Bosnia, Toni Capuozzo lancia un appello al ministro Lorenzin: "Facciamo operare Kemal in Italia"

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C'è ormai poco tempo, ma Toni Capuozzo non si è fatto scoraggiare imbracciando una campagna per aiutare il 25enne bosniaco Kémal. Circa vent'anni fa, a quasi sei anni un giudice italiano aveva ordinato di riportarlo in Bosnia, dopo che da bambino aveva frequentato un asilo italiano. Era arrivato in Italia proprio grazie a Capuozzo che lo aveva conosciuto durante la guerra dei primi anni '90. La madre di Kémal era morta sotto un bombardamento, lui a sette mesi aveva perso una gamba. Oggi quel bambino è un giovane gravemente malato, il giornalista Mediaset lo ha ritrovato durante un reportage nei Balcani e ha scoperto che da due anni sta lottando contro un tumore.
Capuozzo ha invocato l'aiuto del ministro della salute Beatrice Lorenzin perché prendesse a cuore la vicenda di Kental: "Ha bisogno di essere operato con urgenza, il medico dice entro un mese - ha scritto il giornalista Mediaset sulla sua pagina Facebook - perché un linfonodo minaccia il rene. Alla vigilia del ricovero a Sarajevo gli è stato detto che non è possibile operarlo qui. Con le carte, in Italia, ho parlato con qualche medico, per capire se fosse una pietosa menzogna: no, è un’operazione complessa, ma si deve e si può fare. Avrei voluto tenere questa storia nei confini del privato, per me e per Kemal, Ma ho parlato con ospedali italiani e non è possibile operarlo se il suo paese non assume l’impegnativa per le spese, in convenzione (e si tratta di spese fuori dalla portata di un singolo, altrimenti ci avrei pensato da me). Kemal è andato negli uffici preposti: no, questa operazione non la possono pagare. La sanità, qui, è alla frutta, negli ospedali mancano persino i guanti usa e getta. Torneremo alla carica, voglio premere e denunciare, ma tutti i miei amici qui sono pessimisti. Che cosa fare? Avrò bisogno dell’aiuto di tutti e di ciascuno di voi. Non soldi, ma la pressione perché un ragazzo di venticinque anni abbia il diritto di sperare".
L'invito di Capuozzo a tutti i suoi telespettatori e lettori è stato quello di sollecitare il ministero della Salute italiano, non solo con un fitto lancio di messaggi su Twitter diretto alla ministra, ma anche via email con questo testo: 

Gentile Ministro Beatrice Lorenzin,
Kemal ha 25 anni, vive in Bosnia e da due anni combatte contro un tumore. Ha bisogno di essere operato con urgenza perché un linfonodo minaccia il rene. Alla vigilia del ricovero a Sarajevo gli è stato detto che non è possibile operarlo lì. In Italia, invece, sarebbe possibile sottoporlo a un’operazione, certo difficile e complessa, ma che potrebbe salvargli la vita. Kémal aveva sette mesi quando è rimasto vittima con la madre dei bombardamenti. La madre è morta e Kémal ha perso una gamba. Toni Capuozzo, che in quel periodo era a Sarajevo come inviato, lo ha portato in Italia prima che cominciasse a camminare, perché iniziasse a farlo con una protesi Lo ha fatto curare e lo ha tenuto con la sua famiglia fino a quando ha compiuto 5 anni. Grazie all’aiuto e le cure che ha ricevuto in Italia Kemal ha potuto avere una vita normale, studiare e crescere. Ora il destino gli impone una nuova prova. Questo ragazzo ha bisogno urgente di aiuto. Le chiedo di fare in modo che possa essere operato in Italia mettendo in atto tutte le procedure necessarie. 
#hope4kemal.

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