Francia, Macron nomina primo ministro il sindaco di Le Havre

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Di Leonardo Martinelli

Sarà Edouard Philippe, deputato dei Repubblicani, il partito neogollista, e sindaco di Le Havre, il primo ministro di Emmanuel Macron. Dopo un’attesa estenuante, fin dal primo mattino (riflesso di qualche indecisione e difficoltà), il nome è stato reso noto finalmente all’inizio del pomeriggio: una decisione d’altra parte annunciata, perché si prevedeva che il neopresidente avrebbe scelto qualcuno di destra e al tempo stesso moderato e conciliante con la gauche. Non c’erano così tante possibilità. 

46 anni, personaggio atipico, durante la campagna delle presidenziali aveva tenuto una rubrica su Libération, il quotidiano simbolo della sinistra parigina. E lì, profetico, aveva scritto che « Macron dovrà uscire dal faccia a faccia confortevole e istituzionalizzato dell’opposizione destra-sinistra per costituire una maggioranza di nuovo tipo ». Ecco, adesso toccherà a lui. Philippe ha vari elementi in comune con Macron : praticano entrambi la boxe. E soprattutto sono il prodotto delle grandes écoles francesi, Ena compresa (altro che lo spirito anti-sistema propugnato a più riprese da Macron). Il sindaco di Le Havre parla tedesco ed è un ammiratore di Winston Churchill. Sicuro di sé (forse troppo), non manca di un certo senso dell’humor. 

Si avvicinò ad Alain Juppé fin dall’inizio degli anni Duemila, anche se si definisce « più liberale di lui ». Il nonno era scaricatore al porto di Le Havre e lui è figlio di due professori di francese. È sindaco dal 2010 della sua città, che fino alle metà degli anni Novanta era stata governata ininterrottamente dai comunisti e poi, comunque città popolare nell’anima, da una destra « illuminata ». Con lui, Le Havre, nonostante la sua architettura fredda e di cemento, ricostruita dopo la seconda guerra mondiale, è diventata centro culturale e addirittura destinazione turistica.  

Durante le ultime presidenziali, Philippe ha prima appoggiato Juppé alle primarie del centro-destra e ha poi abbandonato François Fillon a metà corsa, quando è emerso lo scandalo del Penelopegate. Non è chiaro come i Repubblicani, che si stanno preparando alle legislative (il primo turno è l’11 giugno) sotto la guida di François Baroin, prenderanno la sua decisione di passare dalla parte di Macron. Non è escluso che sia espulso. L’elettorato di destra sarà determinante alle prossime consultazioni e Macron aveva bisogno di un premier di quello schieramento, ma capace di « parlare » con la sinistra. La sua speranza è anche quella di determinare un’implosione della destra, la stessa che già sta provocando nella sinistra, tra i socialisti. Ma va sottolineato che le defezioni dei Repubblicani a suo favore sono state finora ben poche. Bisognerà vedere se Philippe aprirà un varco in questo senso. Il sindaco di Le Havre, anche se stimato, soprattutto per la gestione dela propria città, non è comunque un personaggio di spicco del suo partito. 

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