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Il Papa a Nord Corea e Usa: "La guerra ci distruggerà"

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Di Luca Romano
Durante il volo di ritorno dal Cairo, Papa Francesco ha chicchierato con i giornalisti e come sempre durante le sue "conferenze stampa in volo" ha toccato diversi argomenti.
Sul caso Regeni il Pontefice ha affermato: "Sono preoccupato. Dalla Santa Sede mi sono mosso, anche i genitori di Giulio Regeni me l'hanno chiesto. Non dirò come, ma ci siamo mossi". "Generalmente - riferisce - quando sono con un capo di Stato, in dialogo privato, quello rimane privato. A meno che d'accordo si dica diversamente. Credo - ribadisce - che se un colloquio è privato per rispetto si deve mantenere la riservatezza".

Poi il Papa ha parlato anche di politica internazionale e delle continue tensioni tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord: "Richiamo e richiamerò" gli Stati uniti e la Corea del Nord a lavorare per "risolvere i problemi percorrendo la strada della diplomazia". "Ci sono Paesi - afferma Bergoglio - che si offrono di essere mediatori, come la Norvegia ad esempio. La strada è quella del negoziato, della soluzione diplomatica". I "pezzi" della "guerra mondiale a pezzi" di cui parla dall'inizio del suo pontificato, aggiunge, "si sono concentrati in punti che già erano caldi. Io richiamo sempre a risolvere i problemi usando la chiave diplomatica, perché stiamo parlando del futuro dell'umanità. Oggi l'umanità non è capace di sopportare un'altra guerra terribile. Guardiamo ai Paesi che già la stanno vivendo, alla Siria, all'Africa, allo Yemen. Fermiamoci". Non manca nemmeno un accenno alla crisi che sta attraversando l'Unione europea: "E' vero che l'Europa è in pericolo di sciogliersi. Dobbiamo meditare su questo. Il problema che spaventa di più l'Europa è forse l'immigrazione. Non dimentichiamo che l'Europa è stata fatta da secoli e secoli di migranti. E' un problema che si deve studiare bene rispettando le opinioni. Serve una grande politica". Infine è tornato a parlare dell'emrgenza immigrazione e dei campi profughi: "E' vero, ci sono tanti campi per rifugiati che sono veri e propri campi di concentramento. Qualcuno in Italia, qualcuno in altre parti del mondo, ma non in Germania. Non era un lapsus". "Ho detto più volte che i più generosi dell'Europa - afferma - sono l'Italia e la Grecia, è vero sono i Paesi più vicini a quelli dai quali partono i migranti. Ma della Germania ho sempre ammirato la capacità di integrazione. Ci sono tanti turchi integrati che conducono una vita normale, ad esempio. Lei pensi a cosa significa essere chiusi e non poter uscire. Il solo fatto di essere chiusi senza fare niente è un lager. Ma non ha niente a che fare con la Germania".

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