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Carne rossa, altra stroncatura dal “British Medical Journal”

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Di Fabio Di Todaro

Sarà un altro boccone duro da digerire, per gli amanti della fiorentina e delle polpette. Suona un nuovo campanello d’allarme per la carne rossa. Secondo uno studio statunitense pubblicato sul «British Medical Journal» , consumi eccessivi risulterebbero collegati a un tasso di mortalità complessivamente più elevato, le cui cause andrebbero ricercate innanzitutto in nove condizioni: tumori, malattie cardiache e respiratorie, ictus, diabete, infezioni, demenza di Alzheimer, patologie renali ed epatiche croniche.  

Le conclusioni non sono nuove, dopo quelle diffuse un anno e mezzo fa dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro e a seguire dall’Associazione Italiana di Epidemiologia. Ma vista l’ampia ricaduta sui consumatori, è lecito attendersi un fuoco di fila di repliche: con nutrizionisti e produttori pronti a prendere le difese delle carni italiane. 


Lo studio in copertina sul «British Medical Journal»  
L’ultima prova che pone in relazione l’eccessivo consumo di carni rosse e trasformate con l’aumento della mortalità giunge dal National Cancer Institute di Bethesda. Gli epidemiologi - al cui lavoro il «British Medical Journal» ha dedicato la copertina dell’ultimo numero, riportata accanto - hanno passato in rassegna i dati già raccolti per una precedente indagine di popolazione, condotta osservando oltre cinquecentotrentamila adulti statunitensi (50-71 anni). Basandosi sui questionari alimentari da loro compilati, hanno stimato i consumi di carni rosse, bianche e trasformate: oltre che di singoli micronutrienti (ferro) e additivi (nitriti e nitrati). La proporzione, una volta messi in grafico i dati raccolti, è parsa evidente: al crescere dei consumi di carne rossa, aumentava il numero dei decessi. Una relazione lineare che il gruppo di scienziati statunitensi ha osservato suddividendo il campione di persone osservate in cinque fasce: a seconda del quantitativo di carne consumata settimanalmente.  

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