Bugie e verità sull’omicidio Mattei


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"Il caso Mattei. Le prove dell’omicidio del presidente dell’ENI – Dopo bugie, depistaggi e manipolazioni della verità" di Vincenzo Calia e  Sabrina Pisu, Chiarelettere, Milano 2017, pp. 361 

Di Angelo Dondi


Il valore di alcuni libri consiste nella loro evidente diversificazione dalla pubblicistica corrente, quantomeno per la serietà della loro impostazione. E’ il caso di questo volume di Vincenzo Calia e Sabrina Pisu che, al di là del pressoché inevitabile coinvolgimento derivante dagli argomenti trattati, si segnala anche per alcuni meriti peculiari. Colpisce anzitutto, una particolare cura stilistica, che ne rende molto agevole la lettura, ma anche un’organizzazione davvero interessante della tematica attraverso un impianto complessivo caratterizzato -come anche si dirà- da una capitolazione stretta e da una titolazione in sé stimolante e inevitabilmente lontana dal modo spesso pomposo e accademicamente burocratico di molte ricerche sulla storia italiana recente. 

Articolato in due parti rispettivamente attribuibili ai due autori, “Il caso Mattei” ci conduce all’interno di una delle più significative vicende del nostro secondo ‘900. In effetti, come poche altre (ad esempio: due tentativi di golpe, alcuni attentati dinamitardi, l’assassinio di un poeta e il “caso Moro”), l’eliminazione di Enrico Mattei risulta al contempo del tutto emblematica -e forse anche esplicativa- dei caratteri tipici della vita politica, ma non solo, della cosiddetta prima repubblica. Di questa tragedia e della sua centralità rispetto agli accadimenti di quel periodo storico il lavoro di Calia e Pisu non si limita cronachisticamente a dare conto, ma fornisce un’analisi tanto approfondita e ben documentata da sciogliere definitivamente incertezze e dubbi residui. 

La qualità della documentazione riguardante gli accadimenti del 27 ottobre 1962, come pure la profondità della relativa analisi, hanno qui un’occasione e un’origine del tutto specifica nell’indagine giudiziaria realizzata a partire dal 1994 appunto da Vincenzo Calia, all’epoca sostituto procuratore a Pavia. I risultati di quell’indagine costituiscono evidentemente la trama di fondo della prima parte de “Il caso Mattei”. Tuttavia, occorre subito dire che questa parte, icasticamente intitolata “L’inchiesta di Pavia”, pur prendendo le mosse dalla lunghissima inchiesta Mattei, nella sua suggestiva articolazione non si limita affatto a ripercorrere tel quel lo svolgimento di tale indagine. 

Non si può fare a meno di notare come la scansione dei temi di questa prima parte -dovuta a Vincenzo Calia- segnali un approccio decisamente originale. L’impostazione scelta è qui propriamente letteraria, e in quanto tale appunto descrittiva di eventi organizzati all’interno di una vera e propria trama. In altri termini, qui l’autore imbastisce il racconto del “Caso Mattei” procedendo per momenti topici la cui scelta è già in sé progressivamente esplicativa delle ragioni all’origine dell’attentato del 1962. 

Tipicamente letteraria appare, in effetti, l’occasione di questo racconto tanto tragico quanto reale; ossia, il rinvenimentouizio “di alcune carte degli anni Cinquanta e Sessanta, provenienti da una villa del Chianti” nelle quali Enrico Mattei è catalogato come “sciagura nazionale” essenzialmente in ragione di suoi comportamenti percepiti come pericolosamente incontrollabili oltre che in contrasto con altri imponenti ed estesissimi interessi (pp. 18-20). E certo incalzante come in un romanzo poliziesco di qualità è la progressione verso l’accadimento del 27 ottobre 1962, che viene fatta precedere da tre densi capitoli di ricostruzione del clima di intimidazione, disqualification e minacce che riguarda la figura di Mattei negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso. In effetti, dalle pagine di Vincenzo Calia gli indizi del pericolo incombente su di un uomo troppo scomodo e le prove della sua eliminazione a lungo programmata emergono con una chiarezza tuttora inquietante, dando conto di un complotto a tutti gli effetti molto ramificato e complesso; come anche dimostrato dai molti, e spesso tragici, eventi successivi. All’interno di questo impeccabile stile di ricostruzione si colloca del resto appieno anche il resoconto del fatto proprio dell’attentato nel quarto capitolo intitolato “Le ultime ore di Mattei” (pp. 58-70). E ciò in ragione dei numerosi oltre che non del tutto chiariti appuntamenti e incroci con varie personalità (politiche, affaristiche e, talvolta al contempo, criminali) che vengono segnalati caratterizzare proprio le ore precedenti l’ultimo volo del presidente dell’ENI. Di qui le ipotesi ricostruttive e la vicenda dell’indagine giudiziaria propriamente concernente la riapertura dal 1994 di quelle che nel libro vengono definite “Le nuove indagini” sul caso Mattei da parte della Procura di Pavia, nella persona appunto dell’allora sostituto procuratore Vincenzo Calia. 

Invero, è questa la parte del libro che più direttamente riflette l’effettivo percorso iniziale dell’indagine giudiziaria, non a caso qui descritto in prima persona dall’autore all’interno di una ricostruzione costantemente giocata sul duplice registro diacronico del riferimento sia all’epoca del disastro di Bascapé del 1962 sia agli accertamenti in vari modi effettuati dallo stesso Calia specie fra il 1995 e il 1997. Ed è in questa parte che viene documentata in maniera inequivocabile la vasta opera di mistificazione della realtà dei fatti in questione. Una “scia di depistaggi” decisamente estesa, oltre che sul piano squisitamente temporale anche per le sue articolate ramificazioni in avvenimenti che vedono il coinvolgimento di numerosi personaggi di grande rilievo nella socio-politica italiana della seconda metà del secolo ventesimo. In base a quanto emerso dalle indagini di Vincenzo Calia, che ciò sia è ormai sicuramente attestato dall’incrociarsi dell’inchiesta oggetto de “Il caso Mattei” con l’eliminazione -oltre a molti altri- di Mauro de Mauro nel 1970 e, a cinque anni di distanza, di Pier Paolo Pasolini, fondamentalmente per avere entrambi “scoperto qualcosa di eccezionalmente rilevante relativamente alla morte di Enrico Mattei” (pp.101-113). 

Come noto, l’obiettivo dell’individuazione dei colpevoli dell’omicidio di Enrico Mattei e degli altri due passeggeri dell’aereo precipitato a Bascapé nell’ottobre del 1962 non trova effettiva realizzazione nell’inchiesta chiusa dal sostituto procuratore Calia nel marzo 2003. Non così per la ricerca della verità riguardo agli accadimenti oggetto dell’inchiesta; una verità non giudiziaria ma sostanziale, se non assolutamente oggettiva. Infatti, pure se non in grado di “sostenere richieste di rinvio a giudizio”, da un’indagine tanto ampia e seriamente approfondita si può ben ritenere emergano “elementi fondamentali [di] cognizione di causa […] nel rispetto della verità accertata” (p.157). E’ a questo riguardo che appaiono ampiamente e forse definitivamente esplicative le considerazioni svolte nel capitolo conclusivo della prima parte de “Il caso Mattei”, intitolato “Eugenio Cefis, l’onorato presidente”. E a dispetto di ogni banalità appare inevitabile concludere che, insieme alle poche e lapidarie constatazioni finali contenute nel postscript “L’attentato a Mattei non è un’opinione”, queste considerazioni per certo costituiranno anche per il futuro un documento di immenso interesse per la ricomposizione del complesso quadro indiziario all’origine dell’attentato a Mattei. 

Ma esiste, in collegamento con ciò, un altro aspetto di interesse e di profonda apprezzabilità del lavoro svolto da Calia in questa prima parte del libro, e in ogni caso da “Il caso Mattei” nel suo complesso. Si tratta di un contributo essenziale che qui e in tal modo viene reso alla memoria e alla cultura nazionale sotto il profilo della conoscenza di fatti davvero fondanti la nostra storia recente. In altri termini, un vero e proprio servizio di chiarificazione, tale da attestare circostanze in maniera del tutto definitiva e da sbarazzare tutte le eventuali “ombre” virtualmente residue (come invece ancora di recente in Crainz, Storia della Repubblica – L’Italia dalla liberazione a oggi, 2016, p. 68) su uno snodo essenziale anche della nostra contemporaneità. 

Si tratta del resto di circostanze che nella seconda parte del libro, dedicata ai riscontri nella stampa italiana del clima di sostanziale negazione della verità che circonda l’accadimento dell’ottobre del 1962, trovano ampia conferma e ulteriore verifica. E’ in questa parte -davvero pour cause intitolata “La stampa e i suoi burattinai”- che Sabrina Pisu analizza il lunghissimo fenomeno di mistificazione che concerne tale evento; un fenomeno protrattosi per vari decenni e che vede coinvolti molti dei nostri principali organi di informazione. E si deve subito dire che ciò che si è saputo di questa vicenda -o, piuttosto, ciò che si è voluto far sapere al precipuo fine di nascondere la verità- diventa a sua volta un racconto altrettanto coinvolgente per il lettore che la ricostruzione realizzata da Calia dell’inchiesta da egli stesso svolta. 

A ciò contribuisce indubbiamente una documentazione organizzata in capitoli la cui titolazione accattivante, mentre evidenzia il tocco da giornalista di razza di Sabrina Pisu, riesce a evocare l’estensione dell’intricato côté mediatico del complotto. Un quadro nel quale, per un verso, gli organi di informazione (a vari livelli, dal principale quotidiano nazionale, al più famoso giornalista italiano dell’epoca, fino alla stampa scandalistica mossa da prevalenti obbiettivi di ricatto politico) costituiscono le principali dramatis personae di questa ramificazione della tragedia dell’ottobre 1962. Ma nel quale, per altro verso, risulta inequivocabilmente chiaritocome anche in altri modi sia stata realizzata (essenzialmente intervenendo -l’espressione intende essere neutra- per impedirne la scopertura) la manomissione della verità. E ciò che in definitiva oggi soprattutto rileva è la documentazione che, attraverso l’esame tanto di questi interventi che degli atteggiamenti dell’informazione riguardo alla vicenda Mattei, il libro fornisce del durissimo scontro politico svoltosi davvero senza esclusione di colpi all’interno della stessa maggioranza di governo nell’Italia del secondo dopoguerra. 

L’ormai molto ampia distanza temporale dal contesto socio-politico di quell’epoca non diminuisce ma aumenta l’interesse di questa ricostruzione. Da essa emergono, infatti, aspetti radicati di un “carattere nazionale” italiano tuttora esistente e alla base di un’etica sociale molto lontana quantomeno dagli standard europeo-continentali in termini di rispetto sia della nozione di servizio pubblico -emblematicamente Mattei è stato un public servant- sia della verità. Invero, è principalmente per questa sua sorta di attualità profonda e pesante che, si ribadisce, “Il caso Mattei” in qualche misura costituisce un libro a sé. Un’anomalia che del resto risiede anche in un altro elemento profondamente caratterizzante il libro, specie per quanto concerne la prima parte e l’approccio adottato a questo riguardo dal suo autore, Vincenzo Calia. 

Costituisce, in effetti, un’anomalia la circostanza che la ricostruzione contenuta in questa parte “faccia storia”; ma lo faccia storicizzando ex post sulla base di quanto nell’immenso materiale raccolto nel corso di un’inchiesta giudiziale. In ciò Vincenzo Calia sembra essersi mosso per così dire in una direzione inversa rispetto all’uso di molti giudici inquirenti di attribuire già all’inchiesta giudiziale un obbiettivo, in larga misura “ulteriore” alla sua peraltro altissima funzione processuale, di ricostruzione propriamente storica dei fatti oggetto di indagine. Utilizzando molto impropriamente la famosa endiadi “il giudice e lo storico” di Piero Calamandrei, si potrebbe dire che invece in questa circostanza il giudice -pervenendo alla scopertura dei fatti dell’inchiesta a stretti fini giudiziari- ha fatto prima e molto bene il giudice inquirente e dopo, molto dopo, lo storico. 

Qui, in altri termini, alla ricostruzione storica si è arrivati non programmandola fin dall’inizio dell’inchiesta, ma per occasioni o urgenze successive alla chiusura dell’inchiesta stessa (anche se, per converso, appare ovvio che ciò sia stato realizzabile non per caso ma proprio in ragione della rigorosa e serissima metodologia di ricostruzione adottata a fini strettamente giudiziari nel corso dell’inchiesta). E appunto in prospettiva storica, piuttosto che la mancata individuazione specifica in sede giudiziale dei soggetti mandanti o implicati nell’omicidio Mattei, ciò che rileva soprattutto e rende davvero importante questo libro è che questa pagina della nostra storia d’ora in poi non potrà più essere mistificata.  

* professore ordinario di Diritto processuale civile nell’Università di Genova

(2 maggio 2017)
 

Fonte:http://temi.repubblica.it/micromega-online/bugie-e-verita-sull%E2%80%99omicidio-mattei/

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