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Attentato Isis a Parigi, la strana storia di Karim Cheurfi

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Di Marco Orioles
È subito polemica per le rivelazioni su Karim Cheurfi, l’attentatore che giovedì sera a Parigi ha attaccato la polizia sui Campi Elisi, causando la morte di un agente e il ferimento di altri due. Cheurfi, 39 anni, nato a Parigi e residente nel comune di Chelles, a 30 chilometri dalla capitale, aveva un passato da criminale incallito: quattro condanne, una delle quali per aver sparato a due poliziotti, e un lungo periodo passato in cella, da cui era uscito nell’ottobre 2015. L’uomo inoltre era stato posto sotto indagine all’inizio di quest’anno perché, a detta di due testimoni, voleva mettersi in contatto con elementi dello Stato islamico e minacciava di fare strage di poliziotti. Ma l’inchiesta era stata archiviata perché non vi erano prove sufficienti per incriminare Cheurfi. Che era finito nell’elenco delle persone in odore di radicalismo, senza però che fossero prese misure per tenerlo sotto sorveglianza o impedirgli di portare avanti il suo progetto.
Tutto sembra indicare, dunque, che ci troviamo di fronte all’ennesimo caso di un delinquente noto alle autorità per la sua propensione alla violenza e radicalizzatosi nel giro di pochissimo tempo, troppo poco per consentire agli apparati di sicurezza di intervenire preventivamente. Una verità che ora rischia di condizionare l’esito delle elezioni presidenziali di domani, a vantaggio dei candidati espressione della destra, ossia il repubblicano François Fillon e, soprattutto, il presidente del Front National Marine le Pen.
Fillon e Le Pen ieri hanno annullato gli impegni di campagna elettorale, rilasciando dichiarazioni tonitruanti. Le Pen promette di chiudere i confini, a dispetto del fatto che gli attentati che hanno flagellato la Francia negli ultimi due anni sono stati compiuti da cittadini francesi e immigrati di seconda generazione, con l’eccezione dell’attacco del 13 novembre 2015 in cui ad entrare in azione fu una maxi-cellula composta da elementi francesi, belgi e foreign fighters di ritorno. Se eletto, anche Fillon dichiara di voler ricorrere al pugno duro contro il “totalitarismo islamico”, ma c’è qualcuno che fa notare come, ai tempi in cui era premier, abolì la figura del poliziotto di quartiere.
In ogni caso, i sondaggi evidenziano come non vi sia stato un effetto attentato sulle intenzioni di voto – nessuna impennata per Le Pen, né risalita per Fillon – e che, semmai, si siano consolidate le prospettive per il candidato indipendente Emmanuel Macron, che ha guadagnato un buon punto percentuale salendo al 24%, contro il 22% di Le Pen, il 19% di Fillon e altrettanto per il candidato di sinistra estrema Mélenchon. I margini ristretti significano che siamo ben dentro il margine di errore statistico, e dunque che al ballottaggio potrebbe finire chiunque. Se Macron finisse al secondo turno, batterebbe agilmente qualunque competitore. Ma non è escluso che si materializzi lo scenario “spettacolare” di cui ha discusso ieri Eric Zemmour in un’intervista rilasciata a Rai Radio 1: uno scontro tra Le Pen e Mélenchon. In questo caso, nessun pronostico sarebbe possibile.

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