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Terra e sovranità: quei pezzi di mondo che non rivendica nessuno

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Un lembo di terra che non vuole nessuno. È il Triangolo di Bir Tawil, un’area di 2.060 km quadrati al confine tra Egitto e Sudan. Non appartiene né all’Egitto né al Sudan e nessuno lo rivendica.
I motivi sono due. Il Triangolo di Bir Tawil non è interessante. È una distesa desertica, spoglia e priva di risorse. E – secondo motivo – rivendicarne il possesso, a causa di una vecchia contesa risalente al 1899, avrebbe delle implicazioni pesanti. Sigificherebbe rinunciare al controllo del Triangolo di Hala’ib, anche questo (poco più a Est) sul confine tra Egitto e Sudan – ma molto più utile dal punto di vista strategico ed economico. E allora i due Paesi, come due ciclisti in fuga, stanno in surplace. Nessuno fa la prima mossa.
Come al solito, la colpa di tutto questo è da attribuire agli inglesi. All’epoca in cui Egitto e Sudan erano due colonie britanniche, decisero nel 1899 di tracciare il confine (con il righello) tra i due Stati. Bir Tawil, secondo questo primo tracciato, apparteneva al Sudan e Hala’ib all’Egitto. Pochi anni dopo ci ripensarono e fecero uno scambio: Bir Tawil diventa Egitto e Hala’ib diventa Sudan. Una questione da poco che, finché durò la dominazione coloniale, non interessò nessuno. Ma quando i due Paesi divennero indipendenti, suscitò la disputa: ora l’Egitto rivendica autorità su Hala’ib, in base alla mappa del 1899. Il Sudan lo ignora, basandosi invece sul nuovo confine del 1902. Chi ha ragione? Nessuno. Chi ha torto? Gli inglesi.
Nel frattempo non sono mancati buontemponi che, approfittando dello status di “terra di nessuno” del Triangolo di Bir Tawil, lo hanno rivendicato come proprio. Sono nati così, dalle fantasie un po’ esagerate di qualche adolescente, l’impero di Nico Kaikkonen I, o il regno di re Daniele I di Danielelandia. Alcuni hanno perfino redatto una costituzione. Perché ci sono sempre ragioni serie per non volere una cosa, ma anche altre molto stupide per desiderarla.

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