru

Sino a poco tempo fa era assai usuale che qualunque critica o dubbio all'immigrazione di massa fosse considerato basato su pregiudizi di carattere xenofobo o anche razzista.
Eppure tale "equivalenza" che veniva fatta è assolutamente fallace, così come è fallace considerare antisemita chi critica le politiche di Nethanayu o alcune politiche dello stato israeliano o cristianofobo chi critica la politica del Vaticano o delle organizzazioni religiose o politiche di stampo cristiano.
Ovviamente, questo non significa che vi possano essere non pochi che criticano alcune politiche di Israele e siano antisemiti così come non pochi che criticano il Vaticano e siano cristianofobi e così come non pochi che criticano l'immigrazione di massa e siano razzisti/xenofobi, ma ciò che c'è da ricordare è che in sé ciò non è assolutamente scontato.

Sulle critiche all'immigrazione di massa, c'è da dire che perlopiù si concentrano su questioni economiche e sociali e generalmente non vanno contro i migranti di per sé, a parte quando vi sono periodi di forte crisi.
Poi, certamente un'elemento importante nella critica all'immigrazione di massa può essere quello dell'istinto che potremmo dire 'territorialista', un'istinto diffuso in tutto il mondo naturale e in tutta l'umanità e che andrebbe controllato ma non meramente represso e demonizzato tenendo anche conto che effettivamente esso può portare alla xenofobia ma opportunamente gestito può invece rappresentare una fonte di amor di sé territoriale e culturale, che può essere utile per riconoscere e includere(o integrare) lo stesso Altro nella sua integrità.

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