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Manchester, il segnale ignorato dall'imam: "Abedi non condannava l'Isis"

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Di Giuseppe De Lorenzo
In molti si chiedono come sia successo. Ovvero quando Salman Abedi, il kamikaze ha ha trucidato 22 ragazzi a Manchester, abbia deciso di intraprendere la via che porta al jihad.
E soprattuto come sia stato possibile che nessuno della nutrita comunità libica locale abbia solo per un secondo sospettato di lui. Visto che le avvisaglie c'erano tutte.
Nato nel 1994 in Gran Bretagna da genitori profughi libici, Abedi viveva a Manchester con il fratello maggiore. I genitori, Samia Tabal e Ramadan Abedi, due profughi fuggiti dal regime di Gheddafi, erano tornati in Patria portandosi dietro la sorella e l'altro fratello minore. I figli maggiorenni no. Salman e Ismail (forse il 23enne arrestato ieri a Elsmore Road) erano rimasti nel Regno Unito. Più volte, raccontano i vicini, esponevano la bandiera libica dal balcone. Ma nessuno ha mai pensato che dietro si potesse nascondere il vessillo del Califfato dell'Isis. Eppure era solito "recitare preghiere islamiche ad alta voce in strada". Come a ostentare una fede così radicata da portare al sacrificio estremo.
Moro, barba in crescita e diversi viaggi avanti e indietro dalla Libia. "Un tipo strano. Abbastanza solitario, poco visibile, tranne negli ultimi tempi che era più spesso con amici e rientrava tardi la sera", dicono alcuni. In realtà nel quartiere lo conoscevano bene. Lì vivono ancora i cugini, che però si sono barricati in casa. Anche in moschea sapevano chi fosse e durante le preghiere comunitarie aveva già mostrato segni di radicalismo.
A raccontarlo al Guardian è stato Mohammed Saeed, guida religiosa della moschea di Didsbury, centro islamico dove la sorella del jihadista aveva trovato un piccolo lavoretto. "Nel 2015 - ricorda - stavo facendo un sermone duro contro l'Isis. Quasi tutti i presenti, circa 2mila, era d'accordo con me. Tranne un gruppetto di ragazzi". Tra loro c'erano Salman e Ismail Abedi. Alcuni fedeli firmarono addirittura una petizione di critica nei confronti dell'imam. "Salman mi guardò con tale odio - aggiunge Saeed - che qualcuno si preoccupò per me". Due anni dopo ha compiuto una strage.
Ora viene da chiedersi cosa abbiano fatto l'imam e la comunità islamica locale per impedire che avvenisse. I vicini e i parenti hanno denunciato la deriva radicale presa da Salman? Quello di Manchester, infatti, non è il primo caso di realtà musulmane troppo deboli nel condannare o ostacolare i terroristi: coperture, silenzi, miliziani nascosti in quartieri a maggioranza islamica e via dicendo.
Pare che i genitori avessero informato Londra della pericolosità del loro figlio. Anche perché a Manchester la comunità libica ha creato più di un grattacapo alle forze dell'ordine. Il caso più famoso è quello di Abdalraouf Abdallah, 24enne condannato a 9 anni di carcere con l'accusa di finanziamento al jihadismo internazionale. Abdallah aveva aiutato molti fanatici dell'Isis a raggiungere la Siria per combattere al fianco delle bandiere nere. Secondo un amico di famiglia, citato dal Guardian, Abdalraouf avrebbe avvicinato anche Salman Abedi per iniziarlo al jihad. Senza che né l'imam né gli altri presenti cogliessero quel segnale di radicalizzazione del 2015. Quando Salman già dimostrava di apprezzare il vessillo nero. Simbolo di morte.

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