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STORIA- Costantino: Salvatore o Distruttore dell’Impero Romano?

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Costantino: Salvatore o Distruttore dell’Impero ?


Di Davide Montingelli
E’ molto difficile per me stilare un profilo di questo imperatore: le contraddizioni e le ambiguità nelle fonti, il peso della tradizione cristiana, che lo celebra come caposaldo della Fede, e l’ostilità storiografica prevalentemente illuminista (vedasi su tutti lo storico inglese Edward Gibbon), che lo marchia come infame della storia, fanno di questo compito un’ardua impresa. 
Tutti siamo abituati a vedere un imperatore romano come un qualcuno che ha un potere vasto, quasi sconsiderato.
Ben pochi però riflettono sul fatto che Costantino rimase per un tempo limitato Imperatore unico (324-337), e per gran parte della sua vita dovette continuamente mostrare e dimostrare il suo potere, per di più con la forza. Pochi sanno inoltre che Costantino fu uno dei migliori comandanti militari di cui Roma poté disporre.
Fatta questa premessa arriviamo alle fonti: per Eusebio Costantino era il santo portatore della politica cristiana nell’Impero romano, il rappresentante di Dio sulla terra; per Zosimo, Costantino era un innovatore pericoloso e il distruttore della tradizione romana. Tra gli storici di oggi alcuni lo raffigurano come un cristiano determinato, mentre altri lo vedono come un monoteista adoratore del Sole, o al massimo un sovrano tollerante sfruttato da alcuni vescovi cristiani senza scrupoli. Le valutazioni sul suo potere e sulla sua influenza dipendono non solo dalle interpretazioni divergenti delle fonti, ma anche dalle inclinazioni e dai pregiudizi dei diversi autori.
E’ indubbio che la politica di Costantino abbia favorito il cristianesimo. Tuttavia, egli era ben lontano dall’essere l’unico o il primo, a dichiarare la tolleranza per i cristiani. Galerio lo aveva fatto di recente, nel 311, e lo stesso Massenzio aveva messo in atto una politica simile molto prima, tanto da richiedere un’attività quasi furiosa da parte dei pubblicisti di Costantino quando quest’ultimo decise di condurre una campagna contro di lui.
Costantino realista
Probabilmente il progetto politico di Costantino di tollerare il Cristianesimo, non fu necessariamente frutto di una vera conversione. Senza dubbio ci fu una presa di coscienza del fallimento della persecuzione contro i cristiani scatenata da Diocleziano. La sconfitta aveva dovuto persuadere Costantino che l’Impero aveva bisogno di una nuova base morale che la religione tradizionale era incapace di offrirgli. Trasformare insomma la forza potenzialmente disgregante delle comunità cristiane, dotate di grandi capacità organizzative oltre che di grande entusiasmo, in una forza di coesione per l’Impero. Una mossa tutt’altro che buonista, ma basata su una scienza politica quasi machiavelliana. L’importante ruolo ricoperto da Costantino nell’ambito cristiano (ad esempio tramite la convocazione di concili, costruzione di nuove chiese etc.) non deve oscurare il fatto che Costantino svolse funzioni analoghe nell’ambito di altri culti. Egli infatti mantenne la carica di Pontifex Maximus della religione pagana; carica che era stata di tutti gli imperatori romani a partire da Augusto. E lo stesso fecero i suoi successori cristiani fino al 375. Lo storico Burckhardt a tal proposito afferma «Mentre egli e sua madre abbelliscono la Palestina e le grandi città dell’impero di sfarzosissime chiese, nella nuova Costantinopoli egli fa costruire anche dei templi pagani. Due di questi, quello della Madre degli dèi e quello dei Dioscuri, possono essere stati semplici edifici decorativi destinati a contenere le statue collocatevi come opere d’arte, ma il tempio e la statua di Tuché, personificazione divinizzata della città, dovevano essere oggetto di un vero e proprio culto.»
Conclusioni
Costantino fu senz’altro cruciale per l’avvenire del Cristianesimo, molto più di quanto qualsiasi suo contemporaneo avrebbe potuto pensare. Fede o no, il suo fu senza dubbio un progetto di una razionalità politica non comune. Anche se la sua figura continuerà nella storia ad essere ammantata da un alone di ambiguità, personalmente, politicamente parlando, non ritengo Costantino ne un santone, ma nemmeno una disgrazia. Un incredibile stratega e un gran faccendiere che si mosse secondo le contingenze che i tempi gli presentarono.

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