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Gli errori dei futuri prof, da "xké" ad aquistare" a "muccha"

Di Ivan Francese
Un vero e proprio museo degli orrori. O forse sarebbe meglio dire degli errori.
Se già è abbastanza doloroso leggere "xché" al posto di "perché", leggerlo in un tema scritto da un'aspirante maestra fa davvero male al cuore.
Eppure la rassegna di strafalcioni raccolti dagli esaminatori nelle prove scritte sostenute da migliaia di aspiranti insegnanti fa impressione. Perché un refuso può capitare a tutti, ma scambiare il day hospital con l'open day è qualcosa di diverso. L'indice di una strana concezione di parole ed espressioni utilizzate nella vita di tutti i giorni.
Come "mucca", che diventa "muccha". Oppure "acquistare" che perde la "c", mentre "un evento" acquista - ci si perdoni il gioco di parole - un apostrofo.

Incommentabili, poi, gli errori in inglese. "Nave" (ship) diventa "pecora" (sheep), per via dell'assonanza nella pronuncia. Peer tutoring diventa peer touringflipped classroom si trasforma nel latineggiante classorum filipporum; il Cloud viene tradotto come "uccello viaggiatore".
Indulgenza verso una padronanza ancora incompleta della lingua straniera? Sarà, ma anche con l'italiano non c'è molta familiarità. D'altronde alla domanda "che obiettivo ha l'insegnamento della lingua italiana?" c'è persino che ha risposto che lo studio della lingua di Dante serve per "compilare il bollettino postale o l'assegno bancario".

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