SIRIA, I DUBBI SULLA STRAGE DI IDLIB: 'IL GAS TOSSICO NON LO HA SOLO ASSAD'

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Siria, "il gas tossico non lo ha solo Assad": gli altri possibili responsabili della strage


Di Gianandrea Gaiani

Quasi quattro anni dopo la strage con i gas a Ghouta un altro attacco con armi chimiche sembra poter influenzare gli sviluppi strategici della guerra in Siria. Come a Ghouta, anche il bombardamento di ieri di Khan Sheikhoun, nella provincia di Idlib, suscita perplessità sia circa il gas utilizzato sia circa la paternità dell'attacco attribuito, da ribelli e gran parte della comunità internazionale, a Damasco.
L' Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) ha reso noto ieri che i raid aerei siriani o russi con l' impiego di armi chimiche hanno provocato 58 morti, fra cui 11 bambini, e decine di feriti. Medici e attivisti hanno riportato che più tardi alcuni aerei hanno lanciato razzi sulle cliniche locali che stavano curando i sopravvissuti. La notizia sarebbe da prendere con le molle soprattutto perché l'Ondus è una ong con sede a Londra vicina ai ribelli cosiddetti "moderati" e le organizzazioni umanitarie nelle zone occupate dai ribelli non sono certo neutrali.
Hussein Kayal, un fotografo dell' agenzia pro-opposizione Idlib media center - Emc (erede dell' Aleppo media center che diffondeva le notizie dei qaedisti del Fronte al-Nusra), ha detto all' AP di aver trovato persone a terra paralizzate e con le pupille ristrette. Secondo Mohammed Rasoul, capo di un servizio d' ambulanza ad Idlib, i morti sarebbero 67 mentre l' agenzia Step news, anch' essa vicina ai ribelli, afferma che le vittime sono cento, tutte colpite da gas nervino Sarin. Il governo di Damasco ha più volte negato di far uso di armi chimiche e il suo arsenale (costituito come deterrente teso a bilanciare le armi atomiche di Israele) è stato ufficialmente smantellato dopo la strage di Ghouta in seguito alla mediazione russa e a cura dell' Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac).
Nel conflitto in Siria e Iraq vi sono stati diversi casi di impiego di aggressivi chimici e tossici quali yprite, cloro e nervini, armi in possesso anche a milizie ribelli, dallo Stato Islamico ai qaedisti ai salafiti che potrebbero impiegarlo (e probabilmente lo hanno già fatto) contro i civili per poter poi attribuirne la colpa a Damasco. Il comando siriano precisato che le forze armate «non hanno e non useranno mai questi materiali in nessun luogo o momento», aggiungendo poi che «ritiene responsabili per l' uso di sostanze chimiche e tossiche i gruppi terroristi e quelli che sono dietro a loro».
Al netto della propaganda di guerra resta inconfutabile che Damasco non avrebbe alcun vantaggio militare nell' impiegare armi chimiche. Specie a Idlib, ultima roccaforte dei ribelli jihadisti che hanno rifiutato il negoziato, assediata dalle truppe siriane. Una situazione senza speranze sul piano militare per i miliziani reduci dalla lunga battaglia di Aleppo, che potrebbe forse venire rovesciata proprio dallo sdegno internazionale suscitato dall' attacco chimico attribuito ai governativi.
Sorprende infatti che in un conflitto dominato da bugie e "fake news" la comunità internazionale non abbia atteso gli esiti di inchieste e ispezioni affidate a organizzazioni neutrali o non abbia ascoltato le perplessità di molti esperti circa gli eventi di Khan Sheikhoun prima di mobilitarsi subito contro Damasco.
Come ha fatto la Turchia (fin dal 2011 sponsor dei ribelli) accusando l' Occidente di ipocrisia nei confronti dei crimini di Assad. O come ha fatto l' Europa e soprattutto la Francia, la cui politica in Medio Oriente è ormai dettata dai petrodollari del Golfo, che ha chiesto per oggi la riunione d' urgenza del Consiglio di Sicurezza dell' Onu. 

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