IL MARTIRIO DEI CRISTIANI COPTI, UNA DELLE MINORANZE PIU' COLPITA DAL TERRORISMO ISLAMISTA IN NORD AFRICA E IN MEDIO ORIENTE

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Il martirio dei copti


Di Gianni Valente

Le ultime stragi di cristiani in Egitto sono «una pugnalata al cuore per ogni egiziano», e confermano la necessità di rafforzare le misure di sicurezza intorno alle chiese. Ma per il momento, non provocano alcun cambio di programma nella prossima trasferta egiziana di Papa Francesco, in agenda i prossimi 28 e 29 aprile. Lo ha riferito ai media egiziani padre Hani Bakhoum, segretario del Patriarcato di Alessandria dei copti cattolici. La visita di Papa Francesco a Papa Tawadros, se confermata, potrà essere anche un’occasione preziosa per aiutare tutti i cristiani a contemplare la reale condizione della fede e della Chiesa nel tempo presente, fuori da ogni vittimismo e ogni patetico trionfalismo clericale, di vecchio o nuovo conio.  

I più colpiti dallo stragismo terrorista 

Nell’ultima, interminabile stagione di convulsioni mediorientali, iniziata con le cosiddette “primavere arabe”, nessuna comunità locale ha pagato il prezzo di sangue e terrore sofferto dalla Chiesa copta in Egitto

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Nel Capodanno del 2011, la strage per autobomba di decine di fedeli nella chiesa dei Santi ad Alessandria aveva segnato l’enigmatico preludio del crollo dell’autocrazia di Hosni Mubarak. Le indagini successive avevano indicato proprio ambienti filo-regime come mandanti dell’attentato, secondo la logica degli apparati che spargono terrore tra la popolazione per poi imporre il pugno di ferro in nome della “sicurezza”. Il 9 ottobre dello stesso anno, erano stati ancora i reparti dell’esercito egiziano a massacrare 23 cristiani nella cosiddetta strage di Maspero, travolgendo coi blindati i manifestanti che protestavano per le violenze anticristiane perpetrate in precedenza da bande islamiste. Nell’estate 2013, quando il governo islamista del presidente Mohamed Morsi fu deposto dai militari, la rabbia dei Fratelli Musulmani e degli altri gruppi islamisti si scatenò contro le chiese e le sedi di istituzioni cristiane: ne furono devastate quasi 60, in tutto il Paese.  

Poi, i cristiani copti entrarono direttamente del mirino dell’auto-proclamato Stato Islamico (Daesh) e della sua internazionale del terrore. Il 15 febbraio venne messo in rete sui siti jihadisti il video della decapitazione di 21 lavoratori copti rapiti in Libia. La macabra clip mostrò al mondo che molti di loro pronunciavano il nome di Cristo, mentre venivano sgozzati. Più di recente, c’era stata la strage dello scorso 11 dicembre, dove un kamikaze aveva mietuto almeno 25 vittime tra i fedeli che partecipavano alla messa nella chiesa di Botrosiya, nel complesso di edifici ecclesiastici adiacenti alla cattedrale copta ortodossa del Cairo. Mentre a febbraio, una serie di sette omicidi mirati aveva colpito la comunità copta nella provincia del Sinai del Nord, spingendo centinaia di famiglie cristiane ad abbandonare la regione. Nei loro video di rivendicazione, gruppi jihadisti affiliati a Daesh definivano i copti come «la preda preferita». 
  
Accanimento rivelatore 

La ferocia con cui vengono colpiti i copti ha più di una radice. I cristiani copti non possono essere liquidati da nessuno, nemmeno dai jihadisti, come prodotto d’importazione di culture religiose “straniere”. Loro sono gli eredi delle comunità cristiane fiorite nella terra dei faraoni in virtù della prima predicazione apostolica. Da allora, e fino ad oggi, la Chiesa copta continua a riaffermare il suo carattere autoctono indelebile, che la portò allo scontro anche con le guarnigioni e i funzionari cristiani dell’Impero bizantino. E che adesso li rende una presenza scomoda per tutti quelli che vogliono dividere il mondo lungo le faglie di veri o presunti “scontri di civiltà”.  

Quando giunsero i conquistatori islamici, i copti li accolsero come liberatori, schierandosi dalla loro parte contro i dominatori bizantini, con cui pure condividevano la fede in Cristo. Questa sua fisionomia rende la Chiesa copta indisponibile alle caricature dei gruppi islamisti che vorrebbero screditarla come quinta colonna del “complotto” cristiano-occidentale in terra egiziana. E anche questo aumenta il livore anti-copto dei jihadisti nei confronti dei copti.  

Nella famiglia eterogenea delle cristianità mediorientali, i copti sono stati quelli che dalle Crociate fino a oggi hanno prestato meno orecchio alle sollecitazioni delle potenze occidentali. Quando Papa Ratzinger, dopo la strage di Alessandria nel Capodanno 2011, intervenne chiedendo di difendere con più cura i cristiani, le sue parole provocarono la risentita reazione dell’Università sunnita di al Azhar, ma furono accolte con freddezza, come un’indebita “interferenza”, anche da molti copti. Anche l’oggettiva concordanza d’intenti tra i vertici copti e l’apparato di potere che fa capo al presidente Abdel Fattah al-Sisi trasforma la Chiesa copta in bersaglio ricorrente delle violenze jihadiste. Le rivendicazioni della strage dei 21 martiri sgozzati su una spiaggia della Libia, comparse sugli house organ di Daesh, come la rivista online Dabiq, definivano quella copta come «Chiesa ostile». Dopo quella strage, il Presidente al-Sisi decretò sette giorni di lutto nazionale, e i caccia dell’aviazione egiziana bombardarono a stretto giro le postazioni jihadiste in Libia. 
  
Nessuna posa “persecuzionista” 

La Chiesa copta non ha mai nascosto o minimizzato le violenze e le discriminazioni subite da apparati di potere e gruppi militanti islamisti. La sua consistenza numerica – dai sette ai dieci milioni di fedeli – rende meno remissivi i suoi giovani, anche quando si tratta di difendersi fisicamente, nei villaggi e nelle aree urbane, dagli attacchi e dalle provocazioni dei clan islamisti. Nel contempo, soprattutto negli ultimi tempi, la leadership copta non ha concesso niente alle formule vittimiste e “persecuzioniste” che accompagnano le frequenti trasferte in Occidente di molti vescovi e Patriarchi mediorientali.  

Anche dopo le violenze e gli omicidi mirati subiti dai copti nel Sinai del Nord, il patriarca copto ortodosso Tawadros II ha voluto ridimensionare gli allarmismi sulla condizione dei cristiani in terra egiziana: in un'intervista televisiva, trasmessa lunedì 27 marzo dal canale satellitare Cbc, il primate della Chiesa copta aveva sottolineato che gli attacchi portati dai gruppi jihadisti colpiscono certo i cristiani egiziani, ma anche l'esercito, le forze di polizia e la magistratura. Tawadros aveva anche espresso apprezzamento per le relazioni armoniose tra Chiesa e istituzioni civili, rispondendo indirettamente alla critiche di eccessivo allineamento della Chiesa copta con il blocco politico-sociale che fa capo al Presidente Abdel Fattah al-Sisi.  

Lo scorso agosto, Tawadros aveva espresso pubblicamente la sua contrarietà alle dimostrazioni promosse in Usa da gruppi della diaspora copta per protestare contro le violenze settarie subite dalle comunità cristiane copte in varie aree del territorio egiziano. Il Patriarcato copto ortodosso aveva di fatto sconfessato il vasto programma di iniziative dimostrative messe in agenda soprattutto negli Usa sotto la bandiera della “difesa” dei cristiani in Medio Oriente. «Noi, in Egitto» aveva sottolineato il patriarca «sappiamo affrontare meglio i nostri problemi e i nostri contrattempi», e aveva fatto notare che «le circostanze attuali sono molto diverse da quelle di cinque o dieci anni fa, e non possiamo continuare a trattare con vecchi metodi gli eventi in via di evoluzione». 
  

IL MARTIRIO DEI CRISTIANI COPTI, UNA DELLE MINORANZE PIU' COLPITA DAL TERRORISMO ISLAMISTA IN NORD AFRICA E IN MEDIO ORIENTE IL MARTIRIO DEI CRISTIANI COPTI, UNA DELLE MINORANZE PIU' COLPITA DAL TERRORISMO ISLAMISTA IN NORD AFRICA E IN MEDIO ORIENTE Reviewed by Informazione Consapevole on aprile 09, 2017 Rating: 5

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