Attentato contro il Borussia Dortmund, procura federale: “Non ci sono prove che il fermato sia legato all’attacco”

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Tutto da rifare. Non c’è alcuna prova che l’iracheno islamista arrestato ieri sia coinvolto nell’attacco all’autobus del Borussia Dortmund, avvenuto la sera di martedì 11 aprile. È quanto emerge dall’inchiesta della magistratura tedesca. “Le indagini non hanno fornito finora nessuna prova che l’accusato abbia partecipato all’attacco”, ha comunicato la procura federale tedesca, che ha comunque chiesto un mandato d’arresto contro l’uomo, ma non a causa delle esplosioni.
Il fermato, infatti, è accusato di essere un membro dello Stato islamico, di avere guidato in Iraq una unità dell’Isis incaricata di preparare rapimenti, estorsioni e uccisioni, e di aver mantenuto contatti con l’organizzazione dopo il suo arrivo in Germania nel 2016. L’uomo comparirà stamattina davanti a un giudice, che dovrà decidere se approvare o meno il mandato di arresto della procura.
L’iracheno islamista ha 25 anni, si chiama Abdul Beset A. ed è residente nella vicina cittadina di Wuppertal. Era stato arrestato ieri nel quadro dell’inchiesta sulle esplosioni che hanno colpito l’autobus del Borussia, diretto verso lo stadio di Dortmund per giocare la partita d’andata dei quarti di finale di Champions League contro i francesi del Monaco. Due persone sono rimaste ferite dagli scoppi, compreso il calciatore spagnolo Marc Bartra. L’attacco è stato definito di tipo terroristico e sul posto è stata trovata una nota di rivendicazione che fa riferimento ad una pista islamica. Era anche per questo motivo che la portavoce della procura federale tedesca, Frauke Köhler, aveva riferito senza condizionali: “È un attacco terroristico“.

Oltre all’iracheno le indagini degli inquirenti hanno coinvolto su un altro sospettato: si tratta di un tedesco di 28 anni di Fröndenberg, che è finito nel registro degli indagati della procura federale, seppur a piede libero. Sia l’iracheno che il tedesco sono considerati affiliati alla rete islamista del Nord Reno-Westfalia, la stessa dell’attentatore di Berlino Anis Amri.

Pista islamica a parte, agli inquirenti è arrivata anche una seconda rivendicazione. È comparsa martedì sera su internet ed è scritta in uno stile simile a quello degli Antifa, una sigla che raccoglie gruppi di autonomi, anarchici ed esponenti della sinistra radicale extraparlamentare: la portavoce della procura l’ha però definita “meno attendibile”.

Gli ordigni utilizzati per compiere l’attentato, invece, contenevano punte metalliche e una di queste si è conficcata nel poggiatesta di uno dei sedili del bus della squadra. “Per questo possiamo dire per fortuna che non è successo nulla di più grave” ha aggiunto Köhler, secondo cui le bombe avevano una capacità esplosiva di oltre 100 metri.

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